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venerdì 7 settembre 2001 alle ore
18.30 inaugura la mostra dal titolo suoni della superficie, con opere di
Vincenzo Checchini, Winfred Gaul, Paolo Patelli, Pope, Tomas Rajlich, Calude
Viallat. La presente esposizione non ha alcuna intenzione di riesumare
vecchie esperienze della pittura degli anni set-tanta né tanto meno si
ritiene di dover ricercare un primato che, se mai fosse esistito, può essere
solamente espressione del lavoro di uno storico. Ciò che si vuol raccogliere
dall'esperienza di questi artisti, che per al-tro rappresentano non solo un
ampio spettro storico-artistico ma anche geografico, è quel silenzio del
fare, che appartiene alla pittura. La pittura rappresenta per certi versi
uno percorso a se stante, ma non estraneo al cammino storico della pittura
astratta. Queste autonome esperienze pittoriche si possono interpretare
seguen-do la duplice anima del fare pittura. Se da un lato essa è
contraddistinta da un momento teorico, frutto di una progettualità o di un
lavoro mentale, dall'altro, nella fase realizzativa, emerge prepotentemente
l'aspetto pra-tico-sperimentale, quell'esercizio della pittura, che pone in
discussione i suoi materiali e lo stesso procedi-mento del dipingere e del
fare materialmente pittura.
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VINCENZO CECCHINI

F.B.13, 2001
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" l'attenzione di Cecchini si
concentra sulla pittura intesa più Come gesto, anche minimo, che segna su di
se la superficie, piuttosto che identificandola con problemi di ordine
compositivo " 1960- Galleria Numero - Firenze - Franco Russoli
"L 'appassionata indagine di Cecchini è oggi approdata a una
straordinaria ricchezza immaginativa, che si esplica in dettagli
apparentemente minimi: il modo in cui delle strisce che sembrano parallele
in realtà divergono sottilmente, il modo in cui le superfici si incavano o
aggettano" il modo in cui colori chiassosi e squillanti nell'accostarsi e
compenetrarsi l'un l'altro si smorzano o si attenuano... " 1967 - Galleria
Arco d'Alibert - Roma - Cesare Vivaldi
"... Cecchini presenta delle serie di tre telai, supporti di altrettante
fotografie bianche o grigie. ... Cecchini accetta l'introduzione del caso
non come struttura ma come categoria del procedimento tecnico artistico ed
il suo grado di accettazione lo si coglie nella sua ostinazione a riprodurre
l'aleatorio... ..." 1972 - Galleria Primo Piano - Roma - Emilio Puglielli
"'...La restituzione del pigmento ad un livello di estrema sospensione;
tra la presenza, appunto, e l'assenza, è l'itinerario del lavoro che
caratterizza le più recenti stagioni di Vincenzo Cecchini: quasi l'ombra, la
traccia, il minimo assorbimento sul campo coadiuvato dal tepore della mano "
1974 - Galleria La Vinciana - Milano - Giorgio Cortenova
"...Se si vuole intendere nel modo più proprio l'operare di Cecchini
occorre tenere presente una ciclicità, entro i rimbalzi di due polarità
opposte, nelle quali si muove il suo fare immaginativo, non a caso sempre
all'erta e problematico... Ecco dunque che si ristabilisce pienamente un
circuito, che è ciò che rappresenta per noi la sua esperienza, singolarmente
inquieta e problematica, radicale sempre nel giocare del tutto allo
scoperto, senza false implicazioni problematiche né ideologiche né
psicologiche. " 1976 Galleria Peccolo - Livorno - Enrico Crispolti
"... nella dissipazione come nella rinuncia, vi è una parte che deve
essere espulsa, perché avvenga un'equa distribuzione delle forze, perché
nulla sia "troppo ", secondo il precetto apollineo " e Cecchini in questa
pittura sembra finalmente conciliare le proprie contrastanti vocazioni
all'eclettismo e al silenzio dell'arte. 1990 - Gall. Plurima Udine -
Elisabetta Longari
-"... si tratta adesso di opere espressamente pittoriche. Il medium: colla e
pigmento. E poi: giallo, verde, rosa, ecc. Comunque colori acerbi e isolati,
mai condannati alla coabitazione, quindi utilizzati per una strategia
monocroma dove la forma è comunque una entità immateriale 1990 - Gall.
