
MINISTERO DEL LAVORO, DATI CONGIUNTURALI MERCATO DEL LAVORO
(in allegato il file PDF con i contenuti dell'indagine...)
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Nota Flash (948 Kbyte)
AMVA – Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale è un Programma promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attuato da Italia Lavoro, con il contributo dei PON del Fondo Sociale europeo 2007-2013 “Azioni di sistema” e “Governance e azioni di sistema”.
Il Programma intende promuovere l’applicazione del contratto di apprendistato, per incrementare i livelli occupazionali dei giovani nel mercato del lavoro italiano. In particolare l’obiettivo è quello di sostenere e diffondere gli strumenti volti a favorire la formazione on the job e l’inserimento occupazionale di giovani che si trovano nello stato di svantaggio. Verranno promossi dispositivi per incentivare il contratto di apprendistato, la creazione delle “botteghe dei mestieri” e contributi per la creazione di nuova impresa.
L’attività si realizza attraverso un’azione integrata tra politiche per lo sviluppo delle imprese, politiche per il lavoro e politiche per la formazione.
L’azione, sviluppata sull’intero territorio nazionale, coinvolgerà gli attori del mercato del lavoro, i giovani (da 15 a 35 anni) e le aziende dei comparti produttivi tipici della tradizione italiana.
Ambito delle attività
Il Programma si realizza attraverso due linee di intervento:
Nell’ambito della linea di intervento "sperimentazione operativa"saranno realizzate 3 attività:
Beneficiari
Le azioni poste in essere dal Programma sono rivolte alle imprese residenti su tutto il territorio italiano e a giovani che intendono avviare un’impresa nei comparti produttivi tipici della tradizione italiana.
Destinatari
Le ricadute occupazionali previste dal Programma riguardano i giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni che si trovano nello stato svantaggio (REG. CE 800/2008).
Committenti
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per le politiche attive e passive del lavoro.
Durata dell’attività
Data di inizio: 03/08/2011 - Data di fine: 31/01/2014
Dai dati in nostro possesso, riferiti alle aziende assistite dalla nostra organizzazione, si evince indubbiamente un quadro negativo della situazione occupazionale complessiva del territorio in questi quattro anni di crisi.
Rispetto al resto della provincia, il nostro mandamento risulta ancora una volta più penalizzato rispetto all’area centrale (Venezia/Mestre/Riviera del Brenta/Miranese), ma ha dati leggermente più positivi, sia rispetto al Sandonatese sia alla parte meridionale della provincia.
La perdita di oltre il 13% di occupazione in questo quadriennio è dovuto principalmente alla crisi dell’edilizia e di tutto l’indotto, che ha colpito maggiormente le aziende di medio grandi dimensioni e quelle marginali, ma non ha risparmiato le imprese artigiane più strutturate, tranne quelle legate al restauro e alla riqualificazione urbanistica che hanno dati in controtendenza per il 2011.
Difficile anche la situazione per quanto riguarda il settore del legno soprattutto per le aziende di Pramaggiore e Annone Veneto, dove nel corso degli ultimi decenni era nato un vero e proprio distretto del mobile, la penalizzazione ha toccato in particolare i contoterzisti.
Rimane invece positivo il saldo assunzioni/licenziamenti nel comparto della cura alla persona e per l’area alimentare.
Un’analisi più approfondita dei dati, vede sostanzialmente nel 2011 un netto rallentamento dell’emorragia di posti di lavoro per le aziende da noi amministrate, anche se indubbiamente è difficile fare previsioni a breve termine sull’inizio di un trend positivo.
MILANO - Aumenta ancora a ottobre la disoccupazione in Italia: in ottobre, secondo i dati Istat, il tasso è salito all'8,5%, dato più alto da maggio 2010 (quando si era attestato all'8,7%) e in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,1 punti percentuali su ottobre 2010. La disoccupazione giovanile resta anch'essa su livelli record al 29,2%: un giovane su tre è senza lavoro.
