CULTI
Le iscrizioni di Concordia, dediche a culti pagani, sono al momento limitate ad un numero piuttosto esiguo. Esse testimoniano i culti delle seguenti divinità:
Diana
Fortuna
Genius
Iside
Minerva
Themis
Venere
Vesta
Cristianesimo
SACERDOZI
Nella municipalità la carriera sacerdotale (pontefici, flamini, auguri) si affiancava a quella magistratuale e l’ammissione ad un ufficio religioso municipale, come ad uno civile, comportava in genere una certa spesa che variava a seconda del luogo.
A Concordia fra i sacerdozi municipali sono documentati i pontifices, i flamines e molto probabilmente gli auguri.
Secondo gli studiosi l’esercizio delle funzioni sacerdotali relative al culto ufficiale era simile a quello dei collegi sacerdotali di Roma.
Nella Capitale il collegio dei pontefici era responsabile della vita religiosa della comunità e del culto: presieduti dal pontefice massimo essi tenevano aggiornate le registrazioni delle regole del rituale con il testo delle preghiere e delle invocazioni. Inoltre spettava a loro tenere l’elenco delle festività nel quadro del calendario, dei magistrati e degli avvenimenti della vita pubblica.
I flamines, in età imperiale, erano preposti al culto degli Imperatori apoteotizzati e costituivano il gradino inferiore della carriera rispetto ai pontefici.
L’attività degli auguri invece era legata all’osservazione e all’interpretazione del comportamento degli uccelli per verificare il favore delle forze divine nei confronti degli uomini.
Dalla documentazione epigrafica concordiese sembra dimostrato che il primo patrono della città fosse membro dei Fratres Arvales, antico collegio sacerdotale che aveva funzioni celebrative di carattere cultuale e propiziatorio.
È noto inoltre che Decio Sabiniano fece parte dei Sacerdotes Laurentes Lavinates, mitici abitanti dell’antica città di Lavinio, prima sede dei Penati di Roma. Questo titolo onorifico, ampliato dalla metà del II sec. d.C. non soltanto ai cavalieri di Roma ma anche a quelli di origine italica, implicava che costoro, durante la carriera, non si allontanassero dai territori dove si parlava latino.