La colonia di Concordia fu fondata nella seconda metà del I sec. a.C. (42-41 a.C.) allo scopo di offrire terreni fertili e una sistemazione ai veterani delle guerre civili. Essa nacque come colonia civium romanorum, ossia come colonia nella quale venne inviato un nucleo di cittadini romani che mantennero il loro pieno diritto di cittadinanza.
La popolazione (populus) nel suo complesso si articolava in:
* coloni (municipes o cives), che avevano la cittadinanza romana e tutti i diritti dei cittadini romani e li potevano esercitare anche nella colonia,
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incolae, che erano gli abitanti della zona preesistenti alla fondazione della colonia. Godevano della cittadinanza romana, estesa anche a loro grazie ad una legge promulgata da Cesare nel 49 a.C.,
* peregrini (advenae o hospites), stranieri, liberi, che non avevano invece la cittadinanza romana.
A conferma del fatto che i cittadini di Concordia avevano la titolarità dei diritti politici, in numerose iscrizione appare la dicitura Claudia tribus, una delle 35 tribù alle quali erano iscritti tutti i cittadini romani, come vincolo ideale con l’epoca in cui i Romani, divisi in tribù, esercitavano il diritto di voto nei comizi tributi.
In particolare la tribù Claudia era una delle 31 tribù rustiche: ogni famiglia veniva iscritta a seconda del luogo dove aveva proprietà fondiarie. L’appartenenza ad ogni tribù era verificata durante il censimento e costituiva un
elemento essenziale della persona, tant’è che nell’onomastica romana, oltre ai tria nomina si indicava la paternità e la tribù di appartenenza. Fino al II sec. d.C. l’iscrizione alla tribù costituì la prova dell’appartenenza alla cittadinanza.
La struttura sociale di Concordia
* EQUITES: in ambito cittadino costituivano la classe sociale più elevata. Nel più vasto quadro della popolazione romana i cavalieri erano una classe intermedia tra patrizi e plebei e sotto Augusto era formata da ingenui, nati liberi, che avessero un censo minimo di 400000 sesterzi. A Concordia vi furono persone come T. Desticius Iuba che furono nominati clarissimus vir (C.V.), titolo spettante ai personaggi di ordine senatorio. In effetti si entrava in senato, dopo aver ricoperto le magistrature repubblicane sopravvissute durante l’impero, o per adlectio come Iuba, ossia per scelta diretta dell’Imperatore, o per eredità fino alla terza generazione. In età imperiale l’ordine senatorio si aprì progressivamente a non Romani, membri dell’aristocrazia italica delle colonie e dei municipi, provenienti dal ceto equestre.
*SEVIRI,
*AUGUSTALI,
*PLEBS, popolazione anonima, anch’essa provvista di diritti politici.
Negli ultimi anni dell’Impero si assiste ad un netto cambiamento: l’importanza della città di Concordia dal punto di vista militare diventò sempre maggiore, considerato il suo ruolo di nodo cruciale, all’incrocio di due vie l’Annia e la Postumia e gli ammassamenti di truppe, mandate da Roma per difendere i confini, lungo l’arco alpino orientale. Le numerose iscrizioni provenienti dal sepolcreto documentano lo stanziamento, forse temporaneo, ma più probabilmente definitivo, di ventidue reparti scelti di cavalleria e di fanteria e dell’esistenza nel territorio di una fabbrica di armi.
Si determina quindi un forte rivolgimento nella struttura sociale che risulta in questo periodo disomogenea dal punto di vista etnico, religioso e culturale. A Concordia è attestata, dall’onomastica, la presenza di elementi provenienti dalla Germania settentrionale e occidentale, di Goti, Visigoti, Ostrogoti, di Celtici, di Iberi caucasici, di Ebrei e di Orientali forse giunti al seguito di Teodosio o più verosimilmente commercianti legati alla presenza dell’esercito per ragioni di interesse economico. Le famiglie dell’antica nobiltà concordiese assunsero un atteggiamento abbastanza aperto nei riguardi di questi nuclei, intrattenendo talvolta rapporti anche di amicizia. Meno diffusi erano i casi di matrimoni misti di cui è testimonianza Flavius Ligurius, straniero e Cricia Victorina appartenente ad una delle antiche famiglie della colonia di Iulia Concordia o per discendenza naturale o per manomissione.
