Enrico Bertelli e Graziano Negri 

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Dal 23 marzo al 13 aprile 2003



Di Enrico Bertelli

 


Di Enrico Bertelli

 

 

 


Di Enrico Bertelli

 

 

 

 


Di Enrico Bertelli

 

 

 

 


Di Graziano Negri

 Enrico Bertelli, nato nel 1959, espone fin dalla fine degli anni ottanta. La sua pittura è il segno della presenza umana, del vissuto e del mutabile sotto il pressante ed incisivo intervento della pennellata, della stratificazione cromatica. Quest’azione pittorica raccoglie le caratteristiche della luce, che si dipana e si spande nello spazio alla ricerca  dell’illusorietà propria della profondità e instabilità dello spazio espressivo. L’artista crea così un luogo pittorico dal quale traspare un senso di libertà, di ampia immaginazione e di personale interpretazione del mondo attraverso le visioni che solo il colore e la luce riescono a creare. Il costante fare pittura fa intravedere un’attenuata riflessione espressivo–linguistica che va via via realizzandosi in indefinite forme capaci di trasformare la superficie in una più ampia campitura, pronta a raccogliere le più variegate sensazioni che si materializzano attraverso i movimentati cromatismi della luce.

 Graziano Negri, nato nel 1957, ha iniziato proponendo una pittura di stampo figurativo, molto vicino alle tendenze della pop – art e al figurativismo simbolico. Solo negli anni novanta, a contatto con altri artisti, nella serie di mostre dal titolo “Linea Immaginata”, è approdato alla pittura astratta. Il suo fare pittura è tutto incentrato su due elementi fondamentali: la materia e il gesto. Se il primo aspetto tende a raccogliere degli elementi estranei a qualsiasi forma di progettualità, e per questo ricchi di espressività autonoma, l’aspetto gestuale invece guida il movimento pittorico di Negri, che grazie alle vischiose stesure, riesce a far emergere la lucentezza del colore in continuo contrasto con l’opacità della superficie. Ciò che ne risulta è un costante dialogo tra la trasparenza (frutto della materia) e la velatura cromatica (frutto del gesto).


Guardare la pittura è certamente diverso che guardare un quadro. So, che questa è un’affermazione alquanto singolare però sono esattamente due cose diverse. Il quadro è un luogo, anche il luogo della pittura. Il quadro è lo spazio nel quale precise azioni si susseguono, si accumulano e anche dove possono scomparire, mimetizzarsi o alternarsi. Un quadro è come un diario nel quale il procedere dell’atto pittorico narra e racconta se stesso, perché ogni cosa, che sulla superficie viene depositato, è un atto della pittura; quello che parla è la pittura, è quel linguaggio - antico - che ancora meraviglia (in senso aristotelico) e dunque fa riflettere, fa posare le nostre osservazioni e i nostri pensieri, alla ricerca di che cosa la pittura ancora ha da suggerire e da meravigliare.

E dunque la pittura di Enrico Bertelli suscita curiosità perché è mutevole, perché non è mai uguale a se stessa, perché è capace, nel tempo, di rendersi responsabile di un processo accumulativo che, gradualmente si trasforma, rendendo così personale il suo modo di pitturare. Un’accumulazione che non può, nel caso di Bertelli, essere intesa come una sommatoria dei più disparati linguaggi dell’arte astratta, o di conoscenze artistiche, ma è l’accumulazione dell’esperienza e del fare materialmente pittura. È l’agire con la sicurezza e padronanza di un linguaggio, per quanto articolato e complesso, per quanto uscente da interiorizzazioni o da interpretazioni, che si fa corpo unico con il divenire artistico del pittore. Bertelli è dunque un artista sempre in movimento, forse perché incapace di riconoscersi né in un suo esplicito momento espressivo, né (e questa è certo la qualità di chi sa guardare la pittura) in un artista storico, per cui inutile sarebbe ricercare in lui un ideale maestro, o un pittore cui potersi richiamare. A negare quest’inutile atteggiamento - e sforzo intellettualistico - è tutta la sua produzione: nelle sue opere non si intravedono influenze americane (ciò non vuol dire che l’artista non ami l’espressionismo d’oltre oceano), né possono essere, le sue opere, un richiamo alle esperienze e sperimentazioni pittorico–analitiche degli anni settanta, o ancora - come alcune sue figure umane ci possono far credere - un interessamento verso le rappresentazioni realistiche della pop art.

