Pomponio Amalteo
Pomponio Amalteo (Motta di Livenza, 1505 – San Vito al Tagliamento, 1588), pittore, allievo e genero del Pordenone, lodato dal Vasari nel 1568: l’artista toscano ne parla molto bene, a proposito dell’opera maggiore dell’Amalteo, gli affreschi di San Vito al Tagliamento.
Per il secondo Cinquecento e per il Seicento, Amalteo costituisce fonte d’osservazione e d’ispirazione per tutti gli artisti friulani, così come, per lui, lo era stato il Pordenone. Pomponio Amalteo è l’ultimo grande affrescatore cui la terra friulana diede i natali.
A Portogruaro al Collegio Marconi, in via Seminario, è conservata la sua opera “La Sacra famiglia”.
Padre Bernardino
In via Mazzini, poco dopo l’arco sulla sinistra, si trova una lapide che ricorda un personaggio nato in questa casa: Giuseppe Dal Vago, meglio conosciuto come padre Bernardino da Portogruaro, la cui causa di beatificazioni è in avanzata fase istruttoria. Egli nacque il 15 febbraio 1822.
Il padre Antonio, di origine veneziana, era farmacista e teneva bottega nell’attuale farmacia Scarpa.
Rimasto orfano di entrambi i genitori in giovane età, nel 1829 Giuseppe si trasferì a Venezia in casa dello zio materno Gaspare Barbarigo.
Dopo aver frequentato il ginnasio.liceo "Santa Caterina", il 7 novembre 1839 nel convento di S.Michele in isola veste l’abito francescano e prende il nome di padre Bernardino da Portogruaro. il 21 settembre 1844 viene ordinato sacerdote. Dopo aver insegnato ai chierici per dodici anni, nel1855 viene eletto ministro provinciale.
Il 19 marzo 1869 viene nominato da pio IX ministro generale dell’Ordine dei frati minori, carica che tenne fino al 1889, quando vi rinunciò per motivi di salute. Durante questi vent’anni, quando in quasi tutti i paesi europei venivano soppressi gli Ordini religiosi, visitò con zelo instancabile tutte le province religiose d’Europa.
Fondò il collegio San Bonaventura a Quaracchi, nei pressi di Firenze, promuovendo l’edizione critica delle opere di san Bonaventura. Favorì l’istituzione dell’attuale università pontificia "Antonianum" di Roma.
Nel 1892 venne consacrato arcivescovo. il 7 maggio 1895 morì a Quaracchi. Il 13 giugno 1962 la sua salma venne traslata nel santuario di San Francesco del Deserto, nella laguna di Venezia.
L’iscrizione posta sulla casa natale, oggi di proprietà della famiglia Scarpa, recita così: In questa cara // ebbe i natali e visse // una fanciullezza mie e serena // Bernardino da Portogruaro // Generale dei Minori // Arcivescovo si Sardica // gloria purissima della nostra città // poi che l’onore dei veri grandi // ove non sia obliato // è monito perenne a tutti i venturi.
Lorenzo da Ponte
Lorenzo Da Ponte, pseudonimo di Emanuele Conegliano (ceneda 10 marzo 1749- new york 1 agosto 1838 è poeta e librettista italiana, noto soprattutto in quanto autore dei libretti di tre grandi opere di Mozart).
Nasce da una famiglia ebrea, figlio di Geremia Conegliano e Ghella Pincherle.
Nel 1763 il padre, rimasto vedovo e desideroso di sposare una giovane cristiana, fa convertire tutta la famiglia, che prende il nome del vescovo che li aveva battezzati. Dopo la morte del vescovo lascia il seminario di Ceneda per quello di Portogruaro, dove viene ordinato Sacerdote nel marzo 1773.
Subito dopo si trasferisce a Venezia, dove però si dimostra libertino e spregiudicato e il nel 1779 viene bandito per 15 anni dalla Repubblica di Venezia.
Si trasferisce prima a Gorizia e poi a Dresda, dove il "poeta della corte sassone" Caterino Mazzolà, che più tardi lavorerà alla Clemenza di Tito, lo inizia alla sua nuova attività.
Giunto a Vienna nel 1781, per interessamento di Antonio Salieri diventa poeta di corte dell’imperatore Giuseppe II.
Da Ponte scrisse per vari musicisti libretti che ottennero grande successo.
È di questi anni la collaborazione con Mozart per la creazione di tre capolavori: Le nozze di Figaro (1786) dalla commedia di Beaumarchais, Don Giovanni (1787) (al libretto diede qualche contributo anche Giacomo Casanova) e Così fan tutte (1790). Dopo la morte di Giuseppe II nel 1790, Da Ponte cade in disgrazia presso la corte e nel 1791 si deve allontanare da Vienna.