Peccolo - Livorno. - Fulvio Abbate
Non c'è opera del suo eclettico percorso che non corrisponda a quest'ansia
di nuove energie, non c'è immagine che non oscilli tra la concentrazione e
la dispersione, vale a dire tra i poli eccitanti e imprevedibili della sua
vena pittorica. 1993 Galleria Delise - Portogruaro - Claudio Cerritelli
... i suoi colori non sono propriamente dei colori comuni, sono sue
invenzioni. I pigmenti, le colle sono dunque prodotte direttamente
dall'artista come a sottolineare che il quadro è totalmente frutto della sua
attività e dell'immediato rapporto con i materiali, con i quali vive una
intensa relazione di interscambio come lui stesso ha avuto modo di
specificare: "..la mia fisicità e la fisicità del materiale devono proprio
conoscersi. Io devo conoscere la materia e lei deve conoscere me. Io non
faccio della pittura se mi sento limitato o se il materiale violenta me".
1993 - da "Titolo" Anno IV n. 12 -Diego Collovini.
"..La speculazione tecnico-fenomenologica, tutta risolta all'interno
della tela, trattiene Cecchini dallo scoprire significati secondi. Proprio
così egli si ostina a portare alla luce una materia intesa come corpo
germinale dell'ideazione e come prospettiva di un compimento per il quale si
è impegnato nei confronti della storia; senza negarsi cioè alla transizione
con i materiali del passato e della modernità, che Cecchini considera come
un archivio di inganni, ma anche di testi e di favolosi enigmi... 2000 -
Galleria Comunale d' Arte Contemporanea - Roma- Maria Rovigatti
" Velare o svelare l'ultima connessione delle essenze, svestire rivestire
la massa, il colore se-dante e la leggera trasparenza pneumica della
pennellata che si incolla come una leggera garza su di un lucido corpo
gocciolante che esce dal mare. Leggerezza e durezza: è quest'ultima che
esalta l'altra, la fa intuire con trasparenze presupposte. 2001 - Centro
Santelmo - Salò - Patrizia Mascarucci |
Winfred Gaul

C. Monet in Marocco, 1983
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Nasce a Düsseldorf il 9 Luglio1928.
1948. Maturità al Liceo Classico di Düsseldorf. I 1949/50. Frequenta la
Facoltà di Germanistica all'Università di Colonia.
1950/53. Studia pittura all'Accademia di Belle Arti di Stoccarda nella
classe dei Professori W. Baumeister e Henninger. È a Parigi dove ha modo di
vedere il ciclo delle "Nymphées" di Claude Monet. Stringe amicizia con
alcuni artisti della scena parigina.
1955. Si stabilisce a Düsseldorf dove incontra Peter Bruning, un altro
allievo di Baumeister e inizia con lui un'amicizia. Viaggio a Londra a
vedere i quadri di Tumer.
1956. Prima personale alla galleria Gurlitt di Monaco di Baviera primi
lavori informali della serie "Poème visible". Prima mostra a Parigi da Paul
Facchetti dove espone sue opere nella rassegna "Cinq Abstraits Rhénans".
1957 Partecipa a "Eine neue Richtung in der Malerei" (una nuova direzione
in pittura) la prima mostra in Germania dove sono esposte opere informali
organizzata alla Kunsthalle di Mannheim, che gli acquista l'opera "Pracht
der Zerstorung" che sarà il suo primo quadro venduto ad un Museo. Personale
alla galleria 22 di Düsseldorf, che diventerà la galleria propugnatrice di
tutti gli "informel" tedeschi. Prima mostra personale in Italia alla
galleria Apollinaire di Milano.
1959. Invitato alla Documenta 2 di Kassel dove presenta i su quadri della
serie "Wischbilder".
1960. Esegue la sceneggiatura e i costumi per il balletto "Wandlungen" di
AureI v. Millos all'Opera Comunale di Colonia. Personali alla Galerie Nachst
St. Stephan di Vienna, alla Galerie A. Abels di Koe e alla Galleria Blu di
Milano.
1961. Abita a Roma in Via della Croce e dipinge la serie "oggetto di
contemplazione" e "oggetto romano" che saranno il tramite fra il suo periodo
informale e la serie di "quadri-segnali" del periodo pop.
1962. Mostra personale a New York alla Ekon Gallery. Rimane quattro mesi
negli USA, visitando a New York e nella West Coast, Musei, Gallerie ed
artisti. Appunti ed articoli sul viaggio e sugli incontri fatti verranno
pubblicati nel settimanale Die Welt. AI ritorno inaugura la sua personale
alla galleria L'Attico di Roma e partecipa, invitato da E. Crispolti, alla
rassegna "Alternative Attuali" a L'Aquila.