Un’altra grande distinzione a Concordia, come a Roma, era tra liberi (ingenui) e schiavi.
LIBERI si nasce o si diventa. È libero
* Chi è procreato da genitori liberi in giuste nozze
* Chi abbia la madre libera, pur non essendo stato procreato in giuste nozze. Ne è testimonianza a Concordia un’iscrizione in cui i figli nati da madre libera e da padre, in origine servile, poi liberato, sono anch’essi ingenui.
* Chi, essendo schiavo, acquista la libertà.
SCHIAVI si nasce o si diventa. È schiavo
* Chi nasce da madre schiava, qualunque sia la condizione giuridica del padre
* Chi lo diventa per varie ragioni:
- prigionia di guerra
- condanna penale
- vendita da parte del padre
Lo schiavo (servus ordinarius) era soggetto alla potestà del padrone e non era capace di rapporti giuridici personali o patrimaniali; non poteva contrarre matrimonio, quindi non aveva una famiglia legittima. Al posto del matrimonio c’era l’unione servile (contubernium). La convivenza a Concordia è attestata sia tra donna libera e uomo di condizione servile, sia, più frequentemente, tra uomo libero e donna schiava, liberata, come il caso di Iulius Pardala e Iulia Carphime.
Si ha notizia inoltre di schiavi al servizio di altri schiavi. Si tratta della figura del servus vicarius che era al servizio del servus peculiaris; quest’ultimo riceveva in dono dal padrone il peculium, una piccola somma di denaro di cui poteva liberamente disporre, pur non avendone la proprietà che rimaneva di diritto al padrone.
LIBERTI: Il padrone può rendere libero uno schiavo con un atto che si chiama manomissione, diventando così il patrono del manomesso. Lo schiavo liberato si chiama liberto. Tra il liberto e il suo patrono si instaurano stretti rapporti, dei quali è segno esteriore l’onomastica.
Secondo il diritto pubblico romano il liberto non aveva accesso alle magistrature, se non nel Basso Impero, epoca in cui furono concessi talvolta lo ius aureorum anulorum o la restitutio natalium.
*lo ius aureorum anulorum era la concessione da parte dell’imperatore dei segni distintivi di senatori e cavalieri a tutti quei liberti che avevano il censo equestre e che diventavano uomini liberi per quel che riguardava i loro diritti politici.
*La restitutio natalium era la piena assimilazione del liberto ad una persona libera, estinguendo di conseguenza i diritti del padrone.
Per la gratitudine dovuta al patrono per la manomissione nasceva il rapporto di patronato che prevedeva degli obblighi da parte del liberto:
-obsequium, il rispetto nei confronti del patrono,
-bona, il patrono è erede legittimo del liberto senza figli,
-operae, la promessa di continuare almeno in parte il servizio prestato durante la schiavitù.
Per il liberto ingrato c’era la revocatio in servitutem, ossia la richiamata allo stato di servo.
A Concordia la documentazione epigrafica attesta, oltre ai singoli liberti, anche la figura dei colliberti , liberti di uno stesso patrono e il caso di una liberta Truttidia Prima che da sola, senza marito o convivente, diventò talmente ricca da avere liberti e liberte suoi propri. Il dato, raro per una donna, era invece molto diffuso tra gli uomini liberti, che particolarmente nel I sec. d.C. accumularono immense fortune grazie all’intensa attività economica intrapresa.
Un’iscrizione dimostra l’esistenza tra liberti di rapporti di amicizia tali da giustificare una sepoltura nella medesima area, ma a Concordia è documentato anche il caso di sepoltura congiunta di due liberte a testimonianza di una fitta rete di relazioni sociali che coinvolgevano non solo i cittadini liberi, ma anche gli schiavi liberati.