In una situazione di bisogno acuito, quel bisogno cioè che va oltre quello in cui già si trova, a che tipo di risposta pensa l’intervistato del Comune di Portogruaro?
Le risposte a questo interrogativo costituiscono il materiale della presente sezione di ricerca, dalla cui lettura emerge che:
Alla aggregazione per età si nota che nella prima fascia (fino a 84 anni) si confida un po’ di più sui servizi sociali e si crede possibile un intervento da parte di amici-vicini. Nella fascia più alta di converso si confida di più sul personale privato straniero e italiano, sui servizi sanitari e anche sulla famiglia, non escludendo anche la possibilità offerta dai servizi residenziali pubblici.
Il confronto tra le località fa emergere atteggiamenti tendenzialmente diversi. Così in Centro si pensa, nel caso di un aggravarsi del bisogno di aiuto, di ricorrere maggiormente all’aiuto prestato dal personale privato (indipendentemente dalla nazionalità) e ai servizi residenziali (pubblici e privati). Nelle Frazioni si pensa invece che l’aumentato bisogno sia soddisfatto dai servizi sociali e sanitari e da persone dell’ambito familiare.
In conclusione.
Ciò che abbiamo definito aspettative mette in gioco varie cose, tra queste quella della scelta (nei limiti delle possibilità mentali, culturali ed economiche) e rappresenta comunque un indicatore dell’atteggiamento nei confronti dello “stato attuale”.
Uno stato di necessità maggiore rispetto a quello attuale pare che renda evidente, nelle persone del campione che non hanno più nessuno del gruppo familiare, la “propria personale solitudine” che, tra l’altro, si manifesta anche nella difficoltà di formulare un’ipotesi su quali potrebbero essere gli appoggi ai quali affidarsi in futuro.
La prospettiva intravista è quella dell’intervento dei servizi dell’ASL - più che in quelli sociali del Comune- visti però come una possibilità piuttosto che come una sicura certezza.
Più orientato verso la “progettualità” sembra, invece, chi ha un ambito familiare di riferimento.
Sfumature diverse, però, connotano chi ha familiari discendenti diretti (figli) da chi invece ha solo discendenti di terza generazione (nipoti) o collaterali (fratelli, cognati).
I primi vedono l’onere derivante dallo stato di maggiore necessità distribuito certamente su più sostegni che coadiuvano i familiari, per i secondi i punti di appoggio esterni al gruppo familiare rappresentano una speranza, più che una certezza (posizione che si avvicina a quella di chi è solo al mondo).
È come dire che via via che il gruppo familiare si assottiglia, nelle persone anziane aumentano le insicurezze e ciò li rende in qualche modo più “incerti” sulle decisioni che li riguardano. Quando invece il gruppo familiare è più presente e presumibilmente “sorregge” la persona anziana, diventa, per quest’ultima, più facile accettare l’idea di soluzioni che anche escludano parzialmente o in toto i familiari stessi.