L’occupazione romana di un territorio e la fondazione di un nuovo centro urbano prevedeva, per prima cosa, una lunga serie di rituali e di cerimonie di fondazione:
- prendere gli auspici,
- immolare tre vittime per purificare il luogo,
- tracciare con l’aratro il primo solco del percorso delle mura urbane;
e, successivamente, una complessa organizzazione del territorio attraverso:
la creazione di sistemi di drenaggio per le bonifiche,
di irrigazione per l’agricoltura,
la costruzione di strade secondarie collegate a quelle principali,
ed infine la centuriazione (in antico limitatio), che consisteva nella suddivideva del territorio in appezzamenti uguali, da assegnare alle famiglie dei coloni.
Il sistema di centuriazione più frequente si basava sul modulo della centuria, un’area quadrata con lato di 20 actus (circa 710 metri) e superficie di 200 iugera (circa 50 ettari), che, ripetuto ortogonalmente su tutta la zona, formava un reticolato di linee parallele e perpendicolari dette decumani (da est a ovest) e cardines (da nord a sud).
Per realizzare la centuriazone, l’agrimensore si serviva della groma, strumento che permetteva di tracciare linee parallele sul terreno. Esso era formato da due bracci a croce, all’estremità dei quali era appeso un filo a piombo. Un sostegno orizzontale fissava la croce ad un’asta di supporto piantata nel terreno. Dopo aver posizionato la groma su un punto prestabilito (umbilicus), egli stabiliva l’orientamento della centuriazione in base alle condizioni geomorfiche del terreno ed indicava la direzione dei due assi ortogonali portanti che erano il cardo maximus e il decumanus maximus. In seguito, procedeva a tracciare, a distanza di 20 actus, le altre linee rette perpendicolari (decumani e cardini minori), creando così una regolarità geometrica nel terreno, che permetteva una facile misurazione di esso.
Tra il II sec. a.C. e il I secolo d.C., i romani avevano già centuriato gran parte dei territori della penisola e in molte delle aree centuriate la suddivisione del territorio venne impostata seguendo la direttrice dell’asse viario più importante: ad esempio, in Emilia Romagna, la via Aemilia; in Italia settentrionale, la via Postumia.