16.09.05- COMUNICATO STAMPA

 

Mostra OMAGGIO AL PERIODO VENEZIANO di Leon Gischia
ALLA GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA AI MOLINI DI PORTOGRUARO

 

A partire dal 18 settembre 2005, la Galleria Comunale di Arte Contemporanea  Ai Molini di Portogruaro ospiterà una mostra omaggio al Periodo Veneziano del grande pittore, critico e scenografo francese Léon Gischia (Dax 1903 – Venezia 1991).

L’evento è realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata Francese di Venezia.
Saranno oltre 30 le opere dell’illustre artista francese in mostra a Portogruaro, alcune provenienti da collezioni private veneziane e portogruaresi, altre provenienti da due Gallerie d’Arte di Mestre e Bologna.

Le opere astratte sono del cosiddetto Periodo Veneziano, ovvero dagli anni 1963 al 1991 quando Leon Gischia visse nella città lagunare: a Venezia, a contatto con il sempre mutevole ambiente della Serenissima e soprattutto suggestionato dalla profonda sacralità dei mosaici marciani, Gischia trasforma i suoi colori, conferendo una inedita vibrazione alle sue superfici pittoriche caratterizzate da una segreta luce interna, in grado di animare la composizione sempre più sintetica e per lo più ridotta a calibrati, proporzionatissimi accostamenti di moduli quadrati e rettangolari tramati dal sottile dinamismo  dell’incrociarsi delle rispettive diagonali.

La Mostra resterà aperta fino al 16 ottobre 2005, nei seguenti giorni ed orari: martedì- mercoledì- venerdì e sabato dalle ore 16.00 alle ore 19.00; giovedì e festivi dalle ore 10.00 alle ore 12.30- 16.00-19.00

  

Note biografiche di Leon Gischia

Allievo di Othon Friesz e Fernand Léger, ma esperto e amante anche dell’arte romanica e medievale, Gischia è stato una delle personalità più in vista del mondo artistico e letterario parigino del XX secolo. Attivo fin da giovanissimo nei diversi settori delle arti visive, già nel 1922 comincia anche a disegnare scenari e costumi per gli stabilimenti cinematografici di Joinville.

Nel 1927 si trasferisce negli Stati Uniti, dove ha modo di conoscere il grande regista David W. Griffith, Ernest Hemingway e lo scultore Alexander Calder di cui diverrà amico. A New York trova lavoro e successo come disegnatore e cartellonista pubblicitario.

Leger lo fa conoscere al celebre critico Maurice Raynal che apprezzandone le qualità lo inciterà a dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Nel 1937 esordisce al Salon des Jeunes Artistes alla Galerie des Baux Arts e nello stesso anno collabora con Léger alla realizzazione del Padiglione dei tempi Moderni di Le Corbusier, all’Esposizione di Parigi.

Intanto prosegue i suoi studi sull’arte medievale pubblicando nel 1938, in collaborazione con Lucine Mazenod, uno studio su Les arts primitifs francais.

 Entrato in contatto con i maggiori artisti allora operanti nella capitale francese, da Picasso, a Matisse, a Derain, nel 1941, in risposta alla campagna nazista contro la cosiddetta arte degenerata, prenderà parte con Bazaine, Estève, Lapicque e Pignon all’importante  mostra dei Jeunes Peintres de la tradition francaise, i quali, pur tenendo conto  delle acquisizioni e dei modi stilistici fauves, cubisti ed espressionisti, intendevano creare un nuovo, organico rapporto tra immagine e forma, in un sottile equilibrio tra  la purezza delle determinazioni formali e la vivacità e la freschezza delle esperienze sensuali e fenomeniche.

Per parte sua Gischia, superando la diatriba ancora in atto tra figurazione e astrazione, tenta di focalizzare la propria amplissima cultura su una sempre più avanzata sintesi degli spazi e delle forme per seguire con un abile uso di intersecazioni, sovrapposizioni, splendide trasparenze, lo sviluppo di allusioni e segnali in grado di suscitare nello spettatore l’idea di un oggetto, di una figura, o comunque di una immagine.

Nel frattempo ottiene un grande successi anche come scenografo collaborando con Jean Vilar per il Thèatre National Populaire e per il Festival d’Avignon. In particolare Gischia verrà eliminando la scenografia tradizionalmente intesa, per concentrare la propria attenzione sulle luci e sui costumi, convinto che basti dare al pubblico degli elementi a partire dai quali questo possa attivamente ricreare l’ambiente nella propria immaginazione.

Trasferitosi nel 1963 a Venezia, a contatto con il sempre mutevole ambiente della Serenissima e soprattutto suggestionato dalla profonda sacralità dei mosaici marciani, Gischia trasformerà i suoi colori, conferendo una inedita vibrazione alle sue superfici pittoriche caratterizzate da una segreta luce interna , in grado di animare la composizione sempre più sintetica e per lo più ridotta a calibrati, proporzionatissimi accostamenti di moduli quadrati e rettangolari tramati dal sottile dinamismo  dell’incrociarsi delle rispettive diagonali.

Numerosi sono stati i riconoscimenti ottenuti da Gischia che tra l’altro, nel 1966 verrà invitato da Andrè Malraux a realizzare una decorazione di oltre 500 metri quadri alla facoltà di Scienze dell’Università di Parigi. Nel 1970, il presidente Georges Pompidou gli conferirà la Legion d’onore.

Della sua opera si sono occupati alcuni tra gli studiosi e critici più importanti del secolo scorso quali Maurice Raynal, Bernard Dorival, Andrè Chastel, Pierre Francastel, Giuseppe Marchiori e Giuseppe Mazzariol.

 

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