Il discorso del Sindaco, Antonio Bertoncello
Festeggiamo oggi una tappa importante per il nostro Paese: i suoi primi 150 anni di vita unitaria.
Se 150 anni nella Storia di un Stato possono sembrare pochi, non si può dimenticare che l'Italia è una terra dalla storia antica.
Siamo uno Stato giovane è vero, ma la nostre origini sono ben radicate dentro di noi !
Siamo stati identità culturale prima di diventare una identità istituzionale e politica, la nostra storia prima dello stato italiano era già italiana.
Allora c'è davvero da chiedersi cosa rappresenta nel mondo di oggi questa data.
C'è un comune sentire?
Qual'è il sentimento che prevale?
Quali sono le immagini che emergono dalle nostre tradizioni, dal nostro essere italiani così diversi e così uguali.
Cosa ci anima quando, in giornate come questa, vediamo rappresentata la nostra identità?
Tanti sono gli interrogativi emersi in occasione di questa celebrazione.
Nella fase di profondo cambiamento internazionale che stiamo vivendo, abbiamo bisogno ancora di capire cosa si intende per appartenenza, come far vivere e coniugare nel futuro i progetti di democrazia e di sostanziale libertà dei popoli.
Una cosa è certa: il 17 marzo del 1861 segna la data dell’unificazione politica dell’Italia, un punto di partenza che attraversa la nostra storia e ci consegna una democrazia, forse non ancora compiuta, ma moderna.
Non è una celebrazione della storia del nostro Paese, ma dell'unificazione del nostro Paese.
Per questo forse la giornata di oggi è diventata per molti l’occasione per approfondire temi nazionali, per confermare il valore di tante storie comuni, per superare frammentazioni e dimostrazioni spesso inutili, davvero poco interessanti, che speriamo di veder superate.
Pensare al nostro essere "Italia" è un pò pensare alla nostra vita, perché l'essere umano è anche, o soprattutto, un animale sociale, e la vita e il destino del singolo non sono dissociati dalla vita e dal destino di noi tutti.
Riflettere almeno per un giorno sul nostro " essere popolo ", significa analizzare meglio il presente e anche mettere a fuoco tante contraddizioni ancora esistenti nella nostra nazione.
Il divario tra Nord e Sud del Paese, la crisi economica, il divario generazionale e la difficile condizione giovanile, il problema energetico e la tutela dell'ambiente, le nuove cittadinanze il divario tra costituzione formale e materiale, la necessità di realizzare riforme di sistema veramente condivise, le opportunità e le conseguenze di un mondo globalizzato, sono solo alcuni dei problemi e delle contraddizioni esistenti tra modernità e valori irrinunciabili di democrazia, di giustizia, di libertà.
Le difficoltà in cui viviamo si accompagnano poi ad una profonda crisi politica, ad un mancato rinnovamento istituzionale e amministrativo, a preoccupanti fenomeni di corruzione politica ed economica, ad un contrasto tra poteri dello stato che rischiano di segnare una vera e propria “crisi della democrazia”.
C'e' un clima pesante, che divide. Divide le parti politiche, divide le Regioni, divide i ceti sociali, divide le categorie, divide molto spesso i cittadini.
Oggi lo stato nazionale sembra dover rispiegare i motivi del suo essere, quasi che ripercorrere le tappe del suo passato sia un' occasione per avere la conferma della sua esistenza e validità. Questo ci fa capire che i processi storici non possono essere di per sè una garanzia di conoscenza ed una base di partenza. Nulla è assodato. Tutto può essere messo in discussione, vanificato. Per questo è necessario che le istituzioni si impegnino a sviluppare in maniera costante una coscienza civile radicata nella società.
L'Italia ricorda oggi la data in cui si è unita, ma ricorda anche un passato diviso, fragile, pieno di differenze sociali, economicamente arretrato tra otto e novecento.
Ricorda i tanti italiani emigrati, quelli che si sono integrati in altri Paesi, ma pensano ancora, a volta con nostalgia, alle loro origini.
Queste celebrazioni svolte nel nostro paese, nella nostra città, idealmente vedono presenti anche questi nostri concittadini. L'Amministrazione Comunale mantiene con loro dei rapporti costanti, anche e non solo tramite la trasmissione di informazioni sulla nostra città. A loro rinnovo i miei saluti e ne sono certo quelli di tutta la Comunità.
Il nostro Paese ricorda oggi anche le guerre, le tante sofferenze che ne sono derivate, la decisione di molti giovani di resistere per gettare le basi di un mondo migliore.
L'italia ricorda i difficili momenti della ricostruzione, ma anche gli anni in cui la nostra economia superava traguardi inaspettati.