1963. Mostra personale alla Galleria Muller di Stuttgart dal titolo "Verkehrszeichen
und Signale" dove espone per la prima volta sue opere ispirate ai cartelli
stradali e quadri-segnali.
1964. Premio Villa Romana e soggiorno di lavoro a Firenze. Insegna per due
anni pittura all' Accademia d' Arte Staatliches Kunstschule, di Brema.
Visiting Lecturer all'Accademia di Belle Arti di Bath (Inghilterra).
Personale da Rene Block a Berlino.
1966. Visiting Lecturer al Regional College of Arts, Kingston upon Hull,
Inghilterra. Mostra personale al prestigioso I.C.A. di Londra con i suoi
quadri "Traffic Signs and Signals", esposti poi nell'antologica alla
Kunsthalle di Mannheim.
1967/69. Si trasferisce a vivere e lavorare per due anni ad Anversa in
Belgio, dove ha inizio una svolta nel suo lavoro. Dai quadri-segnali e pop
che avevano caratterizzato con successo il lavoro degli anni precedenti,
sviluppa ora quadri, ancora dipinti con colori vivaci e forti, sempre più
strutturati da un impianto formale geometrico e costruttivista. Sue opere
sono ora esposte al Museo Ludwig di Köln. 1969. Abita per un anno a
Genova-Boccadasse dove tiene una personale alla Galleria La Polena. Per
l'Università di Heidelberg esegue tre grandi sculture di acciaio dipinto che
saranno installate nel parco dell'Università.
1971/74. Realizza alcuni murali per un istituto dell'Università di
Stoccarda e inizia la serie "Markierungen" (marchiando), linee e' bande dai
colori primari dipinte su tela grezza. Klaus Honnef gli organizza al Westf.
Kunstverein di Münster un'ampia retrospettiva di vent' anni di lavoro
(quadri disegni, oggetti) che in seguito si sposterà alla Stadt. Ksmlg. di
Ludwigshafen, al Museo di U1rn ed alla Kunsthalle di Bielefeld.
1975 Il Comune di Brema lo incarica di raccogliere una rappresentativa
collezione d'arte "costruttiva" per il nuovo Centro Elettronico della città.
1977. Invitato alla Documenta 6 di Kassel dove partecipa con quadri della
serie "Farbmarkierungen".
1978. La Kunsthalle di Kiel organizza una mostra ed un catalogo ragionato
di tutta la sua produzione di opere grafiche e multipli. L'anno seguente la
mostra si sposta al Kunstverein di Heidelberg.
1979. Soggiorni di riposo e di lavoro a S. Andrea di Rovereto in Liguria,
dove nasce la serie di opere eseguite su carta "i colori del villaggio" e
"con amore". Quest'ultima sarà esposta l'anno seguente alla Galleria Karsten
Greve di Koln.
1981/83. Inizia la serie di opere eseguite su cartoni da imballaggio
denominata "Recycling" che esporrà in mostre a Quakenbruck, Bonn, Köln e
Düsseldorf. Nel catalogo prefazione di K. Honnef.
1982. Alla Pinacoteca Comunale di Macerata ampia antologia di sue opere
su carta dal titolo "W. Gaul: segno, disegno, traccia, pittura, memoria". La
presentazione in catalogo è di E. Crispolti e P. Menna.
1983/85. Con il quadro "Visita a Givemy" inizia una numerosa serie di
opere nei cui titoli è palese il suo omaggio alla pittura di Claude Monet.
1987. I suoi scritti di memorie e commenti sull ' arte del dopoguerra
vengono raccolti in un libro dal titolo "Picasso e i Beatles" (Erinnerungen
und Kommentar zur Kunst nach ' 45) edito da Quensen Verlag, Lamspringe.
1988. Il Museo Scholss Morsbroich di Leverkusen organizza una
retrospettiva di suoi lavori su carta (1953-1987) che in seguito si sposta
in altre città e Musei della Germania.
1989. Esce "Begegnung mit Winfred Gaul" (amicizia con Winfred Gaul) edito
a cura di Willi Kemp: libro-catalogo che contiene testi e riproduzioni di
tutte le opere di Gaul possedute dalla prestigiosa collezione degli amici
Ingrid e Willi Kemp di Diisseldorf. La Eremiten Presse pubblica il libro di
schizzi e testi di Winfred Gaul "Notizen :und Bilder".
1991. Esce a cura della Concept Verlag di Diisseldorf il primo volume
(opere 1949-1961) del Catalogo Generale dei suoi dipinti su tela e carta.