LIEVE CALO DISOCCUPAZIONE FEMMINILE - L'unica nota relativamente positiva è la disoccupazione femminile in calo dello 0,2% al 9,4%.
IN GERMANIA - Lo «spread» con la Germania è anche quello del lavoro: l'Agenzia federale ha annunciato il calo della disoccupazione sotto la soglia del 7%, al 6,9%, un dato migliore delle stime.
Redazione Ondine
30 novembre 2011
(dal "CORRIERE DELLA SERA.IT")
Gli ordinativi dell'industria a settembre sono calati dell'8,3% (dato destagionalizzato) su agosto, una discesa su cui ha pesato la negativa performance del mercato interno. Si tratta del dato congiunturale più basso dall'agosto del 2009. Anche su base annua si è rilevato una riduzione del 3,6% (dato grezzo). Lo rileva l'Istat.
Sempre a settembre, il fatturato dell'industria è sceso del 5,4% (dato destagionalizzato) su agosto, facendo segnare il dato congiunturale peggiore da novembre 2008. Su base tendenziale, invece, è stata registrato un aumento dell'1,9% (dato corretto effetto per effetti di calendario) trainato dal mercato estero.
(da “Il Sole 24 ORE” 18.11.2011)
A luglio l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,7% rispetto a giugno. Lo comunica l'Istat aggiungendo che corretto per gli effetti di calendario l'indice è diminuito dell'1,6% su anno (giorni lavorativi 21 contro i 22 di luglio 2010), primo calo tendenziale da dicembre 2009. Nella media del trimestre maggio-luglio l'indice è sceso dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.
Nei primi sette mesi dell'anno la produzione è cresciuta dell'1,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a luglio, una crescita tendenziale solo per il raggruppamento dei beni strumentali (+4,8%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-7%), l'energia (-4,5%) e i beni intermedi (-1,4%). Nel confronto su anno, i settori dell'industria caratterizzati dalla crescita più accentuata sono: fabbricazione di macchinari e attrezzature (+9,5%), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+4,5%) e altre industrie manifatturiere, riparazioni e installazione di macchine e apparecchiature (+3,6%). Il settore che a luglio registra la diminuzione tendenziale più ampia é quello delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-20%); il settore autoveicoli ha registrato un calo del 16,3% tendenziale (dato corretto per gli effetti di calendario).
(da “Il Sole 24 ORE”)
Alcuni segnali sono positivi, ma è ancora presto per parlare di vera ripresa. Così si è presentato il primo semestre 2011 delle Pmi italiane, nella fotografia scattata dall'Osservatorio congiunturale di Fondazione Impresa, che prende in esame le realtà che impiegano fino a 20 dipendenti. Ordini, fatturato ed export crescono leggermente, ma questa spinta si scontra con tre limiti importanti: non riguarda tutti i settori, è concentrata soprattutto al Nord e non è ancora così forte da accompagnare una ripresa dell'occupazione.
A livello generale spicca l'ottimo dato relativo all'export, che fa segnare una crescita del 2,1% rispetto al semestre precedente e addirittura del 4% su base annua. Non ha le stesse proporzioni, però, la produzione, salita dello 0,4% sul semestre precedente e dello 0,9% sui 12 mesi, mentre il fatturato avanza rispettivamente dello 0,2% e dello 0,5 per cento.
A fronte di questo, però, la dinamica occupazionale si muove appena dello 0,1% rispetto all'ultimo semestre del 2010. Se la media nazionale è in territorio positivo, lo si deve soprattutto al settore dei servizi, che mostra un +0,5% di fatturato e un +0,6% di occupazione rispetto a dicembre. Non a caso, questo settore ha superato tutti gli altri nell'ipotetica strada di uscita dal tunnel della crisi (vedi grafico sopra) e il 43% degli imprenditori intervistati nel terziario ha risposto di sentirsi ormai fuori, contro una media del 33 per cento. La manifattura, invece, cresce dello 0,7% rispetto a dicembre come produzione, ma mostra ancora il segno negativo (-0,3%) sul versante dell'occupazione. Stesso discorso per l'artigianato, che migliora il giro d'affari (+0,6% di produzione congiunturale), ma perde ancora posti (-0,2%). Totalmente negativo risulta lo scenario nel commercio, che perde in domanda e fatturato (-0,2% e -0,3%) e lima al ribasso gli occupati (-0,1%).
