ALESSANDRO GAMBA

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Appesi, 1984
Olio su tela, cm 200x200

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Appuntamento, 1990
olio su tela, cm 80x80

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALESSANDRO GAMBA. In questa sezione, nata con la collaborazione della provincia di Pisa e il comune di Volterra (dove è già stata presentata nella primavera), si ha modo di osservare come l’azione del dipingere sia vissuta come un momento ludico, piacevole; un gesto artistico che parte dall’interno, con l’intenzione di raccogliere e materializzare la musicalità del colore e il ritmo del movimento; ma quel che rimane è un continuo dialogo tra il segno in divenire e l'effetto ultimo. La fase percettiva contribuisce definitivamente alla definizione della superficie, sulla quale il colore, nelle varie e molteplici sequenze, delimita gli intervalli di un’alternanza di cromatismi e di luce. Si completa così quel percorso del fare, nel quale emerge la personalità dell’artista. In questa pittura fatta di ritmi, di sospensioni di forti attese, Gamba immedesima la propria esistenza dell’essere all’interno di un agire artistico, dove la gestualità, seppur indirizzata ed accompagnata anche nelle direzioni più ampie e articolate, ricerca una propria dimensione fatta di ampie campiture, ma anche di frenetici segni, di frastagliate direzioni, di lievi gradazioni cromatiche.

James Abbott Whistler, ad un suo allievo, il quale sosteneva di dipingere ciò che vedeva, rispose: “aspetta di vedere quello che hai dipinto”. Questo potrebbe essere l’incipit per la lettura delle ultime opere di Alessandro Gamba, e ciò perché la sua pittura va concretizzandosi nel processo del fare, nel divenire progressivo dell’atto pittorico; non è una pittura che si dà a priori, che non si propone mai prima di essere realizzata. L’atto iniziale si sostiene con un segno che è, in realtà, un ampio movimento che si avvale di un’attenta osservazione dello spazio, delle sue dimensioni, ma anche delle sue potenziali funzioni compositive. La superficie diventa così l’elemento primo sul quale l’artista interviene; egli procede così ad una precisa separazione dei componenti linguistici che costituiscono il linguaggio della pittura, ciò fa sì che gli elementi lessicali acquisiscano, in sintesi, un’ampia autonomia. Questo processo creativo di Gamba evidenzia dapprima la composizione formale: la linea, solitaria, attraversa la superficie, disegna un percorso, un placido movimento che detta il ritmo all’atto pittorico. Una linea – di liciniana memoria, forse, come qualcuno sostiene – pacata e silenziosa divide lo spazio pittorico, determinando così una prima suddivisione dei campi, all’interno dei quali l’azione del dipingere annota il divenire pittorico di Gamba. La pittura si espande solo in seguito al manuale intervento dell’artista, al suo intento di far dialogare la luce con il colore, la materia con la trasparenza. All’interno degli spazi delimitati dalla composizione formale, la pittura è dunque protesa al divenire e al progressivo formarsi, seguendo le indicazioni che il colore, gradualmente, fornisce. L’intervento dell’artista va dunque confondendosi con un movimento (quasi gestuale) lento e meditato, che rincorre se stesso fino a vagheggiare un leggero scarto cromatico, una minima variazione della luce sulla superficie. Le sue opere, proprio nella fase della percezione inducono ad una riflessione, ad una sorta di autoanalisi attraverso l’azione propria e manuale del dipingere. Scaturiscono così le innumerevoli potenzialità espresivo-percettivo, che sono proprie del colore, della sua lucentezza o dell’opacità, o ancora della sua trasparenza. In questa dinamica - estesa allo stretto rapporto tra l'essere e il suo contrario, tra il visibile della for­ma e l'invisibile del dipingere – Gamba realizza una pittura che rimanda a se stessa, ma anche alle contrapposizioni tra l’atto del fare pittura, perché segue l’indole dell’uomo-artista, e quello più razionale del costruire o inventare una forma, evidenziando così l’aspetto puramente razionale della progettualità.

L'azione pittorica - quello stato provvisorio dell’essere in ogni modo in evoluzione - va gradual­men­te identificandosi con la trasformazione oggettiva del pensiero e della riflessione sull'arte; un tentativo di definire criticamente la pittura, attraverso se stessa, offrendo, come motivazione, l'agire ed il fare. Al gesto spetta l'azione intermedia, quella che precede il definirsi della superficie; mentre il movimento del pennello produce colore, poi, nel suo successivo annullamento, il colore si fa luce, per tra­­sformarsi, poi, ancora in colore e così all’infinito. L’azione del dipingere è vissuta come un momento ludico, piacevole; un gesto che parte dall’interno, con l’intenzione di raccogliere e materializzare la musicalità del colore e il ritmo del movimento; ma quel che rimane è un continuo dialogo tra il segno in divenire e l'effetto ultimo. La fase percettiva contribuisce definitivamente alla definizione della superficie, sulla quale il colore, nelle varie e molteplici sequenze, delimita gli intervalli di un’alternanza di cromatismi e di luce. Si completa così quel percorso del fare, nel quale emerge la personalità dell’artista. In questa pittura fatta di ritmi, di sospensioni di forti attese, Gamba immedesima la propria esistenza dell’essere all’interno di un agire artistico, dove la gestualità, seppur indirizzata ed accompagnata anche nelle direzioni più ampie e articolate, ricerca una propria dimensione fatta di ampie campiture, ma anche di frenetici segni, di frastagliate direzioni, di lievi gradazioni cromatiche.

Gamba ribadisce che la pittura è un’azione che propone se stessa, all’interno di una dinamica progressiva pronta a mutare nell’indefinito processo del divenire. Nei suoi movimenti alternativi, spesso dettati più da una lieve progettualità, è visibile il suo percorso storico, dove è anche leggibile l’espe­rienza personale che si mescola all’esperienza del conoscere – evidenti i richiami a Klee, a Licini, ma anche ad alcuni geometrici d’inizio secolo. È certamente un procedere come un lieve ma deciso rimando alla memoria, una citazione fugace, a volte onirica, ma intensamente sentita e provata all’in­terno di un’evoluzione linguistica, nella quale la certezza della percezione è mutevole quanto quella dell’eser­cizio pittorico.

 Nel giorno di S. Biagio

Diego Collovini