Anteprima > Home > Città > Storia Arte e Cultura - Biblioteca > Musei > Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro > Altri argomenti > La tecnica del mosaico
 

La tecnica del mosaico

MosaiciLe prime testimonianze di pavimenti a mosaico risalgono all’epoca minoica e micenea, quando si cominciò a ricoprire con ciottoli di fiume luoghi di ritrovo e aree destinate al passaggio. Bisognerà però giungere al IV secolo a.C., in Grecia, perché questa tecnica si diffonda e realizzi alcuni degli esemplari più significativi.
Il passaggio dalla tecnica ‘a ciottoli’, a quella ‘a tessere’ di pietra tagliate, si colloca fra la fine dell’età classica e la prima età ellenistica, giacché l’esemplare ‘a tessere’ più antico, oggi conosciuto, è il mosaico di Morgantina con Ganimede rapito dall’aquila, datato alla metà del III secolo a.C.
Presso i Romani il mosaico, applicato sia sui pavimenti che alle pareti, divenne ben presto un’arte vera e propria.
In epoca repubblicana, i pavimenti musivi venivano generalmente realizzati con figure geometriche in bianco nero. Nel II secolo d.C., a partire dall’età adrianea, accanto ai più sobri motivi geometrici, cominciarono a comparire i mosaici in "stile fiorito", caratterizzati da ornamenti vegetali, figure umane ed animali e dal III secolo d.C. si diffondono largamente i pavimenti policromi, che velocemente soppiantano quelli in bianco e nero, che avevano fino ad allora predominato.
Nelle Province dell’Africa e in quelle greco-orientali invece il gusto vivace del mosaico policromo di tradizione ellenistica, non lascerà mai il posto al mosaico in bianco-nero.LA TECNICA per la realizzazione di mosaici, abbondantemente descritta da Vitruvio ( sec.a.C) e Plinio (23 d.C - 79 d.C), prevedeva le seguenti operazioni:

scavare delle fondamenta profonde circa 50 centimetri e pressare bene la terra del fondo;
stendervi sopra una fila di tavole di legno;
quindi una massicciata di sassi piuttosto grossi (statuminatio),
un terzo strato di tre parti di ghiaia e uno di sassi (rudus),
un quarto strato di cemento, composto di tre parti di cocciopesto e una di calce (nucleus);
quindi l’ultimo strato di tessere o lastre di pietra, secondo il gusto o la moda del momento;
l’ultima operazione consisteva nel livellare la superficie e nello spalmarvi sopra un impasto di polvere di marmo, sabbia e calce, che garantiva la saldatura delle tessere e la protezione del pavimento nel tempo.