1992. Con un catalogo curato dalle Edizioni Roberto Peccolo di Livorno si
apre al Palazzo Martinengo di Brescia la mostra "Frammenti di una
Retrospettiva" dove il trentennale lavoro pittorico svolto da Winfred Gaul è
sinteticamente riassunto con alcune significative opere. A cura delle stesse
Edizioni esce in contemporanea il volumetto "Con amore" contenente un testo
di Elisabetta Longari e alcuni testi dell' artista. La Eremiten Presse
pubblica il volume di suoi disegni e aforismi sull'arte dal titolo "Die
Malerei ist eine eifersüchtige Geliebte" (La pittura è un'amante gelosa).
1993. Esce il secondo volume (opere dal 1962 al 1983) del Catalogo
Generale dei suoi dipinti con l'introduzione di Lothar Rornain.
1994. Gli viene assegnato il Premio Lovis Corinth alla carriera e gli
viene organizzata una sua mostra alla Kunsthalle di Kaliningrad e alla
Ostdeutsche Galerie di Regensburg.
1997. "Das Fruehwerk" (opere degli anni 50/60) è il titolo di un'ampia
retrospettiva di lavori dell'epoca informale al Märkisches Museum di Witten.
Per problemi inerenti alla sua: salute ed alla vista è costretto ad
interrompere momentaneamente il lavoro con la pittura.
1998. Il Kunstverein di Emsteten con "Malerei 1956-1998"; il Von der
Heydt-Museum di Wuppertal con "Ohne Rechten Winkel"; la Reichsabtei di
Kornelimunster di Aachen con "Grosse Formate"; e la Galerie Marianne
Hennemann di Bonn festeggiano, con questo omaggio multiplo, i suoi 70 anni.
1999. Esce per le edizioni DruckVerlag Kettler di Bonen il volume "Winfred
Gaul: Recycling 1981-1997".
1999-2000. A cura di Lothar Romnain è in preparazione per le Edizioni
Hirmer Verlag di Monaco un' ampia monografia che sarà dedicata ai 50 anni
della sua pittura
2001 Galleria Comunale d'arte contemporanea AI Molini, Portogruaro -
Fondaco delle Biade, Feltre |
Paolo Patelli

Lo spazio tra due mondi, 2000
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È difficile pensarlo oggi, che la globalizzazione sembra una cosa se non
auspicata, almeno inevitabile, ma negli anni cinquanta, quando ho cominciato
a dipingere, il rapporto tra l'essere in Italia e la cultura esterna
sembrava conflittuale. Eppure vi era quasi ovvio guardare fuori d'Italia: lo
faceva Pavese, lo facevano musicisti e architetti. E d'altronde io ascoltavo
musica fatta a New York (il jazz) o musica fatta a Darmstadt, e leggevo
poesia inglese. Nei pochissimi artisti visuali attivi in Italia e che
condividevano quest'atteggiamento di rifiuto del provincialismo vedevo un
lato troppo distruttivo oppure un atavico amore per il formalismo, foriero,
questo, di quella deriva verso l'eleganza da arredamento che ci
contraddistingue. Per analogia con il jazz e con certa poesia, guardavo
allora, pur restando astratto, ad un'organicità un po' vegetale e un po'
animista, come in Wols, Gorky, Sam Francis. Per dare un'idea del clima di
quegli anni: la prima Biennale che ho visto, nel 1948, aveva dieci astratti
tra i 231 pittori italiani. Miracolo incredibile, nel padiglione degli Stati
Uniti c'era "Number one "di Pollock! Nel 1950, con inviti fatti da una
commissione di artisti, circa 15 astratti e due sale ... di medaglie! Questi
gli anni Cinquanta.
Perdurando un mio senso di diversità, di opposizione, di coinvolgimento
che mantenesse purezza, negli anni Sessanta mi trovai con pochi altri (Ciussi,
Aricò, Dorazio) a fare una pittura vicina alla americana "Rard-edge", con
campiture di colore e grandi tele sagomate, a più elementi compositi, che
ritenevo sottratta sia all'eleganza putrefatta dell'informale nostrano, che
alla pittura 'impegnata' a sinistra (grande fu il danno dei critici
marxisti). Ma i miei maestri erano De Kooning, Twombly, Rauschenberg ed io
non ero portato a un esercizio solo intellettuale, così ritornai verso il
gesto. La pittura si fa con le mani: anche con il cuore, la pancia, la
testa, ma le mani sono il tramite primo, il contatto, l'occupazione del
mondo. Aumentavano la frustrazione e la rabbia, e nel 1968 feci dei quadri
solo neri, nel 1969 non dipinsi per un intero anno. L'Arte Povera mi passava
accanto, ma io preferivo la versione U.S.A. di Hesse, Sonnier, Theck, avevo
incontrato Matta, Clark, e la loro versione mi pareva più vera, meno
elegante. Dell'esperienza poverista, però, mi restò traccia per sempre,
poiché c'era qualcosa nel mio passato, nel mio amare gli oggetti e il mondo
fisico e naturale, che vi trovava eco. Da molto mi sembra che la pittura da
sola non basti, che occorra qualcosa 'di più', anche in termini di spazio
(la mia generazione è cresciuta con la religione dello spazio piatto e senza
illusioni prospettiche). Ma gli oggetti, i legni, i ferri che allora ed
adesso entrano a far parte delle mie opere sono quelli di Beuys, di Kantor,
non quelli di Rauschemberg (che pure amo) o di Cornell, né quelli di
Pistoletto: i miei hanno a che fare con la memoria e sono colore.