La pittura di Bertelli è sua e tutta gli appartiene. È sua perché è una continua registrazione di esperienze sia pittoriche (ecco l’arricchimento continuo del suo linguaggio espressivo), sia di sensazioni (di cose da raccontare). Ecco, se nel suo fare pittura riscontriamo la padronanza nell’utilizzo degli elementi linguistici della pittura come il colore, la composizione, lo spazio, il senso della percezione, dall’altra, le sensazioni diventano lo strumento per dare corpo al movimento, liberare l’energia, svincolare la gestualità nello spazio, dare corpo al luogo della pittura, costruire il palcoscenico della luce. Queste componenti espressive però vengono messe in evidenza alternativamente o tendono a scomparire dalla pittura (e ahimè a volte anche dalla memoria) per poi riaffiorare, come un momento distinto del procedere pittorico.

Lo dice in fondo lui stesso, che le esperienze nascono dalle realtà più disparate nelle quali si possono vivere sensazioni intriganti o essere coinvolti in un gioco di cromatismi particolari, o ancora trovarsi circondati da silenzi ovattati o da rumorose vivacità. Ma non sono solo le atmosfere naturali a guidare la pittura di Bertelli, ma anche le tracce di un’umanità viva che si lascia intravedere e riconoscere nelle tracce o attraverso una volontaria presenza segnica, o percepire nell’allegria o nella tristezza dei motivi musicali che accompagnano il movimento del corpo. Ecco quindi gli elementi del suo linguaggio prendere, gradualmente, identità e, alternativamente, questi stessi linguaggi tendono a dare corpo alla pittura, rendendola a volte più espressiva, ariosa, ricca di cromatismi che creano piacevoli trasparenze, o illusorie profondità, o ancora osservare, nelle opere dell’artista livornese, gli ampi ed immaginari spazi prendere consistenza e dare, attraverso colorate gradienze, densità e solidità alla luce.

La pittura di Bertelli si fa segno della presenza umana, del vissuto e del mutabile sotto il pressante ed incisivo intervento della pennellata, della stratificazione cromatica; è la determinazione di un luogo pittorico dal quale traspare quel senso di libertà, di ampia immaginazione che fa del quadro lo spartito per interpretare le molteplici musicalità della luce.

Nel giorno di san Osvaldo

Diego Collovini


Che lavori esporrai in queste mostre a Milano?

Non ho pensato ai singoli quadri ma ad un insieme che funzionasse nello spazio della galleria,nel caso dell'Annunciata, mi piacerebbe che la mostra sembrasse una sorta di rimanenza delle mostre che ci sono state in passato . Una tovaglia piena di briciole dopo che è stato mangiato il panettone una lavagna che dopo anni di scrittura e disegni non si riesce più a cancellare del tutto e rimangono dei frammenti, delle tracce, per questo motivo  ho privilegiato nella maggior parte dei casi il formato verticale molto allungato ,come se fossero dei ritagli di altri lavori,sarà importante anche il modo di allestire nella mia idea dovrebbe essere tutto un po’ fuori centro un po’ spostato come se ci fossero degli spazi che erano occupati da altri quadri che poi sono stati tolti dalla Maria cilena ho pensato ad una mostra il più possibile eterogenea (nell'ambito del mio lavoro) un approccio quasi "scientifico",vorrei quasi costringere, chi guarda, a riflettere sulla filosofia (al pensiero) che è alla base del mio lavoro,ci saranno dei lavori a prima vista piuttosto diversi l'uno dall'altro.

Come sono nati questi lavori più recenti?

Per lungo tempo ho pensato che io stessi lavorando "sulla" pittura,invece in seguito mi sono accorto, dopo un periodo di disperazione creativa in cui mi sembrava di fare l'accademia di me stesso,che la pittura è per me un mezzo (forse quello che più mi si confà) per raccontare un pensiero così ho spostato l'attenzione sul pensiero e ho cominciato ha lavorare con altri mezzi e materiali mi sono sentito sollevato,credo che ne abbia guadagnato anche la pittura.

Cosa ti affascina del recupero dei materiali "sbagliati"?

Credo che nasca tutto da una sensazione di perdita, il flusso di immagini e suoni che ogni minuto della vita si perdono nel nulla è infinito, incalcolabile ed è invece assolutamente trascurabile quello che riusciamo a vedere ,sentire il mio è un tentativo di andare contro i sensi,salvare qualcosa, almeno qualcosa, fra tutto quello che comunemente ignorato e che è per me significativo, per me ogni cosa vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo è significativo: qualsiasi cosa.

Le fotografie che spesso accosti ai quadri,come le scegli,le scatti tu?

No, non le scatto io sono foto abbandonate, considerate sbagliate da chi l'ha fatte immagini perse che io recupero e seleziono (mi sono molto interrogato su questa cosa della selezione,se era giusto o no, ma poi mi sono convinto che non ho molta voglia di essere così corretto e rigoroso dal punto di vista teorico, all'anglosassone per capirsi, ma voglio scegliere quelle che più mi piacciono semplicemente) accostare le foto ai quadri è una specie di ritorno alle mie origini, nei miei primi lavori facevo dei piccoli collage assemblando pezzetti di carta diversi,ritagli, scarti del mio lavoro di illustratore e poi trovo molto interessante l'effetto che si ha nell'accostare cose che apparentemente si frizionano.

