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Spesso si associa all'idea di fotografia la capacità da parte del fotografo di leggere la realtà attraverso una prospettiva o un'angolazione particolare capace di evidenziare un tratto, un gesto o un evento e di portare all'attenzione dello spettatore il congelamento di quell'istante, di quell'attimo in forma di immagine bidimensionale. Tutto questo procedimento che ha per sorgente la vista e per mezzo l'obiettivo e la pellicola, ha sostituito all'inizio del secolo ventesimo la medesima capacità che fino ad allora era virtù esclusiva della pittura. In realtà come sappiamo, l'arte visiva non aveva sostituito un metodo con un altro, non aveva abbandonato uno strumento d'espressione assolutamente libero e proprio della fantasia, dell'immaginazione con le possibilità nuove che forniva la macchina fotografica. In parte il campo dell'arte aveva lasciato all'impressione fotografica il compito di registrare, di ritrarre il reale per come tutti lo vedevano, per come esso si mostrava; per la prima volta ciò che fu una conquista della geometria rinascimentale dello studio delle proporzioni, della scienza pittorica al di fuori delle allegorie divenne consuetudine e semplicità di esecuzione in mano ai fotografi che disponevano di uno strumento nuovo dai risultati stupefacenti. L'arte fu costretta a trovare nuove vie e a sperimentare metodi nuovi, a spostare il fuoco della propria attenzione. Precisamente si può dire che rimanendo pur sempre la realtà, la natura, il vero oggetto della ricerca artistica la scala delle grandezze non rimase più la stessa. La visione tridimensionale non esauriva la complessità della materia, lo spazio appariva molto più lontano di quel che si credeva, e vasto di come non si fosse immaginato, le leggi fisiche classiche mostravano crepe e incongruenze al mutare della scala di grandezza dell'osservazione, la meccanica quantistica spalanco le porte a queste riflessioni come il cubismo e il surrealismo allargarono il campo di ricerca dell'arte spingendola sempre più verso l'astratto, verso l'immateriale oltre la logica. La vera questione si mostrò ben presto legata agli strumenti d'osservazione, per la scienza, ed espressione, per l'arte. In entrambi i casi le possibilità introdotte dagli strumenti modificavano sensibilmente gli esiti e i risultati della ricerca. Il cercatore d'oro del ventesimo secolo sperimentava l'arte con i mezzi che la sua epoca gli metteva a disposizione, il cinema, la fotografia, la scultura, il collage, la pittura...la sintesi esemplare fu incarnata da Man Ray, sebbene molti altri perseguissero simili approdi finendo con specializzarsi in quello che riusciva loro meglio. Sebbene, per Man Ray, la fotografia rappresentasse una possibilità di creare opere nuove trasfigurando la realtà per mezzo di solarizzazioni e di Rayographs, la Fotografia pura e semplice continuò a solidificare quello che divenne poi un vero e proprio commercio, il mercato dell'immagine. La pubblicità si appropriò dei tempi nuovi che permise la stampa fotografica, la stampa giornalistica mostrò ai suoi lettori l'evolversi dei fatti attraverso i resoconti dei reporter e la storia si arricchì della "verità fotografica". L'arte si allontanava oltre la realtà rendendo non consuete certe visioni, la realtà umana si arricchì di un nuovo mezzo per raccontare sé stessa, per comunicare. Nei tempi presenti l'uso degli strumenti, la stessa evoluzione di questi, ha permesso all'uomo di ricostruire il quadro immaginativo dell'universo in maniera totalmente inimmaginabile cento anni fa, lo sviluppo esponenziale della civiltà tecnologica per quanto distante dallo sviluppo sociale, ci ha permesso di pervenire ad una nuova chirurgia, ad una ingegneria del microscopio, alla mappatura genetica, agli acceleratori di particelle, a sintesi robotiche, all'elettronica del pensiero... mutando contemporaneamente i nostri gusti estetici e tattili, la nostra sensibilità musicale, la nostra immaginazione. Ciò nonostante va detto che lo strumento nuovo non basta a rendere moderni i nostri risultati, questo dipende dal nostro