|
I giovani pittori italiani allora hanno attinto nuove forme espressive, sconosciute tecniche pittoriche, innovativi interpretazioni della pittura, ma, contemporaneamente si sono dovuti misurare e paragonare con queste esperienze, per certi aspetti rivoluzionarie. Hanno, questi giovani artisti, gradualmente elaborato tali conoscenze e approfondito gli elementi costitutivi la pittura aniconica, come il colore, il movimento, il gesto, la materia, la superficie. Questi sono anche gli elementi che hanno contraddistinto il percorso, seppur articolato e complesso, di Ennio Finzi. Veneziano fin dai primi anni giovanili ha avuto modo di accostarsi immediatamente con quel grande e rilevante movimento che è stato lo Spazialismo (cui questa galleria ha dedicato una significativa mostra nel 1998), ma anche di vivere la Venezia di fine anni cinquanta. Nelle allora molteplici manifestazioni internazionale erano invitati artisti provenienti da tutto il mondo e il contatto con queste sconosciute forme espressive ha permesso agli artisti veneziani di teorizzare e consolidare un innovativo linguaggio dell'arte e dare alla pro pria pittura un'impronta personale e distintiva. La frequentazione continua con diversi artisti, con Virgilio Guidi in particolare e con Tancredi (col quale ha diviso per parecchio tempo lo studio), ha maturato tecnicamente l'opera pittorica di Finzi, e personalizzato le sue forme espressive. Da allora il suo lavoro ha registrato un percorso silenzioso, ma ricco di meditazioni e di sperimentalismi. Le opere presentate in questa mostra risalgono agli anni ottanta e sono legate tra loro da un fattore comune: sono tutte in nero. È la predominanza del nero a mettere lo spettatore di fronte ad una riflessione e a un ripensamento sul contenuto dell'opera; l'attenzione viene qui tutta rivolta alla percezione della pittura. D'altro canto è lo stesso Dino Marangon riferendosi però ad opere degli anni '60 - a sottolineare lo stato se non analitico, ma certamente di approfondimento: "La ricerca di Finzi si trasformerà così in riflessioni sulla stessa percepibilità. L'apparente povertà andrà allora configurandosi come annuncio, preludio di nuove apparizioni". E questo ciclo, quest'attesa di nuove apparizioni cromatiche, accentua nell'artista veneziano l'esercizio della pittura, lo pone cioè in quello stato che vuole, attraverso l'azione del fare materialmente pittura, stabilire un continuo ed approfondito confronto linguistico con la pittura stessa e con tutta la sua storia. La mancanza del policromatismo - cosa che ha caratterizzato il suo lavoro negli anni cinquanta e sessanta e che, dopo gli anni ottanta, diverrà l'elemento caratteristico del dipingere di Finzi testimonia la qualità dell'atteggiamento dell'artista verso la pittura, mettendo in evidenza la necessità di stabilire un immediato e continuo dialogo con la luce e con gli elementi che compongono il linguaggio dell'arte astratta. La materia, la diversa composizione del colore, la variante trasparenza sono gli elementi catalizzatori della pittura e della composizione formale dell'opera. In queste ampie campiture acromatiche si libera l'energia del gesto e la corposità della materia, mentre l'opacità e la lucentezza del nero raggiunge, in questo ciclo, la forza del colore. Dunque non solamente la pittura come fare, ma la pittura come percezione. In questo duplice dialogo, artista-opera e opera-spettatore, si intensifica e nello stesso tempo si materializza ogni riflessione dell'artista sulla percezione e dello spettatore nella lettura dell'opera stessa. diego collovini
Ennio Finzi nasce a Venezia nel 1931. Studia da giovane violino e contemporaneamente frequenta l'Istituto d'Arte. Le sue prime opere, esposte alla Fondazione Bevilacqua la Masa nel 1949, sono molto vicine alla pittura espressionista. Sono abbastanza chiari i riferimenti alla pittura di Munch e di Scipione. Negli anni cinquanta entra a contatto con il mondo artistico veneziano. Frequenta De Luigi, Carlo Scarpa, e Ambrosini. Il suo lavoro va, da allora, indirizzandosi verso la pittura astratta, studia ed approfondisce le esperienze del dinamismo cromatico di Balla e di Delaunay. Chiamato da Vedova a collaborare nel suo studio, Finzi si mostra interessato al gestualismo. Via via la sua pittura assume caratteri autonomi; spesso è oggetto di improvvisazioni analoghe ai modi compositivi della musica jazz. Nel 1951 conosce Fontana e la sua pittura si fa ancora più riflessiva. Abbandona il ciclo dei Cementi - nel quale ogni costruzione ruota attorno alla concezione spazialista della materia e dell'energia - e inizia una ricerca essenzialmente fondata sulla percezione del colore. Dal 1954 realizza il ciclo ritmo-vibrazione. Successivamente è il periodo delle esperienze sulla funzione del ritmo-segno; più tardi riprende le sue ricerche sulla visualità e dà origine al ciclo di lavori sui motivi delle vibrazioni-luce, in cui la percezione scandisce idee formali di estrema semplicità. Negli anni ottanta indirizza la propria pittura all'esplorazione del nero e del non colore, e alle subliminali risonanze dell'emissione del colore. È stato docente all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha partecipato alla XLII Biennale di Venezia, Proiezione 2000 - Quadriennale di Roma; ha allestito una significativa mostra personale a Palazzo Forti a Verona e un'altra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Ha esposto Milano (premio san Fedele), Firenze, Bergamo, Venezia, Roma ecc. Courtesy
Galleria Vecchiato Orari: martedì, mercoledì e sabato: 16.00 19.00 |