Come consideri le piccole imperfezioni (i segni delle puntine, qualche setola del pennello, bordi non precisissimi) nei tuoi lavori?

Il mio è un lavoro di procedimento, il processo che porta all'opera finita è molto importante,non può essere tradito, il percorso è l'opera, le imprecisioni gli incidenti che capitano vengono lasciati perché fanno parte del percorso, mostrano cosa è successo e devo dire che mi piace la sensazione di manufatto che credo ne ricavino i miei lavori da queste imperfezioni amo il calore della manualità, quando l'opera si collega all'uomo ,all'artista che l'ha fatta,anche fisicamente.

Che tipo di formato prediligi?

Il problema del formato , della dimensione,della confezione dell'opera è una cosa che entra nel significato dell'opera stessa,sono elementi inscindibili dall'opera non ho delle preferenze assolute, ma ogni progetto propone la scelta dei formati e della confezione dei risultati se però guardo indietro, a quello che ho fatto finora trovo molti formati quadrati e verticali,il formato quadrato secondo me è il più neutro e il più assoluto, quello che condiziona meno il tuo lavoro ,il verticale lo uso spesso perché mi aiuta a comunicare l'idea di frammento.

Quali viaggi ti hanno arricchito di più, stimolando la tua ricerca artistica?

Non so capire se la mia ricerca artistica si nutra di più del ricordo del giallo delle ginestre che ho visto all'isola d'Elba qualche giorno fa o del rumore della metropolitana di Milano, o la gente che ho conosciuto a Madrid l'anno scorso, forse la combinazione di tutte queste cose, comunque devo dire che sono molto curioso e sono affascinato da capire cosa stanno pensando e facendo gli artisti in giro per il mondo è bellissimo trovare la poesia e la bellezza nel lavoro di qualche artista che prima non conoscevo,mi piace essere sorpreso per cui mi piacerebbe molto viaggiare per andare negli studi degli artisti.

Quanto conta nel tuo lavoro abitare in una città di mare?

La luce,l a luce che c'è a Livorno , quella conta molto,e poi i ritmi rallentati tipici delle città di mare hanno contribuito a formarmi come artista e come uomo,credo che la provincialità può essere una grande ricchezza,hai il tempo per fare il tuo percorso anche se è un po’ laterale, non sei obbligato ad essere subito competitivo, innovativo; certo bisogna essere molto ostinati sennò ti perdi,non ci si alza molto volentieri da un letto caldo e comodo per andarsi a confrontare con situazioni molto selettive e molto poco accoglienti.

Da quanto tempo ti dedichi ai video?che parte hanno nel tuo lavoro?

Il primo progetto con le immagini in movimento,è di qualche anno fa ,volevo realizzare un film con gli scarti di pellicola 35 mm. da un paio di anni mi dedico ai video, mi sento in una fase ancora sperimentale, poi a mio parere non è ancora risolto il problema della fruizione dei video nell'ambito delle arti visive, personalmente mentre guardo una mostra non sono disposto a stare più di 20 secondi dentro una stanza buia a guardare un qualsiasi video mi pare che per ora i migliori risultati sono stati ottenuti da chi fa installazioni ambientali, in modo che le immagini possono essere fruite come un'opera.

Quali artisti giovani ti interessano di più?

L'ultima mostra che mi è molto piaciuta è quella di Bruno Peinado alla galleria Continua di san Gimignano, un altro artista che mi ha molto colpito è Barry Mcgee che avevo visto in america e poi l'ho trovato alla Biennale di Venezia e adesso è in mostra alla fondazione Prada, comunque ci sono molti artisti che mi piacciono, il problema secondo me è che la quantità di proposte è così alta che spesso l'attenzione che possiamo dedicare ad ognuna è poca, si ha così una visione un po’ superficiale della scena e non si riesce a distinguere a prima vista i lavori di "qualità" ho imparato a non liquidare mai ad una prima occhiata nessun lavoro ma ad essere disponibile sempre a rivedere e a pensarci su mi è capitato spesso di cambiare idea e di apprezzare molto chi non avevo apprezzato per niente.

 Intervista a Bertelli di Gravagnuolo


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GALLERIA COMUNALE
DI ARTE
CONTEMPORANEA

AI MOLINI

 

Orario:
martedì, mercoledì, venerdì e sabato 16.00-19.00
giovedì e festivi: 10.00 - 12.00   16.00 - 19.00