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Monumenti Funerari

SEPOLTURE

ScultureNel mondo romano fino al II-III sec. d.C. vi era l’usanza della sepoltura a cremazione. Le ceneri del defunto venivano riposte all’interno di un contenitore in terracotta o vetro. Quest’ultimo, insieme ad una moneta e a qualche oggetto di corredo quali balsamari fittili o vitrei, fibule, lucerne e vasellame, veniva posto nel sepolcro. A Concordia sono state rinvenute numerose urne di pietra che avevano forma rotonda o di cippo quadrangolare, talvolta chiuso da un coperchio a forma piramidale.
La sepoltura era segnata spesso da una stele che poteva configuarsi come una vera e propria edicola con tetto a spioventi, in molti casi decorata con pilastrini, timpano, acroteri a palmette, rose , ecc.. Vi sono inoltre tipologie che ritraggono due o tre defunti ai quali è dedicato il monumento funerario, a volte anche in maniera assai strana come nel caso del medico Sempronius Hilarus, la cui immagine è ritratta entro una grande pigna poggiata su una base di colonna decorata ad ovuli in stile dorico che a sua volta insiste sul coperchio stesso dell’urna (I sec. d.C., sala 1, navata centrale, a sinistra).

Un particolare gruppo di monumenti è costituito dai cosiddetti termini sepulchri , ossia cippi posti solitamente agli angoli anteriori di un’area sepolcrale per indicare il L. S. (locus sepolturae), il luogo della sepoltura del defunto, proprietario di quell’area di cui sull’iscrizione erano indicate le misure. Molti singoli cippi sono stati rinvenuti, ma a Concordia soltanto due stele costituiscono un’unica coppia che ben esemplifica questa tipologia.
Un altro tipo di monumento sepolcrale diffuso a Concordia sono le are, vale a dire altari dedicati allo spirito dei defunti.
Dal II sec. in poi la cremazione andò progressivamente in disuso, preferendosi a questa la tumulazione in arche di pietra che nella forma volevano somigliare alle abitazioni dei vivi, quindi con cassa rettangolare, tetto a spioventi, acroteri laterali e fronte variamente decorata. Tra i tanti esemplari rispondenti a questa tipologia, il più degno di nota è il sarcofago pagano degli Sposi.

Nell’immaginario dei Romani il rispetto della sepoltura si concretizzava attraverso la protezione da parte degli dei Mani, ai quali era rivolta la prima supplica su numerose iscrizioni ( D. M. = Diis Manibus ) prima dell’epitaffio vero e proprio. Essi reppresentavano l’insieme del regno dei morti come comunità dei defunti, ma anche gli antenati deceduti di ciascuna famiglia. Con essi i vivi stabilivano una sorta di legame che si realizza su alcune stele con Havete (saluto dei vivi ai defunti) e Vale ( saluto dei defunti ai vivi).
Per quanto concerne le dediche sepolcrali, la documentazione epigrafica concordiese mostra un quadro molto vario:

* dediche a divinità,
* dediche a membri della famiglia: figli a genitori; genitori a figli morti da giovani o addirittura da bambini poiché era elevata la mortalità infantile; a fratelli, parenti, liberti e liberte; mogli a mariti, mariti a mogli e liberte conviventi,
* dediche a soldati,
* dediche a magistrati, a patroni della città, a chiunque si fosse reso benemerito alla cittadinanza per qualunque fatto,
* dediche agli amici e alle amiche,
* dediche anche a se stessi per perpetrare il proprio ricordo dopo la morte,
* dediche da parte di semplici cittadini, ma anche dell’Ordo Concordiensium.


 


 
 

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