EVA FISCHER

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I labirinti della memoria

Le opere di Eva Fischer arricchiscono musei gallerie di tutta Italia; una sua opera è presente all'Ospedale di San Vito al Tagliamento.

Nata a Belgrado, figlia di un rabbino, Eva vive la deportazione di suo padre, dei suoi nonni e di altri 31 familiari. Fuggita dal campo di concentramento dell'isola di Curzola, si rifugia con il fratellino e sua madre malata nella città di Bologna, dove rimane fino alla fine della guerra.

Questa drammatica esperienza incide notevolmente l'attività artistica della Fischer, originando uno dei momenti pittorici più intensi: I Labirinti della memoria - che esporrà, dopo una grandiosa mostra organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura in Israele, presso i locali dello Yad Vashem (Museo dell'Olocausto di Gerusalemme) "l'Eva Fischer Found" una mostra permanente nel museo cittadino di Tel Aviv.

Da sempre l'arte di Eva Fischer viene associata all'amore per la Bicicletta, che accompagna molti altri soggetti: "manubrio, due biciclette innamorate gironzolano tra i mercati... mente altre si appoggiano sui muri…"

Nel 1946 Eva si trasferisce a Roma, dove frequenta assiduamente il gruppo di artisti di via Margutta; stringe amicizia con Dalì, Picasso, De Chirico, Tot, Guttuso, Carlo Levi.

L'incanto scaturito dalla città eterna le suggerisce due altri momenti pittorici essenziali nella sua vita pittorica: i Mercati che raccontano la vita rionale di quell'epoca ed i Muri, nei quali i colori descrivono lo scorrere del tempo.

Gli anni '50 le fanno anche scoprire alcuni rinomati litorali della penisola Sorrento, Amalfi, Ischia, e infine Capri; luoghi che la "obbligheranno" frequentemente a lasciare la Capitale per dipingere le Barche e i Paesaggi Amalfitani.

Sempre in quegli anni osserva - cavalletto e colori alla mano - le grandi orchestre durante le loro prove e nasce un altro momento che resterà per Eva Fischer un simbolo: la musica è colore. I prosceni sono illuminati da fantasie di luci colorate, i fiati hanno un colore, le percussioni un altro, e così via dicendo. Ennio Morricone le dedicherà il compact disk: A Eva Fischer, pittore

Negli anni '70 sono le Conchiglie il nuovo soggetto, come se i colori sentissero la musica del mare.

Mercato e ciclisti, pescatori e marinai, musicisti e orchestrali, portano la Fischer a personalizzare il soggetto di Figura appreso anni prima all'Accademia di Belle Arti di Lione ed a renderla capace di esteriorizzare i pensieri: esempi salienti le figure dei deportati nei citati Labirinti della memoria ed i Ballerini ed attori alle Scuole di Teatro e di Danza (negli anni '80) che esprimono non solo la loro bravura, ma anche la velata stanchezza, lo sforzo di voler riuscire.

In una sua lettera del 10 marzo 1970, Giuseppe Ungaretti scriveva:… Eva lavora con tale grazia che non può non incantare un poeta, che ce la rende cara, dalla personalità inconfondibile…