A livello territoriale è il Nord a trainare la voglia di ripresa: solo quest'area del Paese infatti ha dati in leggero aumento sull'occupazione, in particolar modo il Nord-Ovest (+0,6% rispetto a dicembre), mentre Centro e Sud sono in negativo come ingresso di nuova forza lavoro e con miglioramenti minimi (+0,1%) come produzione.
«La leggera ripresa non è ancora in grado di riportare l'occupazione ai livelli del 2009 - spiega Davide Nicolai, responsabile della ricerca di Fondazione Impresa -, mentre il buon risultato dei servizi fa emergere come, durante la crisi, un discreto numero di persone si sia ricollocato nel terziario, prendendo la forma di liberi professionisti che hanno cambiato ambito di attività o di piccolissime imprese, formate al massimo da una o due persone. Sul commercio, invece, pesa la fase di contrazione dei consumi delle famiglie, che restano sempre deboli e concentrati soltanto sulle spese di prima necessità, come gli alimentari».
Non va poi trascurato come sull'intero ciclo produttivo gravino gli aumenti di alcuni costi. «I prezzi applicati dai fornitori - aggiunge Nicolai -, a causa del rally delle materie prime, sono cresciuti di un altro 3% in sei mesi e ormai hanno raggiunto i valori di metà 2008, precedenti alla crisi».
Anche se si va a rilento, la strada imboccata sembra comunque quella giusta, guardando alle previsioni. Nel secondo semestre di quest'anno produzione e fatturato dovrebbero aumentare ancora dello 0,9% e 0,5%, sospinte dal +2,3% atteso di export. Non cambierà il saldo occupazionale, che a dicembre dovrebbe chiudere sostanzialmente invariato rispetto all'inizio dell'anno. Ma quanto meno si è arrestata la fase di caduta che aveva caratterizzato i due anni precedenti.
Qualcosa si muove, per fortuna, sul fronte degli investimenti. Rispetto alla rilevazione precedente, ha superato la soglia del 10% la quota di imprese che hanno investito e dovrebbe raggiungere quasi il 15% entro la fine dell'anno. In aumento anche il valore: in particolare, si riduce la quota di investimenti più bassi (fino a 25mila euro), che passa dal 61% al 45,9%, e cresce la classe di spesa superiore ai 50mila euro (dal 22,9% al 37,7%).
Inflazione stabile a luglio al 2,7 per cento. Prezzi alla produzione +0,1 a giugno, +4,3 rispetto al 2010
Il tasso d'inflazione annuo a luglio è rimasto stabile al 2,7%, lo stesso livello già registrato a giugno, che risulta il più alto dal novembre del 2008. Lo rileva l'Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3 per cento. A luglio la dinamica dei prezzi ha risentito del sostegno arrivato dal settore energetico e dai servizi relativi ai trasporti, mentre un effetto di contenimento si deve ai beni alimentari non lavorati.
A giugno i prezzi alla produzione dei prodotti industriali sono aumentati dello 0,1% su maggio e del 4,3% rispetto a giugno 2010. Lo rileva l'Istat. I prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno sono cresciuti dello 0,1% su maggio e del 4,7% su base annua. Al netto del comparto energetico gli incrementi sono pari, rispettivamente, allo 0,1% e al 4,1%. Per i beni venduti sul mercato estero +0,2% su maggio e +3,5% su giugno 2010. (Il Sole 24 Ore - Radiocor)
La produzione industriale a maggio è tornata in calo su base mensile, scendendo dello 0,6% (dato destagionalizzato) rispetto ad aprile, mentre su base annua resta positiva, segando un rialzo dell'1,8%, considerando il dato corretto per gli effetti di calendario. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che il ribasso congiunturale di maggio arriva dopo gli aumenti registrati nei tre mesi precedenti.
