Le prime descrizioni dei resti monumentali e dei ritrovamenti effettuati nel corso di lavori agricoli e nella ricerca di materiali da costruzione, risalgono alla fine del ‘700. Capo opera dei cavatori di pietre, fu Giacomo Stringhetta, concordiese, che per primo redasse una pianta piuttosto particolareggiata della città antica.
Sarà però verso la metà dell’800, in seguito al fervore di ricerca alimentato dal Positivismo e dalle prime scoperte archeologiche, che si avrà il più importante e fortunato periodo di scavo a Concordia. Protagonista di questo periodo fu Dario Bertolini, avvocato di Portogruaro ed appassionato di storia ed antichità, il quale, grazie al ritrovamento casuale nel 1873 di un sarcofago, diede inizio ad una regolare campagna di scavo, che terminò nel 1892 portando in luce l’intera area del sepolcreto sulla riva sinistra del fiume Lemene ed alcune zone dell’antica città romana: il foro, il teatro, la fabbrica di frecce e il presunto porto fluviale.
Nel 1880 il Bertolini fece ridisegnare ad Antonio Bon la pianta della città, sulla base delle indicazioni dello Stringhetta e delle nuove scoperte e nel 1885 promosse la fondazione del Museo Nazionale Concordiese destinato a conservare i reperti rinvenuti in quegli anni.
Per circa mezzo secolo gli scavi archeologici furono interrotti, ma nel 1950, per opera del prof. Giovanni Brusin, soprintendente alle Antichità delle Venezie, ripresero nella zona tra la Cattedrale e il Battistero per ritrovare le tracce della prima comunità cristiana di Concordia, attestata nelle iscrizioni del Sepolcreto.
Dal 1980, per opera della Soprintendenza Archeologica del Veneto e dell’Università degli Studi di Padova, si tengono regolari campagne di scavo, che hanno messo in luce altre aree della città romana, paleocristiana e l’esistenza di un abitato protostorico.