Frammento di arula in marmo bianco. L’ara doveva avere forma parallelepipeda. Nel testo epigrafico due dedicanti Titus Atimetus, seviro e Euhodus, augustale, donano un oggetto e aggiungono la somma di duemila sesterzi per la conservazione del bene stesso. Tale cifra fa supporre che il dono consistesse in una statua o in un altare dedicati alla dea.