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Brigitte Brand è nata a Rastatt in
Germania e ha frequentato, laureandosi, l'Akademie der Bilden Kuste di
Stoccarda sotto la guida di K. R. H. Sonderborg. Nel 1979, a seguito di una
borsa di studio, è giunta a Venezia dove ha seguito, fino al 1984, i corsi
di pittura del maestro Emilio Vedova all'Accademia di Belle arti di Venezia.
La sua pittura ha assimilato, in questi anni che vive in Italia, molto della
pittura italiana e del cromatismo veneziano, ma risente tuttora della
necessità di dialogare con le proprie radici e di ricuperare un'intimità con
una parte del suo passato. Le opere esposte in questa mostra sono un omaggio
allo scrittore Franz Kafka, il quale, per l'artista tedesca, diventa una
metafora di un modo per vedere dentro di sé attraverso la tradizione e
attraverso la propria cultura. E il linguaggio pittorico, cui Brand affida
la narrazione, è quello dell'immagine e contemporaneamente quello della
scrittura: la lettera diventa il mezzo per raccontarsi e per dialogare -
magari senza alcuna risposta - con gli altri, l'artista non può che lasciare
al proprio stile e al proprio strumento espressivo il compito di entrare in
quella dimensione privata ed individuale che vede, a volte, riapparire le
radici culturali, ma anche le da poco passate esperienze artistiche, come le
Piazze, dalla prospettiva irreale o ancora le più recenti Stanze, dove il
silenzio della luce traversale rimanda al silenzio riflessivo della
scrittura. L'allusione al mondo irreale delle stanze vuote è - forse - il
preludio alla scrittura, a quel momento dove il raccontarsi agli altri
equivale a parlare a sé stessi. Carmelo Zotti è nato a Trieste nel 1933. È stato titolare della cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia dal 1973 a 1990. Ha iniziato ad esporre dal 1952 con una personale all'Opera Bevilacqua la Masa e nel 1954 ha vinto in Primo Premio della stessa fondazione rivelandosi tra i più giovani promettenti. In seguito ha conseguito il Primo Premio alla Biennale Internazionale dei Giovani e al Concorso Internazionale dell'Unesco, il premio Michetti di Francavilla Mare, il Premio Ramazzotti a Milano e il premio "Longo" alla XXXII Biennale di Venezia. Ha esposto su invito alla XXVIII, XXIX, XXXII Biennali di Venezia e alla Quadriennale di Roma 1986. Il mondo raffigurato dall'artista veneziano è indubbiamente frutto di una colta immaginazione, che risente certo di un personale sentire le cose del mondo. E la descrizione di quel mondo avviene con un linguaggio espressivo dal segno forte e sicuro, da variegate gradazioni cromatiche, che fanno della pittura lo strumento capace di materializzare le figure del fantastico, del desiderabile; come fantastici e desiderabili sono i sogni e le visioni. Le citazioni mitologiche si propongono come impersonali rimandi ad una scrittura antica, non una scrittura di parole, bensì di figure, le stesse che nel passato classico hanno raccontato i rapporti tra la natura e l'uomo.
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