Negli Anni Settanta mi trovai tra i pittori del Fare pittura: mi feci
degli amici veri, per la vita, in Aricò, Claudio Olivieri, Verna, ma ancora
una volta sfuggivo, non 'appartenevo', di quella stagione in Italia non
resta nulla: al Pompidou invece una grande sala per Viallat, Louis Cane & C.
Nella pittura sono rimasto, senza etichette, e continuo a dipingere, ogni
giorno, tentando una difficile sintesi di cose non attigue; negli ultimi
anni ho finalmente superato la geometria, anche dei supporti, il sogno di
una vita. Come diceva Dylan Thomas: "In my craft, or sullen art"(Nel mio
lavoro- lui dice artigianato ... - o nell'arte ostinata. |
POPE

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Curriculum vitae
nasce a Portogruaro (Ve) il 24 luglio 1942
1957-60- Si iscrive al Liceo Artistico di Roma, segue le lezioni del maestro
Montanarini.
1961 - si trasferisce a Fano; nelle Marche, dove si iscrive alla Scuola
d'Arte, per frequentare, con particolare interesse, le lezioni dello
scultore Mannucci
1962- Si diploma maestro d'arte
1964- È studente all'Accademia delle Belle Arti, dove segue i corsi di
pittura di Saetti e di Santomaso. Da questi apprende la lavorazione della
materia e del colore, in particolare l'uso delle sabbie e delle terre.
1968 -Consegue il diploma di Accademia delle Belle Arti. La sua attività
artistica segue dei percorsi precisi che approfondisce fino all'esaurimento
delle motivazioni che hanno stimolato tale ricerca. Il suo percorso
pittorico può essere diviso in capitoli.
1963-64 MATERICO-INFORMALE - Le grandi tele di questo periodo sono spesso a
contenuto politico, vi è una costante presenza di riferimenti sociali, la
cui matrice storico-artistica è da ricercarsi in quelle esperienze giovanili
romane, soprattutto nate nel sociale. La contestazione, la pittura impegnata
e di strada hanno in realtà lasciato una forte traccia. Vengono approfonditi
gli strumenti linguistici ed espressivi propri della pittura degli anni
sessanta.
1965- 70 STRUTTURE - Importante viaggio a Parigi, dove Pope subisce una
forte influenza dei maestri del costruttivismo e dell'optical-art, e tra
tutti Vasarely e Malevich. La sua pittura assume una conformazione
geometrica, dove i temi del volume e della profondità vengono affrontati
mediante il colore e la linea.
1970- 72 PER PURA PITTURA - In questi anni si assiste al temporaneo
abbandono della struttura formale, per privilegiare la ricerca dell'effetto
cromatico. Il colore e la luce, nelle loro miriadi di codificazioni
cromatiche, diventano l'oggetto di indagine. Affiorano ancora, ma in modo
decisamente discreto, gli elementi geometrici che hanno fin qui
caratterizzato l'opera di Pope.
1972-74 PERCORSI VARIABILI - Approfondisce, dopo essersi confrontato con
mostre in diverse città italiane, il tema della superficie nella sua
semplicità e nella sua ripetitività. La serialità dei quadri dipinti con la
semplicità della linea diagonale, apre la via per una produzione che,
inserendosi nell'ambiente circostante, tende all'infinito.
1984-85 PAGINE DI COLORE - Dopo i numerosi contatti con gli ambienti
artistici milanesi e con gli esponenti del gruppo Pittura-Pittura, Pope
sente la necessità di velare le superfici, fino a farle diventare ricordo,
che piano piano sfuma nella mente fino quasi ad azzerarsi, è un momento di
ripensamento della pittura. Rompe così con tutto il suo passato e la
copertura monocromatica è il presagio di un totale cambiamento del proprio
precedere.