Così come non può dimenticare gli anni delle stragi, molte delle quali rimaste senza colpevoli, gli episodi di violenza, l'assassinio di uomini giusti e cito per tutti l'On. Aldo Moro. Sono episodi che fanno parte della nostra storia, che hanno sconvolto una intera generazione, ma che non hanno minato i valori della nostra democrazia.
Oggi vogliamo però ricordare soprattutto la passione di quanti hanno creduto al progetto politico-istituzionale di uno stato italiano che garantisse le diversità nell'unione dei valori fondanti, un messagio questo di grande attualità.
Non si tratta soltanto, infatti, di «portare il governo alla porta degli amministrati», con un decentramento burocratico ed amministrativo, sulle cui necessità tutti oggi concordiamo; si tratta di andare avanti e di «porre gli amministrati nel governo di sé medesimi»".
Questa è la vera essenza di quel federalismo democratico che ancora deve trovare la sua strada applicativa. Questa è la risposta alle esigenze di una vera autonomia, legata alle esigenze concrete di una Comunità.
Il Presidente della Repubblica ha giustamente sottolineato che “l'unità nazionale nella ricchezza del suo pluralismo e delle sue autonomie, e l'unità europea, che ha queste stesse caratteristiche, sono oggi leve insostituibili per far sì che l'Italia assolva il proprio ruolo in un mondo globalizzato. Una Italia divisa o una macro-regione italiana diverrebbe rapidamente irrilevante".
La Costituzione repubblicana ha legato, in un articolo fondamentale - il quinto - l'unità e l'indissolubilità della Repubblica alla promozione e valorizzazione delle autonomie regionali e locali.
Oggi questo significa rilanciare la definizione compiuta di una Carta delle autonomie, dove il federalismo democratico è la base per scelte reali a favore dei cittadini in una visione nuova dell'unità della nazione e dello Stato italiano.
Molti ancora sono gli interrogativi che ci accompagneranno nelle celebrazioni di una data così importante.
Cos’è per noi la patria oggi?
Qual'è ancora l'importanza di una lingua unitaria?
L'Italia è davvero solo un insieme di regioni?
C'è da chiedersi quanto, da alcuni decenni, un patrimonio di valori unitari si sia venuto oscurando - anche nella formazione delle giovani generazioni - e come ciò abbia favorito il diffondersi di nuovi particolarismi, di nuovi motivi di divisione e di tensione nel tessuto della società e della vita pubblica nazionale.
Abbiamo il diritto e il dovere di valorizzare le nostre specificità territoriali, anche linguistiche, ma questo non può diventare un valore disgregante.
Non c'è alcuna contraddizione tra ricordare e celebrare l'unificazione nazionale e nel contempo valorizzare tutti i territori che costituiscono questa unità.
Come una grande coperta cucita a quadri diversi e variopinti, ogni quadro rappresenta figure e motivi apparentemente non omogenei, poi uno sguardo d'insieme ne fa percepire l'assonanza, il filo conduttore.
E' forte, soprattutto tra i giovani, il bisogno di andare avanti, di aprirsi allle conoscenze, di dialogare con il mondo, di investire in un nuovo europeismo delle regioni. Sulle nuove generazioni e sulle loro idee dobbiamo investire, senza paure, senza infingimenti.
L’Unità d’Italia dunque non va ricordata e celebrata soltanto perché è il punto d’arrivo, il compimento di un lungo e travagliato cammino, ma soprattutto perché è il punto di partenza di tanti progetti, di tante idee, di tante aspirazioni.
“I 150 anni dell’unità d’Italia sono una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l’Europa unita e in un mondo più equilibratamente globale” .
Questa essenziale affermazione del cardinale Bagnasco, propone a tutti un obiettivo “alto”, pone come valore “l’essere italiani” oggi, in relazione al processo di integrazione europea ed al processo di globalizzazione.
Tutte le tensioni, le spinte e le sfide nuove con cui è chiamata a fare i conti la nostra unità, vanno riconosciute, non taciute o minimizzate, e vanno affrontate con il necessario coraggio.
Di queste sfide è bene avere una visione ampia.
Non è solo l’Italia che vede messa alla prova la sua identità e funzione di Stato nazionale nel rapporto con l’integrazione europea, anche se oggi è quella più direttamente coinvolta.
Le scelte europee su questi aspetti e sui tanti problemi politici ed economici ancora irrisolti, richiedono più pronte decisioni.
Il nostro è sempre stato comunque, tra i paesi fondatori dell’Europa comunitaria, tra i più sensibili e aperti ad un’Europa di integrazione e di unità.