Nella media del trimestre marzo-maggio l'indice - prosegue l'Istat - è aumentato dell'1,6% rispetto al trimestre immediatamente precedente. Corretto per gli effetti di calendario, in maggio l'indice è aumentato in termini tendenziali dell'1,8% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di maggio 2010). Nella media dei primi cinque mesi dell'anno la produzione è cresciuta del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a maggio, una crescita tendenziale (rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso ndr.) per i raggruppamenti dei beni strumentali (+4,3%) e dei beni intermedi (+3,1%). Diminuiscono invece i beni di consumo (-1,5%) e, in modo più contenuto, l'energia (-0,4%).
Nel confronto tendenziale, i settori dell'industria caratterizzati da una crescita più accentuata sono: fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+10,5%), attività estrattiva (+7,3%), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+6,6%). Il settore che in maggio registra la diminuzione tendenziale più ampia è quello della fabbricazione di prodotti chimici (-6,8%).
In maggio l'indice destagionalizzato registra un'unica variazione positiva rispetto ad aprile nel comparto dell'energia (+2,2%); variazioni negative si registrano, invece, nel raggruppamento dei beni di consumo (-0,9%), dei beni intermedi (-0,2%) e dei beni strumentali (-0,1%.) In termini tendenziali l'indice corretto per gli effetti di calendario segna variazioni positive per i raggruppamenti dei beni strumentali (+4,3%) e dei beni intermedi (+3,1%). Diminuiscono i beni di consumo (-1,5%) e, in modo più contenuto, l'energia (-0,4%.) I maggiori contributi alla variazione tendenziale dell'indice generale (calcolato sui dati grezzi) sono forniti dal raggruppamento dei beni strumentali (+2,3 punti percentuali) e da quello dei beni intermedi (+2,1%).
Nel mese di maggio l'indice corretto per gli effetti di calendario segna, rispetto a maggio 2010, gli incrementi più marcati nei settori della fabbricazione di macchinari e attrezzature (+10,5%), dell'attività estrattiva (+7,3%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+6,6%) e della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,8%). Le diminuzioni maggiori riguardano i settori relativi alla fabbricazione di prodotti chimici (-6,8%), alla produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-6,4%) e alla industria del legno, carta e stampa (-3,8%). "L'economia veneta cresce
ma il cammino sarà lungo"
Il direttore della sede veneziana della Banca d'Italia sul rapporto presentato da Ca' Foscari: «La prospettiva per il 2011 è di stabilità». La vera sfida è quella dell'innovazione 23 maggio 2011
IL RAPPORTO ISTAT
Allarme per la condizione femminile:«insostenibile» il carico di cura. Mezzo milione disoccupati in più under 30
Un italiano su 4 sperimenta la povertà
«Giovani e donne pagano la crisi»
Allarme per la condizione femminile:«insostenibile» il carico di cura. Mezzo milione disoccupati in più under 30
MILANO - Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale». Si tratta di un valore del 23,1% superiore alla media Ue. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale presentato Montecitorio dal presidente dell'Istituto di statistica, Enrico Giovannini , dal quale emerge un Paese in grande affanno. La crisi colpisce con durezza i giovani e le donne, ha detto Giannini in Parlamento. I primi hanno perso mezzo milione di posti di lavoro in due anni. Sulle donne viene scaricato il welfare in dosi massicce, un carico «sempre più insostenibile» scrive l'Istat. Mentre sempre di più il loro lavoro fuori casa è dequalificato e sottopagato.