1986-88 DIALOGANDO - Se le velature hanno presentato la chiusura di un
ciclo, le opere di questi due anni sono una riflessione su se stesso, sulle
proprie capacità di artista, ma soprattutto una meditazione sulla propria
storia di artista e di pittore.
1989-92 CORPI CROMATICI - Della somma delle esperienze rimangono alcuni temi
linguistico- espressivi particolari: la superficie, il colore e la forma.
Pope, in quest'ultimo ciclo ritorna alla pura e mediata azione pittorica, vi
si legge un rimando all'energia del segno, alla composizione della
superficie, alla costruzione, con strumenti spesso diversi come il colore,
la materia.
1993-95 BANDE ACROMATICHE - Le opere che caratterizzano quest'ultimo periodo
sono un po' la conseguenza del modo di procedere artistico di Pope. Le forme
seguono la logica che porta dal complesso al semplice. Molti degli elementi
che caratterizzavano le forme, spesso articolate, delle opere precedenti,
abbandonano temporaneamente o in parte la tela, per trasformarsi in piccoli
ricordi o semplici memorie.
1995- 2001 TEMPO DELLA PITTURA |
TOMAS RAJLICH

Senza Titolo, 2000
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1940 Nasce a Jankov, Cecoslovacchia. 1954-1958 Studia a Praga al liceo
artistico, 1958-1964 Studia all'Accademia di Belle Arti di Praga. Vive e
lavora a Den Haag (L'Aia)
MOSTRE PERSONALI
1969 Galerie Mladych, Praag.
1971 Stedelijk Museum, Schiedam - Haags Gemeente Museum, Den Haag.
1972 Galerie Haagse Kunstkring, Den Haag - Galerie Collection d' Art,
Amsterdam
1973 Museum Bochum, Bochum
1974 Galerie Yvon Lambert, Parigi - Galerie Seriaal, Amsterdam - Galleria la
Bertesca, Genova - Galerie Françoise Lambert, Milano
1975 Groningen Museum, Groningen
1976 Galerie Art & Project, Amsterdam - Stedelijk Museum, Schiedam - Galerie
Yvon Lambert, Parigi
1978 Haags Gemeente Museum, Den Haag - Central Museum, Utrecht
1979 Galleria Peccolo, Livorno - Haags Gemeente Museum, Den Haag
1980 Galerie Artline, Den Haag
1982 Galerie Art & Project, Amsterdam
1984, 1985 Galerie Artline, Den Haag
1986 Galerie Minne, Dessel - Galerie Im Winter, Bremen
1987 Galleria Peccolo, Livorno
1988 Studio La città, Verona - HCAK, Den Haag
1990 Galerie Im Winter. Bremen
1991 Galerie Artline, Den Haag
1993 Palazzo Martinengo, Brescia
1994 Centro Santelmo, Salò - Haags Gemeentemuseum, Den Haag
1995 Link, Contemporary Art Company, Den Haag
1996 Galerie Minnen, Antwerpen - Staaliche Kunstalle, Karlsruhe
1997 Galerie Zàmek. Klenovà
1998 Dun Umeni, Brno
2000Galerie Ramakers, Den Haag
MOSTRE COLLETTIVE
1967 IIa Biennale voor Beeldhouwkunst, Olomouc
1968 Klub Kokretistu, Hans Behr, Stuttgart - Sculptue Tjeco-Slovaque, Musee
Rodin, Parigi - Biennale des Jeunes Artistes, Bratislawa
1969 Junge Kunstler aus Tschechoslowakei, Berlino - Klub Konkretistu, mostra
itinerante; Pavilons Bratislava -
Galerie Mahlerstrasse 13, Wenen - Galleria Numero, Roma - Galerie Pluymen,
Nijmegenn
1970 IIa Intern. Tentoonstelling van tekeningen, Rijcka - 66 Grafici,
Festival dell'Arte Cecoslovacca - Palazzo dei Principi, Bologna
1971 Werken van Tsjechoslowaakse Grafici 1960- 70 CentraI Museum, Utrecht
1973 Lof der Tekenkunst, van Abbe Museum, Eindhoven
1975 Fundamentele Schilderkunst - Stedelijk Museum, Amsterdam - 8e Biennale
de Paris, Musée d'Art Modern de la Ville de Paris, Parigi - Tekenwerk van 10
Nederlandse - Kunstenaars, CIC, Gent Elementarformen - Zeitgenossischer
Malerei und Zeitchenkunst in Den Niederlande, mostra itinerante in Germania
1976 "A proposito della pittura" Mostra organizzata dalla Galleria Peccolo
Museum v. Bommel van Dam - Venlo. Stedelijk Museum, Schiedam - Museum voor
Hedendaagse Kunst, Utrecht - I Colori dalla Pittura, una situazione Europea,
Istituto Italo-Latino Americano, Roma.