Essere italiani e lavorare per una integrazione significa oggi tener conto del senso di appartenenza ed al tempo stesso rispettare le diversità.
Oggi proprio a dimostrazione del senso di appartenenza ad una comunità è qui presente una rappresentanza delle associazioni degli immigrati aderenti all’Associazione Migranti Onlus, che ringrazio per la loro attività e che saluto.
Per rinnovare il senso di appartenenza, lo spirito unitario della nazione, per essere italiani, forse serve una rinnovata coscienza civica nazionale.
Abbiamo bisogno di riconoscerci in un passato, ma soprattutto in un futuro condiviso. Abbiamo bisogno di credere in qualcosa di nuovo, abbiamo bisogno di volere qualcosa di comune da raggiungere e vivere insieme.
Abbiamo bisogno di consegnare alle nuove generazioni qualcosa di “buono”, di consegnare il “testimone” sapendo di aver dato il massimo del nostro impegno, di sapere che qualcuno proseguirà con la stessa passione il cammino che è stato tracciato.
Per ogni persona il passato è un punto di partenza, in relazione alle scelte future che vuole fare. Nel passato si possono trovare le motivazioni che ci accomunano per affrontare il futuro, magari con regole precise e concordate. Ma si possono trovare anche motivi di ostilità e ciò avviene ogni volta che l'obiettivo per il futuro vuole essere costruito sulle differenze e sulle divisioni.
Forse è arrivato il momento di pensare ad un "Patto civico", per superare una visione individualistica oggi troppo diffusa, per ricostruire il senso della comunità, per migliorare il nostro Paese, per essere prima ancora che italiani, "cittadini", nel più alto senso del termine.
Non a caso in molti hanno individuato per questa ricorrenza le parole guida più significative: Risorgimento, Resistenza, Costituzione.
Tappe fondamentali di un percorso comune di riscatto e di orgoglio, tappe di costruzione di un futuro condiviso.
Il Risorgimento per la costruzione di ideali unitari, la Resistenza per l'affermazione dei diritti imprescindibilii, la Costituzione per la definizione di regole fondamentali per vivere insieme.
Ed a proposito non posso non ricordare e sottolineare con forza il grande significato che in tale contesto assumono le istituzioni, quali espressioni e strumenti a servizio di tutti i cittadini, una vera e propria garanzia per il rispetto e lo sviluppo della libertà.
In questo senso la nostra Costituzione, così giovane e moderna, non si limita ad indicare le regole e le libertà formali, ma individua anche prospettive civiche e sociali future.
Il rispetto delle istituzioni, il recupero dell’etica della politica, la responsabilità verso la propria comunità, appaiono ancora di più oggi come condizioni per una rigenerazione del confronto politico e per un recupero della dignità delle funzioni politiche-amministrative pubbliche.
Come Sindaco sento che oltre ad avere una unità per "essere" è necessaria avere una unità per "fare", sentire cioè di avere un "mandato"chiaro da svolgere con impegno e responsabilità verso i cittadini.
Per questo vorrei ancora di più mettere a fuoco la visione sul ruolo futuro della nostra comunità e della nostra bella città, su questo voglio ed ho chiesto un sforzo particolare, su questo vorrei costruire, nei prossimi mesi, un confronto ed un lavoro comune.
Senza chiudere le porte al mondo, perchè oggi noi siamo in questo mondo più vicini e partecipi di ieri. Ed a proposito non possiamo non ricordarne per un momento la fragilità. Non possiamo non pensare al Giappone, alle tante sofferenze che sta vivendo, ma anche, alla fragilità del nostro territorio, anche oggi sottoposto alle conseguenze degli eventi atmosferici.
La salvaguardia dell'ambiente è oramai una scelta indilazionabile per il nostro futuro.
In questo 17 marzo rinnoviamo dunque il nostro impegno responsabile di persone che credono e lavorano per andare avanti e migliorare.
Festeggiamo questo 17 marzo, con convinzione e partecipazione. La convinzione di un popolo, quello italiano, che nel corso della sua storia ha dato prova di ingegno, capacità, sacrificio, ma soprattutto di accoglienza e solidarietà.
Voglio concludere questo intervento citando il passo di una lettera che un giovane italiano ha scritto la notte prima di essere fucilato
“L’amavo troppo la mia patria; non la tradite, e voi tutti, giovani d’Italia, seguite la mia e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.”
A fronte di queste poche e intense parole oggi vale la pena di dire:
“Siamo Orgogliosi di vivere sotto lo stesso cielo”.
Buon Compleanno Italia !