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Personaggi Illustri

Ultima modifica 17 luglio 2019

Luigi Russolo (Portogruaro 1885 – Cerro di Laveno 1947) 

Luigi Carlo Filippo Russolo nasce a Portogruaro il 30 aprile 1885 nel palazzo Altan-Venanzio ora sede del Centro Culturale-Biblioteca,  dove il padre Domenico, organista del Duomo,  aveva in uso una stanza al piano terra come abitazione.

Nel 1901, dopo gli studi ginnasiali,  il  giovane Russolo raggiunge la famiglia che nel frattempo si era trasferita a Milano e si trova così a respirare l’atmosfera di una città aperta alle trasformazioni culturali e artistiche  del nuovo secolo.

Pur rimanendo sempre vivo in lui  l’interesse musicale proveniente dall’ambiente familiare (oltre al padre anche i due fratelli maggiori sono musicisti, entrambi diplomati al Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano), sceglie dapprima  la pittura e l'incisione e nel 1909 esordisce nella mostra annuale del Bianco e Nero alla Famiglia Artistica di Milano con un gruppo di acqueforti di sapore simbolista.

A Milano  Russolo conosce Carlo Carrà e Umberto Boccioni con il quale resterà legato da profonda amicizia. Nel febbraio del 1910 incontra Filippo Tommaso Marinetti e aderisce al Manifesto Futurista che  propugna   il superamento  dei vincoli  accademici invitando gli artisti a ricercare un percorso individuale  improntato  al dinamismo e alla creatività.

La ricerca pittorica di Russolo si apre  quindi a forme inedite, a infinite suggestioni e possibilità innovative che lo porta, nel 1910, a partecipare alla stesura del Manifesto della Pittura Futurista con Boccioni, Carrà, Balla, Severini.

Con gli amici futuristi Russolo diventa uno degli esponenti più attivi del Movimento: frequenta  le animatissime e spesso turbolente Serate Futuriste e partecipa alle esposizioni organizzate  in Italia e all'estero. Si rivela subito come uno degli artisti più interessanti per la ricerca di un’arte tesa all’esplorazione delle dinamiche dell'inconscio e dello spirito, ricerca che lo accompagnerà fino alla morte.

Sono di quegli anni le opere: Ricordi di una notte, La musica, entrambe del 1911; Solidità nella nebbia del 1912; Sintesi plastica dei movimenti di una donna del 1913; Dinamismo di un'automobile e Case + luce + cielo, del 1912-13; Linee-forza della folgore del 1912.

Ma sarà la musica, influenza  mai sopita dell’ambiente  familiare, a determinare la  svolta più importante nel futuro creativo dell'artista. Nel  1913 inizia la collaborazione con la rivista Lacerba pubblicando  alcuni scritti  musicali dove espone le sue nuove, rivoluzionarie teorie  pubblicate poi nel  manifesto L'arte dei Rumori. Dedicato  al maestro futurista Francesco Balilla Pratella,  il manifesto dichiara  la possibilità di una musica senza melodia, con l’uso dei rumori come mezzo per realizzare la  simultaneità in questa forma d’arte. Nello stesso anno,   insieme all'amico Ugo Piatti, Russolo  realizza i primi   Intonarumori,  una serie di strumenti divenuti  celebri. Ululatori, Rombatori, Crepitatori, Stropicciatori,  Scoppiatori,  Gorgogliatori,  Ronzatori,  Sibilatori, ecc.,  secondo il rumore emesso,  i nomi  delle varie tipologie di questi strumenti, che  diventano  parte essenziale della poetica futurista anche  perché  ben si accompagnano alle parole in libertà.  Più tardi, per ragioni pratiche,  riunisce  i diversi timbri degli Intonarumori in un solo strumento, il Rumorarmonio. Al perfezionamento dello strumento, che viene brevettato come peraltro gli intonarumori, contribuisce anche il compositore  Edgar Varèse.

Russolo lavora per diversi anni agli Intonarumori che nel 1921 raggiungono il numero di 27. Considerati opere d’avanguardia, vengono  esposti alle grandi Esposizioni Internazionali di Berlino e di Chicago.

Vengono  usati per la prima volta nel 1914 nell’opera  di Francesco Balilla Pratella L’Aviatore Dro. Ma è  il 21 aprile 1914 che Russolo dirige, al Teatro Dal Verme di Milano, il suo Primo Concerto Futurista per Intonarumori  che riscuote  una reazione ostile  e violenta alla quale Russolo reagisce  con altrettanta veemenza futurista, schiaffeggiando in pubblico il critico musicale Cameroni. Fra il pubblico vi sono  anche Stravinskij e Diaghilev.

