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La romanizzazione nell'Italia settentrionale

Il processo di romanizzazione dell’Italia settentrionale si svolse in un arco di tempo compreso tra il III e il I secolo a.C. e si realizzò attraverso un complessa operazione militare, politica, economica e culturale, che coinvolse pienamente le più importanti popolazioni residenti allora nelle regioni a sud delle Alpi: i Liguri (nell’attuale Liguria, Piemonte meridionale e Toscane settentrionale), i Boi e i Senoni (a sud del Po), gli Insubri e i Cenomani (a nord del Po), i Reti (tra Verona e il Trentino-Alto Adige), i Veneti (nell’Italia orientale, fino al Timavo).Numerose campagne militari portarono alla conquista dei territori della Cisalpina e all’assoggettamento delle popolazioni locali, ma il processo cosiddetto di ‘romanizzazione’ e cioè la progressiva integrazione del mondo romano nell’area norditalica, fu determinato soprattutto da una efficiente e attenta organizzazione politica, civile e culturale, che si realizzò attraverso importanti iniziative, tra le quali:

il trasferimento nella nuova colonia di migliaia di famiglie romane,
la costruzione di grandi e piccole strade,
la realizzazione di opere di bonifica,
l’urbanizzazione dei centri,
la valorizzazione delle potenzialità economiche dei territori,
il trapianto di usi, tradizioni e cultura,
la concessione del diritto latino, nell’89 a.C (lex Pompeia de Transpadanis),
la concessione della cittadinanza romana, nel 49 a.C (lex Roscia),
l’abolizione della provincia Gallia Cisalpina e l’integrazione a tutti gli effetti dei suoi territori nello stato romano, tra il 42 e il 41 a.C.
e la suddivisione della pianura Padana fra le regiones VIII, IX, X, XI, nel 16 a. C., anno in cui Augusto riorganizzò tutta l’Italia.