Giulio Camillo Delminio letterato
Giulio Camillo detto "Delminio" (Portogruaro, 1480 – Milano, 1544) è stato un umanista e filosofo italiano. Letterato, erudito ed insegnante, è famoso per il suo progetto utopistico del Teatro della Sapienza o Teatro della Memoria, edificio ligneo costruito secondo il modello vitruviano in cui avrebbe dovuto essere archiviato, tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini, tutto lo scibile umano, precursore delle moderne enciclopedie.
Nato attorno al 1480 (altre fonti attestano 1484), è possibile che il suo nome di battesimo fosse in realtà Bernardino e Giulio Camillo uno pseudonimo di sapore latineggiante, adottato secondo il costume degli umanisti dell’epoca.
Studiò presso l’Università di Padova e si dedicò quindi all’insegnamento di eloquenza e logica. Nel 1508 fondò con altri, a Pordenone, l’Accademia Liviana; trasferitosi a Venezia, conobbe, tra gli altri, Pietro Bembo, Pietro Aretino e Tiziano, e strinse amicizia con Erasmo da Rotterdam, che lo ricorda nella sua opera Ciceronianus, attribuendogli eccellenti doti di oratore.
Dedicatosi allo studio della lingua ebraica e delle lingue orientali, della cabala, del pitagorismo e della filosofia neoplatonica, nel 1519, in occasione di un viaggio a Roma, ebbe probabilmente occasione di confrontarsi con il cardinale Egidio da Viterbo, uno dei massimi cabalisti cristiani.
In quegli anni stava sviluppando l’idea di un teatro di nuova concezione, in cui, a differenza che nel teatro tradizionale, in cui lo spettatore si trova in platea e lo spettacolo si svolge sul palco, era lo spettatore a trovarsi al centro del palco e lo spettacolo gli si dispiegava intorno.
Dal palco, infatti, si dipartivano 7 gradini, ognuno dei quali contrassegnato con una diversa immagine (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo) e ognuno suddiviso in sette parti, corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere).
Ognuna delle quarantanove intersezioni che risultavano era contrassegnata da un’altra immagine mnemonica desunta dalla mitologia, che rappresentava una parte dello scibile umano. In pratica, il suo Teatro era un edificio della memoria, rappresentante l’ordine della verità eterna e i diversi stadi della creazione, un’enciclopedia del sapere e l’immagine del cosmo.
In questo progetto si avvertono la tensione tipicamente rinascimentale verso il sapere universale e la conoscenza del cosmo, nonché gli influssi della filosofia ermetica e cabalistica iniziata da Pico della Mirandola e studiata nel Novecento da Frances Yates.
Delminio espose le sue teorie nel trattato Idea del Theatro (pubblicato postumo a Venezia nel 1550) e trovò un sostenitore e mecenate nel sovrano francese Francesco I, che incontrò a Milano, ma non è chiaro se un prototipo di tale teatro sia stato effettivamente costruito.
La sua figura non convenzionale e le sue idee particolarissime gli attirarono l’ammirazione di molti ma anche l’ostilità di altri, ed egli venne definito sia un genio sia un ciarlatano.
La sua stessa persona era circondata da un alone di mistero, e anche la morte, attorno al 1544, avvenne in circostanze poco chiare.
Le fonti per la sua vita sono due biografie scritte nel XVIII secolo da Federigo Altan e Giorgio Liruti.
Antonio Panciera cardinale
Antonio Panciera (Portogruaro 1350 - Città del Vaticano 1431) cardinale.
Fu Patriarca di Aquileia dal 1402 al 1412, segretario di Papa Bonifacio IX, Vescovo di Concordia dal 1393 al 1402. Era in realtà uno pseudocardinale (aveva ricevuto la porpora dall’antipapa Giovanni XXIII) ma prese parte al conclave che elesse Martino V durante il Concilio di Costanza al quale partecipava come delegato.
Fu un personaggio di raffinata cultura, un abile politico, ma in particolare un dotto umanista.
Clemente XIII Rezzonico
Il 6 luglio 1758 Carlo Rezzonico, già vescovo di Padova dal 1743, venne eletto papa e assunse il nome di Clemente XIII. Carlo Rezzonico è stato l’Abate Commendatario dell’Abbazia di Summaga.
A Carlo Rezzonico si deve una importante opera di restauro del complesso abbaziale di Summaga.
Una volta divenuto Papa, l’abbazia di Summaga passò in commenda a suo nipote, omonimo Carlo Rezzonico, e alla morte di questo nel 1799, venne soppressa.
Qui sono conservati i ritratti di Carlo Rezzonico, poi Papa Clemente XIII e del nipote.