Nello stesso anno in tutta Italia iniziano  le manifestazioni interventiste che vedono  fra gli animatori anche i Futuristi che inneggiano alla guerra come sola igiene del mondo.
Nel 1915 Russolo si arruola  nel Battaglione Volontari Ciclisti Lombardi con gli amici futuristi Funi, Boccioni, Sant’Elia, Sironi. Il 10 Novembre 1915 diventa Tenente al merito presso il Vo Battaglione Alpini del Brenta.

L’anno dopo è veramente tragico per il gruppo dei futuristi. I due artisti più geniali, Boccioni e Sant’Elia muoiono, il primo  per una caduta da cavallo, l’altro in combattimento. Per Russolo è però un anno speciale  perché viene  pubblicato il suo volume L’arte dei Rumori che diventa il più  importante testo  di riferimento  per il  rinnovamento della musica.

Nel 1917, in seguito a una ferita alla testa subita  in combattimento sul Monte Grappa, l’artista passa da un ospedale militare all’altro. Il suo comportamento in guerra gli  vale  una medaglia d’argento al Valor Militare.

Dopo la Guerra  l'artista riallaccia i rapporti internazionali e nel giugno del 1921 è a Parigi per tre concerti al Théâtre des Champs Élysées dove vengono  eseguite alcune sue composizioni con 27 intonarumori inseriti in un complesso orchestrale diretto dal fratello Antonio. Alla prima del concerto, che viene  disturbato dalla gazzarra inscenata da un gruppo di dadaisti capeggiati da Tristan Tzara, sono presenti alcuni importanti compositori tra i quali: Stravinsky, Ravel – che si dichiara assolutamente entusiasta – Casella, Honegger, De Falla, il poeta Paul Claudel, il coreografo Sergej Djagilev e il pittore Piet Mondrian, il quale dedica agli intonarumori un lungo articolo sulla rivista De Stijl.

Nel  1926 Russolo espone  alla Biennale di Venezia, dove presenta l'opera Impressioni di Bombardamento. Dal 1928 al ‘31 è a Parigi dove  si dedica anche a musiche da film. Dopo un breve periodo in Spagna, si ritira a Cerro di  Laveno, sul Lago Maggiore, con la moglie Maria Zanovello. Qui riprende a dipingere realizzando opere in uno stile da lui stesso definito  classico-moderno dove, senza alcun  compiacimento estetico, sono ben visibili le sue riflessioni estetico-filosofiche  che nel 1938 confluiscono nel libro Al di là della materia. Fra il ’42 e il 47, anno della morte a Cerro di Laveno, produce oltre cento opere pittoriche.

Nel 2015, al Centro Culturale-Biblioteca a palazzo Altan-Venanzio, è stato inaugurato lo spazio espositivo permanente CASA RUSSOLO dove sono ospitate le opere di Russolo di proprietà del Comune di Portogruaro e altre opere in comodato d'uso da privati.

La ricostruzione degli intonarumori

Gli intonarumori andarono tutti distrutti nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. 
Nel 1977 Wladimiro Dorigo, allora direttore dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, volle riportare in uso gli strumenti musicali futuristi perduti per la Mostra Russolo/L’arte dei rumori 1913-1931.
La ricostruzione degli intonarumori inizia quell'anno ad opera di Pietro Verardo che parte dalle indicazioni contenute nel brevetto n° 142066, depositato l’11 gennaio 1914 all’ufficio brevetti di Milano, arrivando a realizzare quattro intonarumori che vengono usati anche in un concerto di musiche futuriste nelle sale della Mostra.
Nel 2002 Pietro Verardo, sulla scorta di nuova documentazione, ha ripreso la ricostruzione di altri modelli nell'intento di realizzare le famiglie complete degli intonarumori. 

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Pomponio Amalteo

Pomponio Amalteo (Motta di Livenza, 1505 – San Vito al Tagliamento, 1588), pittore, allievo e genero del Pordenone, lodato dal Vasari nel 1568: l’artista toscano ne parla molto bene, a proposito dell’opera maggiore dell’Amalteo, gli affreschi di San Vito al Tagliamento.

Per il secondo Cinquecento e per il Seicento, Amalteo costituisce fonte d’osservazione e d’ispirazione per tutti gli artisti friulani, così come, per lui, lo era stato il Pordenone. Pomponio Amalteo è l’ultimo grande affrescatore cui la terra friulana diede i natali.

