Evaristo Cian, Walter Davanzo, Danilo Furlanis e Fiorenza Pancino

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Evaristo Cian; Attesa - 2003

 

 
Walter Davanzo; Autoritratto - 1980

 


Danilo Furlanis; La tivù - 1988

 


Fiorenza Pancino; Diavolo di una donna - 2002

 

 

Si intende per Antropomorfismo la conformazione di alcune parti architettoniche in base ad analogie visive o a rapporti proporzionali ispirati alla figura umana.
Utet

Tra i soggetti rappresentati nella storia della pittura, la figura umana è stata al centro dell'interesse di mol-tissimi artisti ed ha, di conseguenza, occupato uno dei ruoli più importanti e significativi di tutta dell'arte figurativa. Il successo di tale attenzione è certo dipeso da moltissimi fattori, non ultimo quello di non voler rappresentare passivamente la realtà visiva; sono le stesse singolari visioni, che accompagnano una let-tura interiore e personale del mondo, a guidare l'artista nel dare una forma ai suoi simili. Questa possibilità di alterare e deformare la realtà, e con essa la figura umana, ha avuto un'attenzione profonda che ha portato la ricerca artistica a muoversi tra due estremi letteralmente opposti che partono dall'astratta bellezza figurale, che ha caratterizzato tutta la ricerca nell'arte classica, fino alla deformazione rappresentativa delle avanguardie del XX secolo. Un tema dunque variabile che ha saputo spaziare dalla perfezione del modello vitruviano, fino alle trasgressioni figurative dell'Espressionismo, quando la figura umana è stata rappresentata anche nei suoi aspetti più singolari e caratteriali, fino alla deformità, spesso evidenziando il processo di deterioramento dei rapporti tra uomo e mondo esterno, tradito dal grado più o meno estremo di stilizzazione astratta propria dell'arte classica. La rappresentazione della figura umana, offerta da questi quattro artisti è caratterizzata dal rifiuto dell'armonia classica e dall'accentuazione delle difformità e delle dissonanze, rendendo dunque evidenti le lacerazioni dell'individuo opposto a un mondo spesso estraneo. È un'intimità, una considerazione esistenziale messa in luce con i linguaggi dell'arte, dalla pittura, dal segno, dal colore, dalle stesse composizioni che ruotano attorno ad una inferiore visione delle persone e del mondo in cui queste persone sono inserite e dove trovano ragione del loro senso di disagio. Gli artisti evidenziano, in questo modo, le contraddizioni nelle quali rappresentazione e realtà sono così distanti e contrastanti, che solo la fantasia e la creatività sanno trovare un filo comune che li unisce. In fondo sono proprio le incoerenze umane che ispirano alla ricerca di una dimensione alternativa e contrapposta (e non è forse questo il tema del ritratto di Dorian Gray?).

Evaristo Cian, Walter Davanzo, Danilo Furlanis e Fiorenza Pancino hanno voluto narrare, con il linguaggio dell'arte, una loro visione dell'uomo con l'intento di descrivere una intima interpretazione dell'essere umano inserito nel mondo. Narrazioni che trovano palcoscenici diversi, che si muovono tra raffigurazioni paesaggistico-urbane, all'intimità di un luogo isolato, dalla scenografia del quotidiano, alla tragicità di un fatto di cronaca. Altri si soffermano sulle particolarità che determinano dei comportamenti, qualcuno descrive atteggiamenti individuali che si riverberano nella settorialità di una visione o di un ricordo, al fine di costruire un percorso visivo e percettivo che intende diversificare la percezione della figura dell'uomo. E la diversità di stili, di strumenti espressivi, di linguaggi pittorici, di materiali, di composizioni figurali, intende trasformare la figura reale in una semplice e pura sensazione, per rimandarla, poi, allo spettatore con l'intensità interiore, dove la descrizione reale si mescola con quella della fantasia, della visione e dell'oniricità. Ecco quindi le storie della bassa friulana, i volti degli avventori dell'osteria, di Evaristo Cian; la semplicità di alcuni uomini nella loro singolare vita quotidiana sono narrati, con un linguaggio ricco di tonalità segnico-cromatica, da Danilo Furlanis; il sogno, il ricordo, la fantasia di una percezione quasi infantile sono raccolte da Walter Davanzo e descritte nelle particolarità della figura umana e infine le ceramiche di Fiorenza Pancino che tendono a costruire una realtà che va altre lo spazio della costruzione, per creare un luogo nel quale vi è inserita, dominante, la figura umana.


