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E per concludere qualche riflessione

Considerazioni generali ci portano ad affermare che l’anzianità oggi assume le caratteristiche sempre più nette di un fenomeno sociale non liquidabile né con ragionamenti scontati né con una modernità tutta da scoprire. È un fenomeno sì complesso, differenziato ed eterogeneo, e numericamente consistente, ma la recente pubblicistica- e se vogliamo anche l’esperienza di tutti e di tutti i giorni- ha puntualizzato quali siano sia le nuove frontiere del vivere della terza o quarta età sia i nodi specifici che le contraddistinguono. Su tutto svetta una fatto certo: lo spostamento dell’ un po’ più in là per guadagnare spazi di vita in più non disgiunti, però, dà spunti per una migliore qualità della vita stessa.

In questo lavoro abbiamo studiato gli anziani, specificatamente quella particolare sottocategoria che vive sola e che ha più di ottant’anni. Più precisamente abbiamo messo sotto controllo conoscitivo il rapporto esistente tra questo particolare gruppo e le espressioni del territorio nel quale vivono.

Espressioni che, nel nostro caso, rappresentano i punti di riferimento, le risposte, il sostegno nei quali gli anziani – e le famiglie - confidano. Guardare a queste espressioni non si fa altro che tracciare la trama culturale, politica e sociale che costituisce, in definitiva, il gruppo di risposte che gli uomini, anche in questo territorio, si sono date per affrontare i loro bisogni che si sono manifestati nel corso del tempo.

In studi di questo tipo pertanto due sono i rischi che si corrono. Il primo si riferisce alla ovvietà di giungere a conclusioni già note da tempo, dopo lunghe e complesse elaborazioni di moli enormi di dati, il secondo quella di formulare facili generalizzazioni conclusive non suffragate dalla testimonianza dei dati.

Abbiamo cercato di evitare entrambi gli errori ricorrendo ad uno strumento di rilevazione che permettesse di tracciare la condizione dell’anziano e soprattutto consentisse di analizzare i termini del suo rapporto con l’ambiente affettivo e sociale di pertinenza. Tutto ciò al fine ultimo di coglierne, da una parte, le rassicurazioni “emanate” dall’ambiente e, dall’altra, le aspettative, in termini di proposte, avanzate dai soggetti del campione.

Conoscere e quantificare in termini locali è stato, quindi, lo scopo principale di questo studio che del localismo ne ha fatto la sua ragione fondante: uno studio di micro-sociologia, infatti, può porre le premesse per una operatività ragionata e progettuale.

L’indagine in questione cerca di portare un contributo concreto in tale direzione. Per ciascuno dei temi trattati abbiamo riportato, lungo il testo, le osservazioni, notazioni e precisazioni che via via si presentavano. Si tratta ora di esporre le conclusioni salienti in forma di concetti generali che costituiscono il corpus delle “linee guida”per una programmazione di esercizio (la quotidianità) o di governo (in prospettiva).

Per motivi di chiarezza ripercorriamo le aree di ricerca e le ipotesi che stanno alla base di questo lavoro.

  1. individuazione dei nuclei monopersonali, privi di qualsiasi presenza di parenti discendenti, e/o collaterali
  2. i riferimenti familiari, in relazione anche alle condizioni fisiche, di disponibilità temporale e di distanza e la individuazione e diffusione delle “situazioni di crisi”
  3. le condizioni oggettive di vivibilità dell’alloggio, polarizzate in adeguateinadeguate per ampiezza e climatologia interna. E inoltre adeguatezza per vivibilità a misura di anziano in termini di ostacoli interni e ostacoli interni verso l’esterno
  4. quantificazione dell’isolamento sociale (uscire o meno di casa)
  5. limiti dell’ecologia esterna e modalità della mobilità personale
  6. le condizioni di salute: autovalutazione, quantificazione del fabbisogno giornaliero di farmaci, frequenza dei controlli medico-infermieristici
  7. le condizioni di autonomia-autosufficienza motoria e sociale che si suppone diversa al variare dell’età
  8. le reti di sostegno: il ruolo centrale della famiglia e il concorso di attori esterni primi fra tutti il personale privato a pagamento (italiano e straniero). Il peso (percepito) e il ruolo dei servizi sociali e del volontariato
  9. consapevolezza e prospettive nel ruolo di “maggior bisogno”. Ipotesi sulla consapevolezza
  10. le relazioni residuali, i bisogni espressi e i desideri frustrati. Verifica della consistenza
  11. i servizi attualmente esistenti. Verifica della conoscenza ed utilizzo per area (località). Atteggiamento implicito verso (ipotesi)
  12. le proposte: verifica della consapevolezza e concretezza delle stesse.

Gli aspetti emersi vanno nella direzione di una generale conferma delle ipotesi formulate con la necessità di alcune puntualizzazioni.