A Portogruaro al Collegio Marconi, in via Seminario, è conservata la sua opera “La Sacra famiglia”. 

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Padre Bernardino

In via Mazzini, poco dopo l’arco sulla sinistra, si trova una lapide che ricorda un personaggio nato in questa casa: Giuseppe Dal Vago, meglio conosciuto come padre Bernardino da Portogruaro, la cui causa di beatificazioni è in avanzata fase istruttoria. Egli nacque il 15 febbraio 1822.

Il padre Antonio, di origine veneziana, era farmacista e teneva bottega nell’attuale farmacia Scarpa. 

Rimasto orfano di entrambi i genitori in giovane età, nel 1829 Giuseppe si trasferì a Venezia in casa dello zio materno Gaspare Barbarigo.

Dopo aver frequentato il ginnasio.liceo "Santa Caterina", il 7 novembre 1839 nel convento di S.Michele in isola veste l’abito francescano e prende il nome di padre Bernardino da Portogruaro. il 21 settembre 1844 viene ordinato sacerdote. Dopo aver insegnato ai chierici per dodici anni, nel1855 viene eletto ministro provinciale. 

Il 19 marzo 1869 viene nominato da pio IX ministro generale dell’Ordine dei frati minori, carica che tenne fino al 1889, quando vi rinunciò per motivi di salute. Durante questi vent’anni, quando in quasi tutti i paesi europei venivano soppressi gli Ordini religiosi, visitò con zelo instancabile tutte le province religiose d’Europa. 

Fondò il collegio San Bonaventura a Quaracchi, nei pressi di Firenze, promuovendo l’edizione critica delle opere di san Bonaventura. Favorì l’istituzione dell’attuale università pontificia "Antonianum" di Roma. 

Nel 1892 venne consacrato arcivescovo. il 7 maggio 1895 morì a Quaracchi. Il 13 giugno 1962 la sua salma venne traslata nel santuario di San Francesco del Deserto, nella laguna di Venezia.

L’iscrizione posta sulla casa natale, oggi di proprietà della famiglia Scarpa, recita così: In questa cara // ebbe i natali e visse // una fanciullezza mie e serena // Bernardino da Portogruaro // Generale dei Minori // Arcivescovo si Sardica // gloria purissima della nostra città // poi che l’onore dei veri grandi // ove non sia obliato // è monito perenne a tutti i venturi.

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Lorenzo da Ponte

Lorenzo Da Ponte, pseudonimo di Emanuele Conegliano (ceneda 10 marzo 1749- new york 1 agosto 1838 è poeta  e librettista italiana, noto soprattutto in quanto autore dei libretti di tre grandi opere di Mozart).

Nasce da una famiglia ebrea, figlio di Geremia Conegliano e Ghella Pincherle. 

Nel 1763 il padre, rimasto vedovo e desideroso di sposare una giovane cristiana, fa convertire tutta la famiglia, che prende il nome del vescovo che li aveva battezzati. Dopo la morte del vescovo lascia il seminario di Ceneda per quello di Portogruaro, dove viene ordinato Sacerdote nel marzo 1773.

Subito dopo si trasferisce a Venezia, dove però si dimostra libertino e spregiudicato e il nel 1779 viene bandito per 15 anni dalla Repubblica di Venezia.

Si trasferisce prima a Gorizia e poi a Dresda, dove il "poeta della corte sassone" Caterino Mazzolà, che più tardi lavorerà alla Clemenza di Tito, lo inizia alla sua nuova attività.

Giunto a Vienna nel 1781, per interessamento di Antonio Salieri diventa poeta di corte dell’imperatore Giuseppe II. 

Da Ponte scrisse per vari musicisti libretti che ottennero grande successo. 

È di questi anni la collaborazione con Mozart per la creazione di tre capolavori: Le nozze di Figaro (1786) dalla commedia di Beaumarchais, Don Giovanni (1787) (al libretto diede qualche contributo anche Giacomo Casanova) e Così fan tutte (1790). Dopo la morte di Giuseppe II nel 1790, Da Ponte cade in disgrazia presso la corte e nel 1791 si deve allontanare da Vienna.

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Nicolò Bettoni

Tipografo molto noto al suo tempo anche per aver pubblicato la prima edizione dei "Sepolcri" di Ugo Foscolo.
A lui è intitolata la Biblioteca Civica.

(clicca il collegameto per maggiori informazioni...)