 Evaristo Cian tende a far convivere le passioni, gli interessi, le amicizie, con la realtà più intima e privata di chi crea le stesse figure. In questo modo prendono forma le sue riflessioni e i suoi ragionamenti, che poi, lo stesso pittore trasforma in narrazioni con il linguaggio della pittura, con la sintassi della creatività; poiché e proprio dell'arte il raccontare, con il filtro del proprio esistere e del proprio modo di vedere e percepire il mondo, le cose che stanno attorno. E dunque una peculiarità della pittura comunicare agli altri le proprie esperienze, il proprio modo soggettivo di interpretare il mondo. Ciò preclude così alla certezza, alla convinzione, al convincimento e apre al dubbio, all'esitazione, all'imprevedibile alla vulnerabilità della realtà stessa. E la personalità dell'artista si snoda nell'intrecciarsi tra il vivere ed il raccontare le proprie sensazioni ed emozioni al fine di far propria una parte delle espressioni artistiche che nei decenni (almeno fin dal secondo dopoguerra) hanno caratterizzato le esperienze pittoriche più interessanti che si sono manifestate in terra friulana, soprattutto quel neorealismo di matrice pasoliniana.


 Osservando la pittura di Walter Davanzo, si è calati in una sorta di atemporalità. Ricordo e realtà visione del passato e immagini del presente sono gli elementi che tracciano la forte contraddizione che vive l’artista, il quale, attraverso queste figure vuole scoprire sé stesso come protagonista di una storia personale. Dal mondo inferiore emergono figure, provenienti dal passato, e che tendono ad integrarsi nel presente. Il pittore ci racconta di quello stato emotivo, fatto di spensieratezza, ma anche di tempi trascorsi, e lo fa con un particolare linguaggio pittorico, con un linguaggio espressionista particolarmente energico ed immediato, in grado di esternare un'emotività intensa, forte ed intima; così la sua gestualità si allarga sulla superficie pronta a registrare una forte tensione passionale, che da respiro al movimento della mano e del braccio, rendendo quindi più spontanee le figure umane. Ma è la mancanza di interezza delle figure che ci fanno entrare in un mondo nel quale il sogno/ricordo è vivo a metà è vivo solamente in quella parte riconoscibile, mentre il resto appartiene alla fantasia, ma anche allo spirito delle cose, quello di cui si avvertono solamente le sensazioni, senza mai poterle toccare direttamente.


I fogli del Gazzettino, di Danilo Furlanis, descrivono due momenti particolari: il tempo e i contenuti. Se la pagina del giornale può avere il compito di dare una temporalità al disegno, dall'altro, l'articolo e le tematiche trattate dai giornalisti, altro non fanno che dare un'indicazione alla lettura dell'opera. Per il pittore il titolo degli articoli è, per usare un termine in disuso, una sorta di ispirazione, un incipit per affrontare visivamente un determinato contenuto, per trasformarlo in un messaggio. Il linguaggio è una pittura genuina ed immediata, la stessa che raccoglie quella semplicità che permette al titolo di un articolo giornalistico di farsi immediatamente portatore di un messaggio, a volte pure moralistico. In questa costruzione figurativa vi si leggono sensazioni che sono proprie di un'immediata, quanto spontanea percezione della realtà, legata alla nostalgia, al gioco, alla naturalezza delle percezioni, che si abbandonano nella costruzione di una composizione figurale capace di rinverdire ricordi e sensazioni personali. È dunque la descrizione del mondo che si perde nell'umanità cui tende proprio il tipo di pittura naif.


 Fiorenza Pancino lavora con la ceramica e questo le permette di plasmare, di creare forme nuove di inventare le proporzioni alle figure tridimensionali. Può così creare attorno alle sue opere uno spazio percettivo. E non e necessario che le figure siano immediatamente riconoscibili (come nel caso della Madre o della Sorella), ne che posseggano opportune dimensioni, ne, tanto meno, abbisognano di essere guar-date come figure singole ed isolate. L'intervento artistico di Pancino è inventare il "luogo delle figure". Si tratta di creare attorno alle sue ceramiche uno spazio percettivo, come a simulare l'esistenza di un luogo esistenziale, nel quale l'opera assume una sua definizione: ecco il duplice nome vaso-tetta, vaso-naso serve a dare un'identità all'oggetto in modo che possa diventare una metafora della contrada dizione oggetto/forma o del bello/utile. Ma la cosa che maggiormente emerge queste figure è la forte componente femminile, che riesce a guidare l'osservatore, in un viaggio nel quale le cose vengono trasformate in oggetti artistici, carichi di una propria identità, ma, nel contempo, portatrici di singolari problematiche traslate in simboli, come richiami ad una lettura complessa, ma in fondo, perché favola, piacevole.                                                                      

Nel giorno di san Massimo

Diego Collovini