PIL, ITALIA FANALINO CODA - «Nel decennio 2001-2010 l'Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell'Unione europea». Il paese è «fanalino di coda nell'Ue per la crescita»: è questa la fotografia della situazione economica del paese contenuta nel rapporto annuale Istat. Quella italiana «è l'economia europea cresciuta di meno nell'intero decennio», con un tasso medio annuo pari allo 0,2%, contro l'1,1% dell'Ue. «Il ritmo di espansione della nostra economia - si legge - è stato inferiore di circa la metà a quello medio europeo nel periodo 2001-2007». L'Italia, insomma, ha avuto una «crescita dimezzata» e il divario «si è allargato nel corso della crisi e della ripresa attuale». Nella media dello scorso anno l'economia italiana, ricorda l'Istat, è cresciuta dell'1,3 per cento, contro l'1,8 per cento dell'Ue. Nel primo trimestre del 2011, in Italia la crescita è stata dello 0,1 per cento su base congiunturale (come giá nell'ultimo trimestre del 2010) e dell'uno per cento in termini tendenziali, mentre nell'Uem la crescita è stata dello 0,8 per cento su base trimestrale (dallo 0,3 di fine 2010), e del 2,5 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2010.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: MEZZO MILIONE IN PIU' - «In Italia l'impatto della crisi sull'occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità». I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d'età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. L'oltre mezzo milioni di occupati in meno (-2,3%) in due anni è quindi il risultato di una perdita di 501 mila posti tra gli under 30 (-13,2%), di un calo dei 322 mila unità nella fascia d'età compresa tra i 30 e i 49 anni (-2,3%) e di un aumento di 291 mila occupati tra gli over-50 (+5,2%).
SCUOLA, 18,8% DI ABBANDONI - L'economia che arranca incide profondamente sui i fenomeni sociali: nel 2010, gli abbandoni scolastici prematuri rimangono consistenti, al 18,8 per cento. Il dato è più alto tra i ragazzi, 22,0 per cento contro il 15,4 delle ragazze. L'obiettivo fissato dal Pnr (15-16 per cento) non appare particolarmente ambizioso e non consente un avvicinamento deciso rispetto agli obiettivi comunitari. Nella «Strategia Europa 2020», il piano che delinea le grandi direttrici politiche per stimolare lo sviluppo e l'occupazione nell'Ue gli abbandoni scolastici prematuri devono essere contenuti al di sotto della soglia del 10 per cento. I giovani (20-24 anni) che hanno abbandonato gli studi senza conseguire un diploma di scuola media superiore interessa tutti i paesi dell'Unione (media 14,4 per cento). Sono forti le disparità tra gli Stati che già hanno raggiunto o sono prossimi all'obiettivo (paesi del Nord Europa e molti tra quelli di più recente accesso) e alcuni paesi del Mediterraneo (Spagna, Portogallo e Malta), dove le quote di abbandono superano il 30 per cento. Quasi ovunque l'incidenza è superiore tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
DONNE -Sconfortante anche il quadro sulla condizione femminile. Peggiora la qualità del lavoro e la disparità salariale rispetto ai colleghi uomini è del 20%. Ben 800.000 donne, con l'arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perchè licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere. L'occupazione qualificata, tecnica e operaia, è scesa di 170 mila unitá, mentre è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unitá). Si tratta soprattutto di «italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere». Ma ciò che su tutto emerge è il ruolo di «ammortizzatore sociale» svolto dalle donne, un carico di cura e assistenza degli altri che si è fatto «insostenibile»
FAMIGLIE, RISPARMIO AI MINIMI DEGLI ULTIMI VENT'ANNI - Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, «sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell'eurozona». Lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata aL 9,1%, «il valore più basso dal 1990».
Paola Pica
Quasi piatta l’attività in aprile: +0,2% su marzo
10 maggio 2011
· Il CSC stima in aprile un aumento della produzione industriale dello 0,2% su marzo, quando c’è stato un incremento dello 0,4% su febbraio (+1,5% su gennaio), comunicato oggi dall’ISTAT1.
· La distanza dal picco di attività pre-crisi (aprile 2008) è di -17,3%; il recupero dai minimi ( marzo 2009) è del 12,0%.