unico modo di vedere le cose, dobbiamo infatti essere moderni noi per primi, pur utilizzando mezzi espressivi tradizionali. In un'ottica di purismo fotografico, dunque, presento per la prima volta lavori giovanili che consapevoli delle nuove tecnologie digitali, tentano di mostrare come anche gli strumenti forse un poco sorpassati, diano vita a risultanti nuove, ricche in cromatismo e complessità naturale, allusive e mai didascaliche della dimensione infinitesima del Caos, delle strutture della profondità e del cosmo. Ramificazioni, costellazioni, astratti informali, sono titoli piuttosto diretti per raccontare quali sentimenti visivi abbiano suscitato in me le combustioni della pellicola, portata fino quasi ad esaurire il suo potenziale di superficie, quasi del tutto bruciata, infranta dal calore, quasi del tutto oltre la luce. In effetti lo stupore che provai di fronte a queste estensioni del termine fotografia, mi conquistò completamente. Le suggestioni lasciarono presto spazio alle somiglianze quando mi accorsi che le foto di un microscopio elettronico, e per converso, di un telescopio mostravano realtà fotografiche molto simili a quelle che riuscivo a creare in laboratorio con le mie pellicole, da un lato vi era la natura complessa e a volte trattale di espansioni dimensionali della luce, dall'altro l'esplosione geometrica delle forme secondo circonferenze di scala diversa. La natura dissimile dei pigmenti e le diverse temperature di fusione portavano nelle cosiddette transizioni di fase a risultati differenti, essenzialmente tre. Ramificazioni, costellazioni e ad un ibrido dei due tipi precedenti. I termini con cui descrivo questi esperimenti sono arbitrar!, s'intende, sono parole che ho amato e inseguito, se vogliamo. Ramificazioni, ad esempio, è preso a prestito dalla forma che sviluppa un albero e lo usò il grande compositore Gyorgy Ligeti dopo aver corrisposto a lungo con il matematico Benoit Mandelbrot, che a metà degli anni settanta formulò la teoria dei trattali inventandone il nome e l'insieme geometrico che tanto influenzò non solo la comunità scientifica ma anche artisti e pensatori. Similmente, costellazioni, fu usato da Pierre Boulez...quasi fosse un ritorno alla musica descrittiva... È dunque una mostra dedicata alla natura, oltre la luce che illumina gli oggetti in superficie, oltre il nostro uso comune del materiale fotografico, oltre l'incidenza perfetta per generare una foto "buona", è un tentativo non solo fotografico, un metodo, una partitura di luce scritta sulle superfici,..un ultimo oltre. Davide Andrea Lonardi NOTE BIOGRAFICHE Davide Andrea Lonardi è nato a Este (Pd) nel 1978, si è diplomato in lingue presso l'Istituto Internazionale del Sacro Cuore di Padova dove ha ricevuto un educazione sentimentale classica e ha avuto come maestri Andrea Zanzotto e Luigi Cerantola. Diplomato in regia e produzione cinematografica all'Accademia Nazionale di Arti Cinematografiche è laureando in Storia dell'Arte Contemporanea presso la facoltà di Lettere dell'università di Padova. Fotografo per necessità e passione ha iniziato a fotografare nel 1986 allorché gli venne regalata la sua prima macchina fotografica, una Ikarex. Negli ultimi anni stimolato dai risultati, ha sperimentato la quaLità delle ottiche leitz, il medio e grande formato, l'universo digitale. La sua ricerca spazia attraverso le forme di espressione più sperimentali, dalla poesia al video e alla progettazione di manufatti d'arte secondo un percorso costantemente contaminato dallo studio indipendente della fisica teorica, della geometria e della musica contemporanea. È autore di una collana video enciclopedica di quindici puntate in via di realizzazione che vanta, già compiuti, un documentano dedicato all'opera e alla figura dell'artista Fabrizio Plessi, "Fabrizio Plessi: l'opera al video" e di un successivo documento sopra ai cinquant'anni di attività del pittore veneto Luigi Del Sai "Del Sal, Il percorso fantastico". Nel 2004 ha partecipato alla Biennale di arte contemporanea di Londra all'interno della rassegna di mail art curata dall'artista e amico Ruggero Maggi. |