Le colonie

A seguito delle grandi conquiste romane, sia per esigenze di difesa, sia per la coltivazione delle terre conquistate, nasce l’istituto della colonia (il nome deriva infatti dal verbo latino colere, "coltivare"). La creazione di una colonia obbediva ad un preciso rito di fondazione: inaugurazione, limitazione e consacrazione del territorio della nuova città.
Le colonie potevano essere di due tipi:

· coloniae civium romanorum (colonie romane), che avevano lo scopo di assicurare la dominazione romana su punti strategici ed erano costituite di cittadini romani, che mantenevano tutti i diritti ed ottenevano alcuni privilegi, come l’esenzione d’imposta e, teoricamente, dal servizio militare. La popolazione locale preesistente poteva invece essere sottomessa, federata o assimilata alla colonia.
Esse, in un primo tempo, furono governate da magistrati romani, in seguito, ebbero propri magistrati con funzioni simili a quelli di Roma.


· coloniae latinae (colonie latine), composte di alleati latini e italici o da cittadini romani (che, in tal caso, perdevano la cittadinanza romana per il tempo in cui vivevano nella colonia). Le colonia latine erano trattate come le città federate più favorite: avevano il diritto di voto a Roma, di commercio, di matrimonio con Roma, proprie leggi e propri magistrati, potevano battere moneta, non pagavano tributi a Roma, ma dovevano fornire forze militari.

Dalla guerra sociale in poi (89 a.C), le colonie latine vennero trasformate in municipi.
Dal IV secolo a.C., con l’estendersi dell’impero, Roma non aveva più la possibilità di inviare propri cittadini nei territori conquistati; diede quindi inizio all’istituzione dei municipi (da munus capere, "riscuotere tributo", che allude ai doveri che essi avevano verso lo Stato). Nei municipi, gli abitanti delle città vinte, avevano obblighi militari e potevano godere del diritto di commercio (ius commercii) e di matrimonio (ius connubii) con Roma, di voto (ius suffragii), conservare autonomia amministrativa ed eleggere propri magistrati.

Qualora ai cittadini di un municipio non venisse concesso il diritto di voto o di commercio e di matrimonio, essi diventavano "cives minore iure", rispetto ai cittadini di Roma, che godevano di tutti i diritti civili e politici ("cives optimo iure").
I municipi erano governati da due duoviri iure dicundo, che esercitavano il potere giurisdizionale, convocavano assemblee e curavano gli appalti pubblici, e da due aediles, che si occupavano dell’approvvigionamento della città, della politica annonaria e della cura delle strade e degli edifici.
Nel 49 a.C. la colonie latine della Gallia Transpadana vennero tutte convertite in municipi.


PREFETTURE
Costituivano una categoria inferiore di municipi. In esse gli abitanti non godevano del diritto di voto, quindi erano cives sine suffragio e non avevano autonomia amministrativa.
Le prefetture si trovano soprattutto nell’Italia centrale e a partire dal IV secolo a. C.

FORA
Erano piccole comunità di cittadini romani, che avevano sufficiente importanza da essere riconosciute come centri di fiere e di mercati da parte dei consoli o dei pretori.
Avevano una loro amministrazione locale, ma, per l’amministrazione della giustizia, dipendevano da magistrati romani itineranti, nominati dai pretori.
Si trovano spesso lungo le vie di comunicazione e portano il nome del magistrato che li ha costituiti (es. Forum Iulii, Forum Sempronii, etc.).

PAGI
I pagi erano le più piccole unità amministrative periferiche, esistenti solo in Italia, in cui vivevano cittadini romani, per lo più agricoltori.



VICI
I vici o castella, potevano eleggere propri magistrati (vicomagistri), ma non avevano alcuna autonomia amministrativa.

 
 
 
 

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