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I monumenti dell'area cittadina

ForoIL FORO
La collocazione del foro di Concordia, all’incrocio tra il decumanus maximus e il cardo maximus, rispetta la distribuzione degli spazi cittadini che tradizionalmente nel mondo antico erano riservati all’area pubblica per eccellenza. L’estensione della piazza corrisponde circa ad un isolato (40×90 m.). Secondo il Bertolini all’occhio di un antico concordiese il foro si presentava come un’area delimitata tutt’intorno da due scalini, pavimentata a ciottoli fluviali, percorsa nel suo perimetro da un ambulacro sul quale si affacciavano le botteghe, costruito con tettoia lignea su pilastrini e sistemata probabilmente in modo monumentale, se si considera il ritrovamento della statua di Themis e di due grandi plinti, dei quali uno, in calcare raffigurante una testa di Medusa, è conservato in questo Museo. Secondo studi più recenti il lato della piazza che affacciava sul decumano massimo potrebbe essere stato alberato.

LE DOMUS
È problematico ricostruire un quadro esauriente riguardo all’edilizia privata a Concordia, poiché le abitazioni nel corso dei secoli furono soggette a ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni.

Le domus concordiesi presentano strutture unifamiliari con planimetrie piuttosto raccolte; una piccola corte, a volte con pozzo, aveva funzione di peristilio. Su di essa si affacciavano le stanze collegate tra di loro da corridoi.

Tutte le abitazioni erano orientate secondo il reticolo stradale, le più antiche nel centro dell’area urbana, quelle più recenti in zone periferiche.

Le domus di via dei Pozzi romani
Gli scavi eseguiti dalla Soprintendenza hanno restituito i resti di quattro abitazioni "signorili", situate nel quartiere nord-ovest, a nord di via S. Pietro e ad ovest del cardo maximus.

1. La domus dei signini
La fase più antica risale alla fine del I sec. a.C.; presenta quattro ambienti disposti intorno ad un cortile, tre pavimentati con tessere inserite su fondo a battuto bianco (opus signinum) ed emblema in mosaico bianco e nero, il quarto pavimentato a mosaico bianco con motivi geometrici e naturalistici. Le stanze più piccole dovevano essere camere da letto (cubicula), mentre l’ambiente più ampio doveva essere adibito a triclinio.
Una seconda fase, di poco successiva alla prima, vide modificata in parte la destinazione di alcuni ambienti e ne furono costruiti di nuovi, ai quali seguì un ampliamento in epoca tardo-antica, di cui restano muri in pietre riutilizzate.
L’ultima fase è databile intorno al IV sec. d.C.: rimane un vano absidato ben distante dal resto del complesso
domus2. La domus occidentale
Era separata dalla domus dei signini probabilmente da una strada interna. Dell’abitazione, databile intorno alla seconda metà del I sec. d.C., rimangono cinque ambienti molto ampi. Il più grande è pavimentato a mosaico bianco con una fascia di riquadro decorata a triangoli neri, il secondo vano è pavimentato a cubetti di cotto con emblema scentrato a mosaico. Questa tecnica mista era più economica della decorazione pavimentale completamente a mosaico e fu sostituita in seguito da quella dell’emblema entro il signino.

3. La domus dell’asilo nido (visualizza la pianta)
Situata vicino al teatro, ad ovest dell’asilo nido, di quest’abitazione furono rinvenuti due ambienti, l’uno pavimentato in mosaico a motivi geometrici, l’altro con riquadro musivo su fondo bianco. Un terzo ambiente presentava un pavimento a mosaico bianco. Il ritrovamento di un pozzo in mattoni semicircolari ha fatto supporre la presenza di un cortile interno fungente da atrio, dotato di un sistema di rifornimento idrico autonomo in aggiunta alla rete idrica urbana. La domus è databile all’incirca all’età augustea.

4. La domus sotto via dei Pozzi romani

È la più ampia tra quelle della zona, situata all’angolo tra il decumanus maximus a sud e il cardo maximus a est. L’abitazione era formata da undici ambienti ed era fornita di un pozzo al centro di una corte che fungeva da atrio.

Soltanto due ambienti restituiscono pavimenti decorati a mosaico, uno a tessere bianche e nere, l’altro a tessere bianche, entrambi con motivi geometrici insieme a stelle e fiori. Dalla tipologia della decorazione è possibile datare questa domus intorno al I sec. d.C..


domusLe domus a sud del decumanus maximus
La domus n.5 è stata rinvenuta a sud del decumano massimo e ad est del foro. Si possono individuare tre ambienti pavimentati :

il primo in mosaico bianco con riquadro ad esagoni profilati di nero,
il secondo con crocette in tessere bianche su fondo in battuto bianco e emblema scentrato in mosaico con stella al centro, verso cui convergono file di triangoli,
il terzo conserva un lacerto di pavimento a mosaico bianco con fascia marginale nera.
La presenza di tecniche costruttive antiche, come il signino con l’emblema in mosaico, insieme a decorazioni più nuove, ha indotto a far risalire questa abitazione all’età tardo repubblicana-augustea.

A sud dell’area urbana è stata rinvenuta la domus n.6.

domusTre ambienti molto lacunosi restituiscono pavimenti che per l’esecuzione disorganica e l’uso di motivi decorativi diversi datano l’abitazione intorno alla fine del I-II sec. d.C.. Questa casa tuttavia documenta l’esistenza di un vano di servizio, unico nel suo genere a Concordia. Si tratta della cucina, pavimentata in calcestruzzo e attraversata da una canaletta in pendenza per lo scolo delle acque di lavaggio. A ovest la presenza di frammenti di mattoni a semicerchio indicano la zona adibita a focolare.

bitazioneAbitazioni intorno alla via Claudia
La zona risulta oggi densamente abitata, tant’è che gli archeologi si sono trovati nell’impossibilità di rimuovere anche quei pochi rinvenimenti sporadici. In uno slargo della via Claudia è stato tuttavia rinvenuto uno dei mosaici più significativi di Concordia; il mosaico delle Grazie.
Il pavimento musivo policromo, appartenente ad una abitazione signorile del III sec. d.C., è decorato a motivi geometrici e floreali. Una treccia continua racchiude in un clipeo rotondo due figure femminili riconducibili alle Grazie ritratte nude e abbracciate con caviglie e braccia ornate di armille.
Il mosaico testimonia il periodo di prosperità economica e culturale vissuto dalla città nel corso del III sec. d.C..
Conservato nel Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro, sala 1, navata centrale, al centro.

 


 
 

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