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La tecnica di costruzione delle strade

StradeLe strade romane erano tracciate solitamente in relazione alle necessità militari, rilevate sul suolo del percorso: ciò rendeva la strada più sicura, poiché il territorio circostante risultava controllabile dal pericolo di imboscate da parte di nemici, ribelli o briganti e consentiva una minore manutenzione per il defluire più agevole delle acque (pioggia e neve). Per stabilire il tracciato della strada i geometri disponevano di alcuni strumenti topografici come goniometri, livelli e in particolare della groma, costituita da due bracci uguali che si incrociano perpendicolarmente tra loro, imperniati con un rostro su un’asta infissa nel terreno e che portano all’estremità quattro fili a piombo, che consentono di stabilire due direzioni perpendicolari.

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Tecnica di realizzazione della massicciata
Il suolo naturale veniva spianato o si scavava una trincea, anche profonda, che consentisse di seguire un profilo altimetrico accettebile. Venivano poi creati:

STATUMEN, massicciata di grandi pietre o ciottoli che assicurava il drenaggio delle acque,
RUDUS, strato di sabbia o di breccia e sabbia talvolta con argilla.
NUCLEUS, piano di calpestio a profilo leggermente sagomato ad arco (centinato) per lo scolo delle acque, in terra battuta e ghiaia o lastricato con pietre di particolare resistenza come selce e calcare.
Nel caso di suoli geotecnicamente difficili ( es. zone paludose) lo statumen veniva poggiato sopra ad un agger, un rialzo di terra di roccia e pietrisco, costituito da un doppio declivio in pendenza verso i margines.
Qualora invece si trattasse di suoli instabili, il terreno veniva consolidato con palificate e cordoli in legno.

I ponti assicuravano la continuità delle strade per superare sia corsi d’acqua, sia depressioni che potevano rendere il tracciato impervio. Il primo ponte in pietra a Roma fu il ponte Emilio, i cui piloni furono costruiti nel 179 a.C., mentre gli archi in muratura sostituirono quelli lignei solo nel 142 a.C..

Vere e proprie opere di ingegneria, i ponti basavano la loro sicurezza su un complesso sistema di piloni costruiti con palificate in quercia o in olmo infisse nel letto del fiume. Su di esse un recinto di tavole e un piano di blocchi lapidei costituivano la superficie piana a partire dalla quale si elevava la costruzione. 

Anche nel mondo romano si conosceva l’uso delle gallerie per evitare tratti scomodi e particolarmente in salita, opere queste tanto più considerevoli, se si tiene conto dei mezzi di scavo antichi.

Per quanto riguarda l’amministrazione e la manutenzione stradale, in epoca repubblicana era di competenza di consoli, pretori e censori, mentre durante l’impero il governo provvide alla nomina di curatores viarum, ai quali spettavano le strade d’Italia e le vie di comunicazione interprovinciale. Delle strade provinciali era invece responsabile il magistrato romano che governava la provincia; quelle locali erano curate dai magistrati municipali o delle colonie. A questo si aggiungevano i contributi, talvolta anche considerevoli, dei proprietari dei fondi serviti dalla strada con i quali si coprivano in parte le spese di costruzione e manutenzione.