1977 Trois Villes- Trois Collection d'Avantgarde 1960-76 Musée de Grenoble;
Marseille et St. Etienne, Centre Beaubourg, Paris.
1978 Fracture du Monochrome aujourd'hui en Europe. Musée d'Art Moderne de la
Ville de Paris, Parigi - Bilder ohne Bilder, Rheinisches Landesmuseum, Bonn
1979 Unga Hollandare-Lillevaice Konsthall, Stockolm.
1980 Haagse Ateliers, Haags - Gemeente Museum, Den Haag - 3 Jaar Artline,
Recent werk van 12 kunstenaars, Den Haag
1985 Halfmannshof, Gelsenkirchen Galerie Inge Romberg, Borken Westfalen.
1986 Museum de Beyerd, Breda - Het oog op Municipal Museum, The Hague, Den
Haag
2001 Galleria Comunale d'arte contemporanea AI Molini, Portogruaro - Fondaco
delle Biade, Feltre |
Claude Viallat

Senza Titolo, 1999
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1966 Galerie A., Nice
1968 Galerie Jean Fournier, Paris - Musée d' Art Moderne, Ceret
1971 Galerie Jean Fournier, Paris
1973 Galerie Jean Fournier, Paris - Galerie Daniel Templon, Milano
1974 Musée d' Art et d'Industrie, Saint-Étienne - Galerie Delta, Bruxelles -
Galerie Malabar et Cunégonde, Nice - Maison de la Culture de Rennes
1975 Galerie Jean Fournier, Paris - Galerie Athanor, Marseille
1976 Galerie A 16, Galerie Le Flux, Perpignan - Galerie Pierre Matisse, New
York - Palais des Beaux-arts, Bruxelles - Van der Heydt Muséum, Wuppertal -
Galerie Daniel Templon, Milano - Galerie CM; Saint-Etienne
1977 Galerie Jean Fournier, Paris - Galerie Sanguine, Collioure
1978 Galerie Arta, Genève - Maison de la Culture, Orléans - Galerie Vega
Manette Repriels, Plaine vaux, Belgio -Abbaye de Sénanque, Gordes - Galerie
Athanor, Marseille - Musée d' Art et d'Historie, Chambéry
1979 Galerie Wentzel, Hambourg
1980 CAPC, Entrepôts Laine, Bordeaux Galerie Jean Fournier, Paris - Neue
Galerie, Aachen
1981 Galerie l'Atelier, Nice - Galerie Kamakura, Tokyo - Galerie Ace. Venice,
Ca1ifornia - Galerie Ace. Vancouver
1982 Galerie Wentzel, Köln - Galerie Leo Castelli, New York - Musée National
d' Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris - Galerie Athanor, Marseille
- Musée des Beaux-Arts, Montrea1
1983 Galerie Won, Séoul - Galerie Wentzel, Köln - Fondation Joan Miro,
Barcelone - Galerie des Ponchettes. Musée de Nice, - Caia de Ahorros de
Valencia - Musée d'Art et d'Industrie, Saint-Étienne.
1984 Galerie Jean Fournier, Paris - Chapelle de la Salamandre, Nîmes -
Institut Français d'Ecosse, Edimburgo - Institut Français de Valencia,
Spagna - Ecole des Beaux-arts de Limoges
1985 Galerie Jean Fournier, Paris - Galerie Zoographia, Bordeaux - Fondation
du Château de Jau, Cases-de-Pène -Galerie Athanor, Marseille.
1986 Galerie Municipale d'exposition, Saint-Priest Galerie Jean Fournier,
Paris - Centre Culturel d'Annonay Galerie Kamakura, Tokyo - Musée
Archéologique, Cavaillon - Galerie Jacques Girard, Toulouse - Galerie des
Arènes, Nîmes - Galerie Athanor, Marseille
1987 Mücsarnok, Budapest - Sara Hilden Taidemuseo, Tampere, Finlandia -
Pulchri Studio, Den Haag
1988 Institut Français de Cologne - Galerie Wentzel, Köln , Galerie Won,
Séoul - Galerie Jean Fournier, Paris -
XLIII Biennale di Venezia - Centre Culturel du Caire, Egitto - Carré d'Art,
Musée d'Art Contemporain de Nîmes
1989 Musée des Oudaas, Rabat, Marocco c Ecole des Beaux-Arts de Quimper -
Palais des Congrès, Perpignan - Rencontres d' Art Contemporain, Clermont-
Ferrand - Galerie Thérèse Roussel; Perpignan - Musée d' Art Moderne de Céret
- Galerie Kamakura, Tokyo - Galerie Wentzel, Köln - "Les Filets de Claude
Viallat dans Vienne". Etendard 3, Vienne, Isère.