  • Sebbene il target fosse la persona over 80 che viveva sola così come emergeva dalla documentazione ufficiale, in realtà il nostro intervistato spesso risiedeva/conviveva all’interno di un gruppo familiare. Si è constatato che esisteva concretamente attorno alla persona anziana una numerosità di persone, con vincoli e obblighi variabili di cura ed assistenza, che consente ora di affermare l’esistenza, e si è pure verificata la consistenza, di una diffusa/capillare rete di sostegno/copertura di assistenza familiare. Esiste anche un’area molto minoritaria, però, che è scoperta in tal senso.
  • L’analisi del gruppo familiare di riferimento ha portato alla individuazione e definizione delle “situazioni di crisi”, che in modo diretto o indiretto coinvolgono il nostro soggetto. Si tratta cioè della presenza, nel gruppo familiare di riferimento, di persone portatrici di handicap o affette da malattia grave che assorbono attenzioni ed energie (familiari) per cura e/o assistenza. Tale presenza può essere considerata come un effetto secondario ma aggiuntivo alla condizione dell’anziano. L’incidenza media di tali situazioni di criticità è di circa 1 ogni 7/8 anziani.
  • L’analisi della condizione oggettiva di vivibilità all’interno dell’alloggio ha confermato da una parte la sostanziale adeguatezza della spaziosità vivibile e la presenza di servizi per civile abitare (riscaldamento diffuso, telefono, servizi igienici) ma dall’altra ha sottolineato la tendenza di questi ultimi anni a considerare la climatologia interna (specie quella estiva) un aspetto degno di maggiore considerazione. Tale problema coinvolge in media 1 persona ogni 4/5.

In considerazione delle condizioni oggettive di uno stato fisico più fragile, di una situazione infrastrutturale carente in vie pedonali sicure, aggiunte a una concezione sociale e culturale diffusa che tende a rendere “invisibili” i meno autonomi e autosufficienti, si capisce che diventa realistico e concreto dare corpo ad un’ idea di separazione e conseguente isolamento sociale. Questo potrebbe spiegare, per lo meno in parte, l’ alta richiesta di “persone che fanno visita a casa…” giustificato tra l’atro dal fatto che almeno 1 persona su 5 “non esce mai o quasi” di casa. Un certo rilievo lo assume la zona di residenza: sembra un po’ più facile allentare la costrizione della separatezza abitando in Centro piuttosto che in Periferia.

  • Pur in presenza dei limiti oggettivi imposti dall’organizzazione del territorio (strade, incroci, dislocazione dei servizi – Negozi, Uffici, Ambulatori…) una buona parte dei soggetti dell’indagine non rinuncia, però, ad un rapporto con l’esterno, adeguando la propria mobilità in funzione delle necessità. Così a fronte di 1 su 3 che, in modo del tutto autonomo, provvede “alle proprie necessità”, altrettanti usufruiscono dell’appoggio fornito da altri, e questo va nella direzione di giustificare l’alta quota di richieste di “trasporto protetto” e “consegna farmaci a domicilio”.
  • L’analisi delle condizioni di salute porta ad alcune riflessioni. Attorno ad esse si muove gran parte del lavoro di cura ed assistenza. In considerazione del fatto che 8 su 10 intervistati assumono farmaci quotidianamente, che 4 su 10 necessitano di controlli medico–infermieristici periodici, che 3-5 su 10 si trovano in compromesse condizioni di autonomia fisica-motoria-sociale, si può facilmente capire quale sia il volume del fabbisogno assistenziale espresso dal campione. Così, a fronte dell’imprescindibile fattivo coinvolgimento di persone della famiglia, si registra l’intervento dei servizi sanitari e sociali (nel 9%) e, nel nostro caso, di entità trascurabile sia del volontariato che del vicinato.
  • Considerando lo stato di necessità imposto dai bisogni e visto il peso assunto dai vari attori assistenziali, si spiega la ragione del massiccio ricorso al personale privato a pagamento (vi ricorrono al momento 4 anziani su 10) e quale peso si pensa di affidargli in prospettiva (ancora 4 su 10, qualora aumentassero le necessità).
  • Se va sottolineato che sembra non sia colta la effettiva presenza del volontariato va anche osservato che dagli intervistati, non emerge la sensazione che esista un progetto “che governi” questa parte della vita.
  • La relazionalità è un aspetto strettamente connesso all’uso del tempo e in questa fase della vita del tempo libero (o liberato) e tempo vuoto. Vista la composizione particolare del campione, praticamente al femminile, l’uso del tempo risente di una serie di concezioni che nel corso della vita ne hanno caratterizzato il suo uso. Non appare, quindi, per niente stridente la contraddizione tra desideri frustrati e negazione di interesse per questo o quell’altro aspetto della relazionalità. Dietro il non mi interessa, non mi va si può nascondere la mancanza di un’abitudine a praticare un interesse o la “non conoscenza” della possibilità di poter appagare un desiderio. Il tempo diventa vuoto, non libero, e il suo trascorrere appartiene alla “noia dell’ età”. C’è una fascia però di intervistati che è vitale, che del tempo ne fa un uso libero, non vuoto ma liberato, da colmare con una relazionalità spontanea (amici, gruppi…) o funzionale (persone che fanno visita…). Questa fascia, anche se di contenuta consistenza, rappresenta il nuovo emergente aspetto della tarda anzianità che tende a spostare i limiti dell’ ancora un po’ più in là. Nel corso della trattazione ci siamo impegnati nel tracciare il profilo di una condizione cercando di tener sempre presente che si è parlato di persone che abitano le diverse zone di questo Comune: in quest’ottica abbiamo prima formulato delle ipotesi e successivamente cercato di dimostrarle sul campo.

