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Esistere significa mutare, mutare significa maturarsi, maturarsi significa
creare indefinitamente se stesso Le esperienze pittoriche, che man mano sono state avanzate nei difficili anni dell'immediato secondo dopoguerra, sono andate a caratterizzare e definire i momenti più rilevanti dell'arte e più in particolare della pittura contemporanea. Un primo passo, compiuto dalle generazioni, che nei primi anni cinquanta cominciarono ad esporre in diverse mostre, è stato quello di ripulire dalla retorica e dal simbolismo il linguaggio pittorico che ha caratterizzato il ventennio, ma anche di recuperare alcune specificità della pittura astratta, già evidenziate in forma sperimentale dal Futurismo. Tra i giovani che sono apparsi nel panorama artistico fiorentino e che, nel corso della loro storia, hanno evidenziato le contraddizioni di un certo modo di fare pittura, è stato certamente Walter Fusi. La sua prima mostra personale risale al 1946, proprio in un momento singolare e particolare dello stato dell'arte italiano. I ritratti e i paesaggi che ha realizzato, almeno fino alla metà degli anni cinquanta, già contengono diversi elementi del suo futuro percorso artistico. Il colore che si mostra nelle sue opere, che occupano il successivo decennio, almeno fino alla prima metà degli anni cinquanta, pare attinto direttamente dai fauves, da quello sperimentalismo francese di inizio secolo che aveva fatto del cromatismo acceso e arbitrario, della linea deformata, del plasticismo della pittura il manifesto del loro operare. La svolta verso l'informale avvenne alla fine egli anni cinquanta, quando a Firenze passava Emilio Vedova. Un'energia del segno, il tratto forte e materico ha dato alle opere di Fusi un'immediatezza intensa e viva, priva della mediazione propria della rappresentazione figurativa. Una scelta per certi versi audace, se si considerano le sue precedenti esperienze con Cavalli, la frequentazione di Rosai, ma anche il confronto con l'ambiente fiorentino, decisamente legato alla tiádizione figurativa e alla riproduzione del reale. Fu per certi versi un cambiamento totale dettato da "la confusione che avevo dentro, ... quella scelta nasceva da un disagio. 0 fai il figurativo per benino o il geometrico astratto. Ma l'informale è qualcosa di più, che ti prende, ti snerva, ti sospinge. Difficile governarlo" (sono parole sue). Il cambiamento dunque è venuto da dentro, da quella consapevolezza dell'esistenza di una pittura individuale, libera, nata da una sorta di caos interiore, per poi trovare una nuova via per assestarsi, controllarsi e perfino a progettarsi. I passaggi della pittura di Fusi risentono, via via, dei cambiamenti e degli umori internazionali del mondo dell'arte, ma il pittore toscano ormai aveva dato una direzione alla sua creatività. Il Carmina Burana, questa sua ampia composizione di piccoli quadri (il n. 14 ne è composta da 150), contiene in sé molte delle sue esperienze, molte delle sue ricerche. La stessa presentazione a "composizione" permette all'artista di esprimersi in più modi; prima nella realizzazione dell'opera singola, relazionata però con la superficie ridotta del singolo quadro, che poi fa dialogare con gli altri, e con il grande spazio e con l'infinito. Affiorano cosi, dalla memoria, le esperienze geometriche e tridimensionali delle Penetrazioní, ma non mancano anche le lucentezze dei colori primari delle opere giovanili. E ancora il segno e la pastosità del colore sono ciò che rimane del breve ma intenso periodo informale. Sembra questa la scrittura della propria esperienza d'artista, del proprio concepire la pittura, del come trasformarla in espressione di una "felicità" che origina proprio dalla trasformazione della pittura in un linguaggio individuale, che alternativamente attinge alla personalità dell'artista e alla storia dell'arte aniconica. Un fare per interpretare un proprio esistere d'artista, utilizzando gli strumenti che solo la pittura, e l'arte più in generale, riesce a far progredire. Nel giorno di S. Clemente, 23 Novembre 2000 Diego Collovini
______________________________________ Walter Fusi nasce a Udine nel 1924 da genitori toscani. Condivide le esperienze delle avanguardie artistiche italiane e, fino al 1963, aderisce al movimento informale. Dopo quella significativa esperienza, alterna periodi di silenzio e di riflessione che preludono all'astrattismo geometrico. La sua ricerca pittorica gli permette di raggiungere un raro equilibrio fra analisi linguistica e sensibilità artistica. Dal 1965, fino alla metà degli anni settanta, che coincide con il soggiorno milanese, propone delle opere nelle quali sperimenta le molteplici possibilità espressive del concretismo. Tale ricerca lo porta poi a realizzare opere tridimensionali, che concedono le più rilevanti affermazioni nazionali ed internazionali. Conclusa anche l'esperienza milanese, ritorna a Firenze nel 1979, per riprendere la pittura informale, ma questa volta evidenziando una gestualità raffinata dall'esercizio artistico e da indagini sul linguaggio pittorico, che lo porta a coagulare la riflessione della geometria con l'immediatezza dell'informale. Ha tenuto personali a Roma, Milano, Firenze, Liegi, New York, Chicago. Ha inoltre partecipato alla VIII Quadriennale d'Arte Contemporanea di Roma, e a Parigi al XXV, XXVI e XXVIII Salon des Réalités Nouvelles, al Xii, XV e XVI Salon Grands et jeunes d'Aujuourd'hui, al Salon des Comparaison Grand Palais e al XXXI Salon de la jeune Sculptures. Ha inoltre esposto alla Bertrand Russel Peace Foundation di Londra, ad Art 94 di Bruxelles e a Costructivismo 96 a Caracas Nel giorno di S. Cecílía, 22 Novembre 2000 Orari: martedì,
mercoledì e sabato: 16.00 19.00 |