· Il primo trimestre 2011 si chiude con la seconda contrazione consecutiva: -0,1% sul quarto 2010, quando si era avuto un -0,6% sul terzo. Nel secondo trimestre 2011, invece, la crescita acquisita è dell’1,0%.
· Il profilo della produzione industriale risulta sostanzialmente piatto dalla scorsa estate: la variazione media mensile da luglio 2010 è infatti dello 0,1%.
Fmi: la ripresa globale tiene, il lavoro non riparte. Bene l'Italia sul deficit ma servomo ulteriori misure
11 aprile 2011
La ripresa globale tiene con un tasso di crescita previsto al 4,4% quest'anno e del 4,5% nel 2012, ma è allarme disoccupazione nelle economie avanzate, mentre quelle emergenti e in via di sviluppo, che restano il motore dell'espansione, vanno incontro a rischi di surriscaldamento. È questa la valutazione dell'Fmi nell'ultimo World Economic Outlook, diffuso oggi a Washington che ha lasciato invariate le stime sulla crescita globale rispetto all'aggiornamento del gennaio di quest'anno.
Timori sulle commodity
Il rischio di una recessione «double-dip» non si é materializzato, ma ora «i timori sono sui prezzi delle commodities», su una crescita sempre troppo squilibrata fra le varie aree e sull'incertezza geopolitica che, da gennaio, ha fatto salire i rischi sull'outlook.
Incertezza dalla crisi dei debiti sovrani nell'Eurozona
Nell'Eurozona - si legge nel World Economic Outlook - «la ripresa sta guadagnando slancio», ma nonostante i «significativi progressi», i mercati «restano in apprensione» sulle prospettive dei Paesi «periferici», dove «si è assistito a rinnovate turbolenze nell`ultimo trimestre 2010». Per questo, deve essere ristabilita una «maggiore fiducia negli istituti bancari attraverso ambiziosi stress test e programmi di ristrutturazione e ricapitalizzazione».
Bene l'Italia sui conti pubblici
Sul fronte dei conti pubblici, l'Italia, per il Fmi «è più vicina di altri paesi europei a raggiungere l'obiettivo di un deficit sotto il 3% nel 2013, ma servono ulteriori misure». Il deficit italiano nel 2011 si attesterà al 4,3% del Pil per poi scendere al 3,5% nel 2012. Le nuove stime del Fmi parlano poi di un debito al 120,3% quest'anno e al 120,0% nel 2012. Il prodotto interno lordo italiano dovrebbe crescere dell'1,1 per cento nel 2011 e dell'1,3 per cento nel 2012. Si tratta di una stima superiore dello 0,1 per cento rispetto al precedente outlook diffuso a gennaio.
Le stime per l'economia del Vecchio continente
Secondo il Fmi, in Europa si può prevedere uno scenario con «espansione graduale ma sbilanciata», con le economie avanzate che registreranno un aumento del Pil reale dell'1,7% nel 2011 e dell'1,9% nel 2012, mentre in quelle emergenti si avrà una crescita del 3,7% nel 2011 e del 4% nel 2012. In particolare, il Fmi prevede che il Pil della Zona Euro cresca dell'1,6% nel 2011 e dell'1,8% nel 2012, contro l'1,7% del 2010 e la contrazione del 4,1% dell'anno precedente (in particolare, nel quarto trimestre di quest`anno e dell'anno prossimo si dovrebbe registrare rispettivamente un rialzo dell'1,5 e del 2,1%, contro il 2% degli ultimi tre mesi 2010).
Le stime per il 2011 e il 2012 sono state riviste al rialzo dello 0,1% rispetto all`aggiornamento del Weo diffuso lo scorso gennaio. Sempre nell'Eurozona il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere alto, attestandosi al 9,9% nel 2011 e al 9,6% nel 2012 dal 10% del 2010. L'inflazione dovrebbe invere rimanere contenuta, con un aumento dei prezzi del 2,3% quest`anno e dell`1,7% l'anno prossimo, dopo il +1,6% del 2010. Per quanto riguarda il deficit delle partite correnti, come percentuale del Pil, dovrebbe segnare lo 0% quest'anno e nel 2012, contro il -0,6% dell'anno scorso.