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Giulio Camillo Delminio letterato

Giulio Camillo detto "Delminio" (Portogruaro, 1480 – Milano, 1544) è stato un umanista e filosofo italiano. Letterato, erudito ed insegnante, è famoso per il suo progetto utopistico delTeatro della Sapienza o Teatro della Memoria, edificio ligneo costruito secondo il modello vitruviano in cui avrebbe dovuto essere archiviato, tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini, tutto lo scibile umano, precursore delle moderne enciclopedie.

Nato attorno al 1480 (altre fonti attestano 1484), è possibile che il suo nome di battesimo fosse in realtà Bernardino e Giulio Camillo uno pseudonimo di sapore latineggiante, adottato secondo il costume degli umanisti dell’epoca. 

Studiò presso l’Università di Padova e si dedicò quindi all’insegnamento di eloquenza e logica. Nel 1508 fondò con altri, a Pordenone, l’Accademia Liviana; trasferitosi a Venezia, conobbe, tra gli altri, Pietro Bembo, Pietro Aretino e Tiziano, e strinse amicizia con Erasmo da Rotterdam, che lo ricorda nella sua opera Ciceronianus, attribuendogli eccellenti doti di oratore.

Dedicatosi allo studio della lingua ebraica e delle lingue orientali, della cabala, del pitagorismo e della filosofia neoplatonica, nel 1519, in occasione di un viaggio a Roma, ebbe probabilmente occasione di confrontarsi con il cardinale Egidio da Viterbo, uno dei massimi cabalisti cristiani.

In quegli anni stava sviluppando l’idea di un teatro di nuova concezione, in cui, a differenza che nel teatro tradizionale, in cui lo spettatore si trova in platea e lo spettacolo si svolge sul palco, era lo spettatore a trovarsi al centro del palco e lo spettacolo gli si dispiegava intorno. 

Dal palco, infatti, si dipartivano 7 gradini, ognuno dei quali contrassegnato con una diversa immagine (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo) e ognuno suddiviso in sette parti, corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere). 

Ognuna delle quarantanove intersezioni che risultavano era contrassegnata da un’altra immagine mnemonica desunta dalla mitologia, che rappresentava una parte dello scibile umano. In pratica, il suo Teatro era un edificio della memoria, rappresentante l’ordine della verità eterna e i diversi stadi della creazione, un’enciclopedia del sapere e l’immagine del cosmo.

In questo progetto si avvertono la tensione tipicamente rinascimentale verso il sapere universale e la conoscenza del cosmo, nonché gli influssi della filosofia ermetica e cabalistica iniziata da Pico della Mirandola e studiata nel Novecento da Frances Yates.

Delminio espose le sue teorie nel trattato Idea del Theatro (pubblicato postumo a Venezia nel 1550) e trovò un sostenitore e mecenate nel sovrano francese Francesco I, che incontrò a Milano, ma non è chiaro se un prototipo di tale teatro sia stato effettivamente costruito.

La sua figura non convenzionale e le sue idee particolarissime gli attirarono l’ammirazione di molti ma anche l’ostilità di altri, ed egli venne definito sia un genio sia un ciarlatano.

La sua stessa persona era circondata da un alone di mistero, e anche la morte, attorno al 1544, avvenne in circostanze poco chiare.

Le fonti per la sua vita sono due biografie scritte nel XVIII secolo da Federigo Altan e Giorgio Liruti.

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Antonio Panciera cardinale

Antonio Panciera (Portogruaro 1350 - Città del Vaticano 1431) cardinale.

Fu Patriarca di Aquileia dal 1402 al 1412, segretario di Papa Bonifacio IX, Vescovo di Concordia dal 1393 al 1402. Era in realtà uno pseudocardinale (aveva ricevuto la porpora dall’antipapa Giovanni XXIII) ma prese parte al conclave che elesse Martino V durante il Concilio di Costanza al quale partecipava come delegato.

Fu un personaggio di raffinata cultura, un abile politico, ma in particolare un dotto umanista.

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Clemente XIII Rezzonico

Il 6 luglio 1758 Carlo Rezzonico, già vescovo di Padova dal 1743, venne eletto papa e assunse il nome di Clemente XIII. Carlo Rezzonico è stato  l’Abate Commendatario dell’Abbazia di Summaga.

A Carlo Rezzonico si deve una importante opera di restauro del complesso abbaziale di Summaga.

Una volta divenuto Papa, l’abbazia di Summaga passò in commenda a suo nipote, omonimo Carlo Rezzonico, e alla morte di questo nel 1799, venne soppressa.

Qui sono conservati i ritratti di Carlo Rezzonico, poi Papa Clemente XIII e del nipote.

 

Nicolò Bettoni

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