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Sono immagini. Sono parole. Immagini che assumono una loro identità attraverso gli occhi. E le parole? Le parole appartengono esclusivamente alla fantasia degli occhi, da quel pezzo di realtà strappato al mondo, ma che etereo e intangibile come sono le parole rimane dentro come sensazione, come emozione non di un momento vissuto, ma come testimonianza di ciò che appartiene all'uomo. Raccontarlo con le parole è cosa da poeti, ma raccontarlo con le immagini è da artista. Tamayo Horiuchi è l'artista che scrive con la fotografia una storia personale e riservata. Usa il linguaggio dell'occhio, un linguaggio silenzioso e, nel contempo, riflessivo fino a raccogliere nelle sue composizioni la sensazione di una vetrina del mondo, immagini che si perdono in quell'aere fluttuante della memoria per poi sparire completamente in quella dialettica tra presente e passato come attese da riempire con il futuro, come uno stato di perenne indugio tra pieni e vuoti, tra l'apparente solitudine delle cose del mondo e la pienezza dell'immediato. Il mondo si trasforma in visioni che ci sono presentate seguendo una personale impaginazione e privilegiando la profondità illusoria dei piani sfalsati; e così in primo piano troviamo un oggetto solitario quasi sospeso nel nulla a far da quinta, e che ne accentua la percezione prospettica. In altre opere l'artista si affida alla trasparenza per alterare la prospettiva reale, ciò che a voltè è in primo piano viene consapevolmente dislocato in un secondo, trasformandolo in apparizione, come un'eterea sensazione. A volte è il riflesso a diventare protagonista fantasioso, tanto da falsare i campi percettivi e ridurre a comparsa, a un'apparizione temporanea ciò che nella realtà occupa uno spazio secondario, se non addirittura diverso. Il vissuto si trasforma in sogno, nel quale si sovrappone il vero e l'immaginario, la realtà e la fantasia, il ricordo e l'invenzione, il passato e il presente, tanto che in molte fotografie il vuoto dell'infinito si fa teatro delle memorie e le stesse poi si perdono nell'assolutezza del tutto come del nulla. L'obiettivo fotografico di Tamayo Horiuchi diventa l'occhio dell'intimità e dell'interrotto viaggio nel mondo della percezione visiva; un momento intimo e solitario che guarda e si riconosce nell'incommensurabilità dell'infinito. Nella discrezione compositiva, che muove la ricerca dell'artista giapponese, si fa largo un altro soggetto che armonizza il suo spirito con il mondo: l'acqua, l'elemento da cui trae origine, secondo Talete, la vita. L'acqua diventa quindi quella materia impalpabile che si nutre della luce ma anche delle immagini al pari della memoria e del vagheggiamento, trasformandosi definitivamente in uno specchio nel quale realtà e illusione si incontrano. NOTE BIOGRAFICHE Nasce a Kumamoto, Giappone, nel 1971. Dopo aver conseguito la laurea in musica (pianoforte) presso l'Università Fems a Yokohama, Giappone, nel 1993 si trasferisce a Parigi dove ottiene il Diploma di maestro di pianoforte presso l'Ecole Normale de Musique de Paris. In seguito mentre frequenta il Corso Superiore di Lingua francese presso l'Università La Sorbonne a Parigi, incomincia a dedicarsi con interesse crescente alla fotografia intraprendendo un cammino che ben presto la porterà a girare l'Europa con la macchina fotografica. Nel 1998 ritorna in Giappone e si trasferisce a Tokyo dove pubblica una sene di cartoline, tratte da alcuni suoi scatti europei, ed espone per la prima volta il suo lavoro a Tokyo e a Kitakamakura. In questo periodo pubblica, inoltre, una serie di fotografie accompagnate da poesie dando avvio ad un progetto artistico fondato sulla contaminazione dei linguaggi che segnerà profondamente la sua ricerca artistica negli anni a seguire. Nel 2001 una foto è selezionata al Concorso Internazionale di fotografia di Kobe (Giappone) indetto da l'International Photographers Association. Nello stesso anno si trasferisce in Italia, a Portogruaro (Venezia), dove attualmente vive e lavora. Negli ultimi anni ha partecipato con successo a due concorsi internazionali di fotografia e realizzato alcune mostre sia in Italia che in Giappone. |