1990 Centre Culturel de seoul, Corea - Galerie Hyundal, seoul - Galerie
Carreton, Nîmes - Galerie Cadaquès, Cadaquès, Spagna Galerie Athisma, Lyon -
Eglise Notre-Dame-des-Sab1ons, Aigues-Mortes -Ecole des Beaux-art;s d'
Annecy
1991 "Sup. Hors Sur Face.., CRDP de Poitiers Galerie Jean Formier, Paris -
Galerie Athanor, Marseille - Galerie Oniris, Rennes - Galerie Won, Séoul -
Galerie Wentzel, Köln - Galerie Christine Debras et Yves Bica1, Bruxelles -
Musée National d'Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris - Centre
Culturel Jean Gagnant, Limoges Pinacothèque d'Athènes, Entrepôt du port de
Thessalonique, Nicosia
1992 Galerie Artefact, Tel Aviv, Israele - Musee de la culture bédouine, -
Khibboutz Lahav, Israele - Galerie Appart, Saint-Étienne - Galerie Itsutsuji,
Tokyo - Sagacho Exhibit. Space, Tokyo - Musée national des Beaux-arts d'
Ankara
Musée des Beaux-arts de l'Université Mimar Sinan d'Istanbul - Galleria
Turchetto-Plurima, Milano - Musée de Montbéliard, Montbéliard Galerie Colt,
Nice Château d'Arsac
1993 Musée d'Art Moderne de Céret - Galerie Jean Fournier, Paris - Espace
Fortant de France, Sète - Ecole des Beaux-arts du Mans - Centre d'initiatives
artistiques de l'Université de Toulouse-Le Mirail Galerie Larock-Granoff,
Paris
1994 Galerie Art et Essai, Université de Rennes - Galerie Oniris, Rennes -
Galerie du Cloître, Rennes - Ecole Régionale des Beaux-arts de Rennes - ADDC,
périgueux - Galerie Hélène Trintignant, Paris - Galerie Thérèse Roussel,
Perpignan
Musée Municipal de Clamecy - Villa du Parc. Annemasse - Musée Victor
Charreton, Bourgoin- Ja11ieu - Académie Libanaise des Beaux-arts, Beyrouth,
Libano - Galerie Itsutsuji, Tokyo - Galerie Won, Séoul
1995 Espace Ecureuil, Toulouse - Muséum Moderne Kunst Stiftung Ludwig, Wien
- Galerie Adolf et Christiane Von Ribbentrop, Eltville-am-Rhein - Musée
municipal de la Charite-sur-Loire - Musée de Sommières, Sommières Ambassade
de France, Tel Aviv, Israele - Galerie Jean Fournier, Paris - Artothèque de
Nantes, Nantes
1996 Ecole Nationale Supérieure des Beaux-arts, Paris - Musée de la Cour
d'or, Metz Musée-Chateau d' Annecy Ecole des Beaux-arts d' Annecy.
1997 Musée de la Mine, Salle des Pendus, Saint-Étienne - Musée Fabre,
Montpellier - Musée de I'Hôtel-dieu, Mantes la jolie Agence Culturelle
Tropezienne, Maison Coccoz, Saint-Tropez - Temple de Caussade, Caussade -
Galerie Henry Orenga de Gaffory, Patrimonio - Carré d' Art, Musée d'Art
Contemporain de Nîmes - Musée Savoisien, Chambéry - Galerie Yahia, Tunisi -
Galleria Plurima, Udine
1998 Galerie Daniel Templon, Paris - "Claude Vìallat, la periode de Nice
1964-1967", Château de Villeneuve, Fondation Emile Hugues, Vence - Galerie
Lea Gredt, Luxembourg
1999 Galerie Oniris, Rennes - Galleria Plurima, Udine - Institut Français de
Casablanca St. Petri Kirche, Lübeck
2000 Galleria Peccolo, Livorno
2001 Galleria Comunale d'arte contemporanea AI Molini, Portogruaro - Fondaco
delle Biade, Feltre |
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