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Le installazioni di Annibel Cunoldi sono, per la maggior parte, marcate dall'uso della parola che, grazie alla sua flessi-bilità interpretativa (poiché carica di significati semantici), ci pone in uno stato di riflessione e di ripensamento. Il filo rosso, che l'artista ha inteso costruire, si muove all'interno della linea del tempo. Lo fa citando l'origine delle civiltà più conosciute, riportando le date di nascita di alcune culture e delle loro religioni, rendendo così evidente l'originalità di ogni storia, le loro diversità temporali, ma soprattutto l'impossibilità di trovare un'unica ed esclusiva genesi che possa essere espressione di un unico mondo, e così la negazione della possibilità di un solo sentiero del divenire. Mediante questa diversità Annibel Cunoldi materializza la sua concezione dell'evolversi del pensiero attraverso le griglie lingui-stiche, una forma espressiva che rende evidente la forza comunicativa della parola. Il quotidiano berlinese "Tagesspie-gel" ha scritto in un profilo dell'artista: chi frequenta abitualmente inaugurazioni, tavole rotonde o serate artistiche con artisti o curatori, deve incontrare Annibel Cunoldi, riconoscibile dal suo cappello nero, nelle sue incursioni sulla scena artistica. Non si può immaginare una testimone chiave più adatta del processo di trasformazione della città, in quanto Annibel Cunoldi lo osserva da artista e da autrice al tempo stesso. Le due forme d'espressione s'incrociano nel suo lavo-ro e gli conferiscono chiarezza intellettuale e precisione estetica. La metafora da lei sviluppata della griglia linguistica venne già presentata in varie occasioni, ma sempre creata per il luogo specifico. L'idea diviene una macchina che produce arte. Cursus et recursus: corsi e ricorsi, un vecchio adagio di Giambattista Vico, col quale il filosofo napo-letano intendeva sottolineare come, nonostante l'evoluzione della storia, molte situazioni, nel tempo, si ripropongono; ma forse quello che più interessa, per comprendere l'impianto linguistico di quest'espo-sizione di Annibel Cunoldi, è forse l'altra scoperta vichiana, con la quale lo studioso viene affermando l'esistenza della natura fantastica della poesia e del linguaggio artistico; ne mette in luce il valore au-tonomo della mentalità mitica e dell'etica eroica; ne evidenzia l'esigenza della liberazione autocritica, per capire il passato e il diverso, per evitare l'assolutizzazione di eventi e fatti che caratterizzano una determinata epoca. Nulla, in questo modo viene proposto in forma completamente esclusiva e deter-ministica. Soprattutto in quest'inizio di secolo (o millennio come si vuole) governato dalla globalizza-zione da un'improbabile certezza che il mondo - e con esso le singole tradizioni delle civiltà degli uo-mini - possa condividere leggi, tradizioni, religioni, usi, costumi e quel che più conta, per i sistemi ca-pitalisti, i consumi (non è che siamo di fronte ad un ricorso storico?). La storia dell'arte, proprio per il suo linguaggio mutevole, per quella sua natura "fantastica", si propo-ne come momento di ripensamento, se non di incertezza, di fronte alla logica evolutiva della storia; una pausa di riflessione su eventi che coinvolgono l'artista in quanto essere sociale. Ciò snaturerebbe le storie di tutto il mondo se solo provassimo ad incanalarla in un unico percorso; sarebbe come se in aritmetica l'uno diventasse la somma di tutto (in altre discipline teoretiche questa sintesi pare possibi-le, ma non essendo l'unica tesi ammissibile, la creatività dell'uomo ha ancora il potere di spaziare con la fantasia). Nell'arte, ancora vale l'assioma che nulla può prescindere dalla creatività, dall'individua-lità del singolo, dalla sua personale storia, ma anche da quella della sua razza e della sua terra, dal suo linguaggio, come da quello della poesia espressa negl'innumerevoli rivoli in cui si dirama l'espressività artistica. Perciò in questa logica e con questi presupposti ci si può accostare al linguag-gio di Annibel Cunoldi. Le sue installazioni sono, per la maggior parte, marcate dall'uso della parola che, grazie alla sua flessibilità interpretativa (poiché carica di significati semantici), ci pone in uno sta-to di riflessione e di ripensamento di un mondo che ancora ritiene di dover girare a diverse velocità. Il filo rosso, che l'artista ha inteso costruire, si muove all'interno della linea del tempo. Lo fa citando l'origine delle civiltà più conosciute, riportando le date di nascita di alcune culture e delle loro religio-ni, rendendo così evidente l'originalità di ogni storia, le loro diversità temporali, ma soprattutto l'impossibilità di trovare un'unica ed esclusiva genesi che possa essere espressione di un unico mon-do, e così la negazione della possibilità di un solo sentiero del divenire. Mediante questa diversità An-nibel Cunoldi materializza la sua concezione dell'evolversi del pensiero attraverso le griglie linguisti-che, una forma espressiva che rende evidente la forza comunicativa della parola. Ma accanto a questa forma l'artista ne usufruisce di un'altra, ed è quella dell'immagine, la cui capacità comunicativa si manifesta attraverso i suoi significati evidenti o intrinseci. I rimandi sono essenzial-mente contenuti nella figura proposta, ma sono significati immediati, che come tali permettono una lettura, per così dire di tipo simbolico-metaforico, in quanto l'immagine rievoca fatti e situazioni (co-me la Berlino recentemente vissuta, dove i segni del cambiamento si riscontrano nelle più nuove forme architettoniche) che devono essere conosciuti in quanto avvenimenti. Accanto alle forme Annibel Cu-noldi fa vivere la parola, ricca di un suo impianto semiologico e di una sua identità semantica. Se dun-que da un lato la comunicazione nasce dalla conoscenza dell'oggetto che si ha di fronte, dall'altro è l'astrazione della parola a guidare la conoscenza. Una parola che porta appresso non solo il suo signi-ficato attuale, ma anche la sua origine, ed il suo percorso nella storia (non è un caso se le citazioni sia-no soprattutto in latino, poiché è da questa cultura che facciamo risalire il presente della nostra storia e la sua forza comunicativa). Ma accanto a questa ricerca di identità, di appartenenza, Cunoldi ne rico-nosce delle altre, vissute diversamente, ma reali e valide, poiché accanto alla cultura del presente, che approfondiscono e moltiplicano, arricchendoli, i linguaggi dell'arte. Nel giorno di san Bartolomeo apostolo Diego Collovini |