Le stime sul Giappone post terremoto
Riviste al ribasso le stime per l'anno in corso sul Giappone, a causa dei danni dovuti al mega terremoto. Quelle sul 2012, al contrario, sono state ritoccate all'insù a riflesso dell'attesa spinta che dovrebbe derivare dalla ricostruzione. Secondo il Fondo monetario internazionale restano «elevate incertezze» su quelle che saranno le effettive ricadute economiche del cataclisma, specialmente sulle fughe di radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima. Tuttavia «dando per scontato che i problemi sulle penurie di elettricità e che la crisi nucleare vengano risolti in pochi mesi», quest'anno il Pil dell'Arcipelago dovrebbe aumentare dell'1,4 per cento, mentre nel prossimo del 2,1 per cento.
VENEZIA «Abbiamo ancora del cammino da compiere per tornare ai livelli pre-crisi e la prospettiva per il 2011 è di stabilità». È questa l’analisi del direttore della sede di Venezia della Banca d’Italia, Giancarlo Salvemini, in relazione al rapporto sull’economia del Veneto, presentato all’Università Ca' Foscari della città lagunare. Dopo il pesante calo del Pil del biennio precedente (-6,7%), nel 2010 l’economia regionale ha beneficiato della vigorosa ripresa del commercio mondiale, anche se, a fine anno, il sistema produttivo regionale era ancora lontano dai livelli di attività pre-crisi, con ampi margini di capacità produttiva inutilizzati e un’occupazione che stentava ancora ad aumentare. A fornire il principale contributo alla crescita della produzione industriale (+6,3%), in particolare nei settori dei beni industriali e intermedi, in precedenza più colpiti dalla crisi, sono state le esportazioni (+16,2%).
«Il dato più interessante - ha detto Massimo Gallo, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della sede veneziana della BdI - è il cambiamento del sistema verso un’economia più avanzata e la vera sfida che si pone è quella della tecnologia e dell’ innovazione. Per affermarsi sul mercato internazionale bisogna infatti puntare sul contenuto del bene venduto». Dal rapporto emerge il ritorno alla crescita (+7,4%) degli investimenti industriali, mentre i comportamenti di spesa delle famiglie sono rimasti prudenti, con una modesta dinamica delle vendite nel settore del commercio (+1,2%) e la debolezza dei consumi nazionali ha influenzato anche l’attività turistica, ferma sui livelli del 2009.
Invariata, dopo il calo del 2009, anche la crescita dell’occupazione, con gli effetti della recessione che hanno colpito soprattutto i giovani. Tra i settori in maggiore difficoltà, quello delle costruzioni ha fatto segnare un’ulteriore calo delle produzioni (-6%), con il comparto residenziale che, a fronte di una debole ripresa degli interventi di manutenzione e recupero abitativo (+1,2%), ha registrato una forte contrazione della costruzione di nuove abitazioni (-13%). Quanto al settore bancario, modesto aumento dei prestiti bancari (+3,8% complessivo, +3,9% alle famiglie, +1,7% alle imprese), con rischiosità del credito che resta elevata e una capacità di risparmio delle famiglie condizionata dalla prolungata fase di difficoltà dell’economia (-1,2% per gli strumenti di risparmio bancario detenuti dalla clientela, +2,1% nei depositi in conto corrente, -3,6% per le obbligazioni bancarie e -33% nei pronti contro termine). (Ansa)
14 giugno 2011
Un italiano su 4 sperimenta la povertà
«Giovani e donne pagano la crisi»
OCCUPAZIONE CONFARTIGIANATO DEL VENETO ORIENTALE DI PORTOGRUARO
AMVA "Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale"
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