Il più antico documento conosciuto riguardante gli spettacoli teatrali nella città di Portogruaro risale al 23 febbraio 1622, e si tratta di un documento contabile. Un documento di alcuni decenni dopo ci informa che si voleva “rappresentare un’opera nel Carnevale per universal trattenimento”.
Allora gli spettacoli si tenevano nel palazzo del podestà, detto anche palazzo pretorio. Si trattava, con ogni probabilità, di rappresentazioni sporadiche, magari effettuate in occasione del Carnevale come era abitudine nella città di Venezia, cui i cittadini di Portogruaro cercavano di ispirarsi e il cui modello di vita e di costume era ricalcato il più possibile, come ebbe a scrivere con rara efficacia Ippolito Nievo.
Agli inizi del Settecento un documento getta uno sprazzo di luce sull’attività culturale in Portogruaro: ci sono “giovani cittadini di questa città che rappresentano serie opere che saranno anche di divertimento e sollievo di tutti questi cittadini et abitanti, e decoro pure della medesima città”.
Verso la metà di quel secolo nel palazzo pretorio si tenevano regolarmente rappresentazioni teatrali durante il Carnevale, e talvolta anche in autunno. Era stato eretto un palcoscenico, ed erano state collocate le poltrone per gli spettatori, che pagavano un regolare biglietto.
Alcuni screzi fra nobili, per futili motivi, indussero l’allora podestà Pietro Marco Zorzi, all’inizio del 1787, a revocare il permesso di tenere spettacoli teatrali nel palazzo pretorio.
Si costituì allora un comitato promotore per la costruzione di un teatro vero e proprio, la cui mente organizzativa era l’abate Bonaventura Celotti, che dieci anni dopo sarà a capo della Municipalità provvisoria di Portogruaro.
Il 15 marzo 1787 viene stipulato il contratto di compravendita del terreno, su cui insisteva un edificio in precarie condizioni. Su questa proprietà gravavano però dei canoni, che con deliberazione consiliare del 3 giugno 1787 furono assunti a proprio carico dal Comune di Portogruaro.
I ducati necessari per la costruzione dell’edificio, che prevedeva tre ordini di palchi, ciascuno di 17 palchi escluso il piano terra che ne aveva 16, furono raccolti vendendo i palchi ai soci, tra i quali figurava anche il Comune.
I lavori, su progetto dell’arch. Medura, iniziarono presto, e le opere murarie erano completate già il 15 settembre 1788. Mancavano però i fondi per la costruzione del palco, dello scenario, ecc., che furono raccolti con una nuova sottoscrizione tra i soci.
Il Teatro Sociale, così chiamato perché la proprietà era dei soci, fu inaugurato il 2 febbraio 1789 con la rappresentazione de “La tragedia urbana di Beverly”, un dramma di cui non si ricorda nemmeno l’autore, “ma che in quel tempo godeva dell’universale favore”.
Intanto, nel 1838, nasceva a Portogruaro l’Istituto Filarmonico Santa Cecilia, attivo fino al 1995 con il nome di Istituto Musicale S. Cecilia, cui è subentrata la Fondazione che ne perpetua il nome.
La stampa locale di fine Ottocento testimonia una vitalità culturale di prim’ordine, di cui il Teatro Sociale costituiva il fulcro, con rappresentazioni teatrali, balli, conferenze, concerti, opere liriche con tanto di orchestra e coro, cui il pubblico accorreva numeroso non solo da Portogruaro, ma anche da località del Veneto e del Friuli.
Questa attività culturale di alto profilo continuò fino al secondo dopoguerra, essendo stato nel frattempo, negli anni 1913-14, il Teatro Sociale restaurato e ampliato su progetto dell’ing. Piero Bon. Era soprattutto l’opera lirica quella che andava per la maggiore, grazie soprattutto all’intelligenza ed al mecenatismo del notaio comm. Settimio Magrini.
Nel 1957 l’edificio fu radicalmente rimaneggiato e ridotto a cinema, perdendo così la sua caratteristica struttura di teatro all’italiana.
In maniera sporadica si continuava ad effettuare qualche rappresentazione, finchè nel 1980 il Comune di Portogruaro decise di fare un salto di qualità iniziando, di fatto, una nuova tradizione: quella della stagione di prosa invernale. Nel corso di quasi vent’anni sono passate per Portogruaro tutte le maggiori compagnie teatrali di livello nazionale, compatibilmente con i limiti strutturali che purtroppo hanno segnato il destino del Sociale.
Qualche anno fa, causa mancate intese con la proprietà, il Comune ha interrotto la stagione teatrale invernale, potenziando, in alternativa, la rassegna estiva del Teatro in Villa che già da qualche anno era stata avviata.
Andava quindi facendosi sempre più avvertita, sia per la popolazione, sia per l’Amministrazione, la necessità di poter disporre di un teatro vero e proprio, che potesse servire alle molteplici esigenze di una città come Portogruaro.
Tratto dalla tesi di laurea di Alice Cengarle.