Va detto ora cosa non è questa ricerca.
Non è una messa a punto del percorso terminale, della sofferenza individuale e familiare, del ciclo dell’assistenza familiare, privata e pubblica, non racconta delle difficoltà psicologiche - e non solo - vissute durante la gestione di malati anziani da parte del gruppo familiare o di chi se ne è dovuto prendere cura.

Quantificare e qualificare i termini del problema appartiene a percorsi di ricerca diversi da questo. Qui è solo doveroso citarli perché di diritto entrano nel novero dell’anzianità e delle politiche ad essa connesse che coinvolgono i servizi sociali, i servizi sanitari, il volontariato, il terzo settore, l’assi-  stenza privata…. Cioè il prossimo futuro. Di cui si dovrà tener conto qualora si volesse affrontare/avviare/continuare politiche che si interessano della fase terminale della vita.

Oltre a quanto riportato qualche domanda rimane aperta.
Qual è l’atteggiamento verso la tarda anzianità da parte dei soggetti interessati?
Quale conoscenza hanno di ciò che esiste sul territorio per l’anzianità?
Quanto si sentono coperti della rete attuale di sostegno e assistenza?
Pur non essendo compito specifico di una ricerca a carattere locale ci siamo imbattuti ugualmente nei temi della consapevolezza e della responsabilità, della presa d’atto, cioè, di una situazione che ha un unico solo possibile sbocco. L’interrogativo, non espresso, ma incombente è “chi gestisce la persona anziana se questa non è più in grado di provvedere, anche in misura minima, a se stessa”?

Durante questo lavoro è capitato di registrare l’oggettiva difficoltà di parlare di questo: al momento è ancora un problema irrisolto. Quello che è apparso chiaro è che “poco esiste” al di fuori della famiglia.. Non appare sufficientemente diffuso il tasso di conoscenza su ciò che attualmente è a disposizione per l’anziano.

Le proposte di interventi (formulate dagli intervistati) spesso ricalcano servizi o iniziative già esistenti. È evidente che attivarsi per un servizio di informazione più puntuale e capillare potrebbe soddisfare contemporaneamente due esigenze diverse: da una parte dare copertura informativa ai diretti interessati e dall’altra fornire quegli elementi conoscitivi necessari per la costruzione di un “nuovo” atteggiamento verso il ruolo dei servizi sociali (in questo senso potrebbero essere interpretati i numerosi rifiuti all’intervista accumulati a Portogruaro Centro). Collegato a quest’ultimo punto è il terzo aspetto che riguarda questi approfondimenti  ha colpito le persone sia stato, non tanto la raccolta statistica di informazioni, quanto piuttosto il messaggio implicito che attraverso esse traspariva. In una condizione di bisogno, in uno stato di maggiore fragilità c’è qualcuno che si sta interessando del problema. “Noi persone – si potrebbe pensare - non siamo soli -come se vivessimo- in un’ isola” ma siamo dentro un contesto, in una organizzazione sociale che ha una proposta, delle possibilità con le quali “posso entrare in relazione, se voglio.

Costruire un clima di fiducia e rispondere in modo realistico ad aspettative concrete potrebbe essere un possibile progetto che tratta dei problemi della tarda anzianità: un ’ultimo rassicurante servizio di cui forse molti hanno bisogno.

O per lo meno avverte chi si trova o chi ha il compito/dovere di gestire questo passaggio della vita.
Il convincimento di migliorarne la conoscenza dell’esistente si è acclarato durante la rilevazione: gli intervistatori hanno riportato il diffuso ed intenso gradimento per l’iniziativa messa in atto. È legittimo supporre che ciò che ha colpito le persone sia stato, non tanto la raccolta statistica di informazioni, quanto piuttosto il messaggio implicito che attraverso esse traspariva. In una condizione di bisogno, in uno stato di maggiore fragilità c’è qualcuno che si sta interessando del problema. “Noi persone – si potrebbe pensare - non siamo soli -come se vivessimo- in un’ isola” ma siamo dentro un contesto, in una organizzazione sociale che ha una proposta, delle possibilità con le quali “posso entrare in relazione, se voglio.

Costruire un clima di fiducia e rispondere in modo realistico ad aspettative concrete potrebbe essere un possibile progetto che tratta dei problemi della tarda anzianità: un ’ultimo rassicurante servizio di cui forse molti hanno bisogno.
O per lo meno avverte chi si trova o chi ha il compito/dovere di gestire questo passaggio della vita.